Non ci posso credere / 2

… è vero, la cogliona sono io, su questo non c’è dubbio quindi risparmiatevelo. Io l’idiota che ha creduto possibile la redenzione dei rei e soprattutto che ha ritenuto che esiste un limite inferiore alla merdaggine che NON PUO’, NON DEVE essere sorpassato, altrimenti fra l’altro vuol dire che non avete capito un cazzo di una persona con la quale pure avete diviso letto, tavola, auto, perfino il cesso.

Mi fa paura, davvero. Mi fa paura la sua totale mancanza di spina dorsale, il patologico ricoso alla bugia perfetta, al negare l’evidenza, al tingere la realtà di colori virtuali per i quali alla fine io ho vissuto altri sei mesi di perfetta illusione. Mi giro indietro, e non c’è più niente, come Cenerentola dopo la mezzanotte. Mi fa paura pensare di avere diviso con questo folle così tanto tempo e di avere speso con lui e per lui così tante energie. Adesso mi viene da pensare che in realtà una minuscola parte di me sapeva già tutto, questa volta e la precedente. Che però quella parte minuscola ed incoscia trasmetteva alla parte cosciente un messaggio rassicurante, del tipo “ma daaaaai ma non può essere sarebbe veramente un coglione“.

E quindi eccomi qua cari affezionati lettori, un triplo salto mortale carpiato e hop, non c’è rimasta manco la cenere degli ultimi 6 + 0,5 anni. Perchè stavolta non c’è la benchè minima giustificazione che tenga, non c’è amore, paura, vigliaccheria che giustifichino questo imprevisto (ma davvero?) colpo di scena. Eccomi qua, la vostra amata circense a guardare le macerie fumanti della storia d’amore più lunga e viva e calda e intensa della mia vita, i tronconi anneriti dei miei progetti, di quello che volevo fare nei prossimi due, tre, cinque anni.

Per favore, non ve ne venite con roba consolatoria del tipo “sei ancora tanto giovane hai tutta la vita davanti morto un papa se ne fa un altro” perchè mi farebbe girare i coglioni a mille e adesso non voglio litigare con nessuno. Un solo sentimento alberga in questo momento nel mio devastato cervello:

MA VAFFANCULO

(segue, per altri 22 post almeno, rassegnatevi)

Non ci posso credere

L’espressione “non ci posso credere” non rende bene l’idea. Dell’immenso stupore, più forte della rabbia, molto più forte del dolore – quello, è venuto dopo, insieme a vette inesplorate di autocommiserazione – che ho provato di fronte alla constatazione, confortata da confessione, di ieri sera.

L’ha fatto di nuovo.

Pur sapendo quanto era stato doloroso e faticoso e umiliante venire su dal pozzo la prima volta, pur sapendo che NON POTEVA, che non era umanamente possibile che ci fosse una seconda volta, pur sapendo quanto la sofferenza stavolta sarebbe stata proporzionale alla parvenza di felicità azzoppata che cominciavo a concedermi, negli ultimi mesi, l’ha fatto di nuovo.

Di nuovo, scientemente, mi ha mentito su una cosa importantissima, vitale per la mia e la sua salute mentale. Di nuovo, con sprezzo di qualunque dignità, mia e sua, ha inventato luoghi, date, circostanze.

Mi ha dolcemente spinto ad innamorarmi di quella casa, ad amarla alla fine più di me stessa, ad amare ogni singolo minuto passato dentro i vari Bricocenter, Casa della ceramica, IKEA, ad adorare ogni singola contrattazione con i muratori, i falegnami, gli idraulici e tutte le meravigliose maestranze passate per di là. Ha lasciato che facessi una foto col telefonino del citofono con i nostri nomi. Ho passato un venerdì pomeriggio a svuotare scatoloni ed inventarmi decorazioni floreali con i cesti e i rampicanti finti comprati da Ikea. Mi sono regalata un avvitatore a batteria. Mi sono odiata – vedi post precedente – per non essere capace di imporre la mia voglia di stare con lui a tutto il resto del mondo, e adesso magari so anche il perchè.

(segue)