Holding back the years

Nevica, sottile e vischioso.

Le nuvole bassissime e gonfie di qualcosa hanno cancellato metà panorama: scomparso il massiccio della Sellata, scomparsa Pignola, scomparso il crinale del centro storico.

Una indefinita malinconia mi pesa addosso, sono metereopatica e do la colpa al tempo.  Atmosferico, meglio specificare, che pure quello cronologico non è che c'entri poco. Conto in avanti e conto alla rovescia: due conti diversi che si incrociano e mi spingono a praticare con urgenza forme artificiali ma efficaci di divertimento, a seppellirmi di amici e chiasso e telefonate e giri di carte e risate.  Mi distraggo. Anestetizzo.

Dio è morto e occorre elaborare il lutto, attività nella quale sono professionista affermata.

Perchè poi alla fine arriva la stanchezza.
E insieme alla stanchezza arriva la consapevolezza che comunque una simile gelida abissale anaffettività non avrei potuto modificarla nemmeno di un soffio, perchè ci sarebbe voluta una volontà di ferro per fare il primo passo, per tendere una mano, il che a sua volta avrebbe presupposto il riconoscimento della necessità di un cambiamento, e la ferma volontà di avviarlo.

Fantascienza. Roba che manco a Lourdes.
E comunque io miracoli non voglio più provare a farne.

La colonna sonora di oggi è gentilmente offerta da Mike Hucknall & Simply Red.

 

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Elaborare il lutto

Elaborare il lutto, dice il guru.
Visto che è lunedì, prendiamo la settimana santa come riferimento, paradigma culturale, se non spirituale, per farlo. Visto che non credo.
Seppellirsi nella famosa buca del terreno fino a Venerdì.
Morire, dando fondo alle sofferenze, scendendo in fondo al pozzo del dolore che provo.
Sparire dalla circolazione per tutto Sabato.
Domenica, risorgere, concedendomi una passeggiata, aria, sole sulla faccia. 
Lunedì magari mare, amici, “persone che mi facciano stare bene”.

Cambiare scheda al telefono non è obbligatorio ma sarebbe auspicabile.

E’ razionale tutto ciò, lui fa il suo dovere di guru.
Ma mi strazia, si può dire?