Interpellato zio Sigmund

E non mi dite che non significa niente.

Un gruppo ENORME di persone prova una sorta di spettacolo, nel quale l’attrazione principale sembra essere un coro, formato appunto da tutte quelle persone. E da me.

Quand’ecco che all’improvviso FABRIZIO DE ANDRE’ in persona – proprio lui, la sua faccia lunga e piagata, il suo bellissimo ciuffo, la sua inconfondibile voce – mi viene vicino, mi indica con un dito, e mi dice: “Ah ecco! Tu! proprio tu! Tu devi fare qualcosa da sola, sei brava, pensa a qualcosa da fare” e io penso: leggere una poesia? un monologo teatrale? se Fabrizio dice che posso farcela, POSSO FARCELA, eh!

Poi mi sono svegliata.

Tutte le facili interpretazioni che hanno a che fare con “uscire fuori dal coro” e “essere amata/stimata da chi ami/stimi” le ho già fatte. Se ve ne vengono altre, lo spazio commenti è a vostra disposizione.

La colonna sonora è decisamente inevitabile.  Grazie di essere venuto a trovarmi, Faber.

 

L’importante è non farsi notare

Il club dei marchesi del grillo (“io sò io e voi nun siete un cazzo”) si arricchisce da ieri di un nuovo e prestigioso membro, uno con cui avevo lavorato dieci anni fa e che avevo completamente rimosso, ora ricordo anche perchè.

Presenta il suo lavoro ad una platea di esperti, anche se junior, magnificandosi ogni tre minuti e attribuendosi anche ricerche geniali e dal risultato sconcertante, ad esempio quelle relativa alla curva dell’attenzione (“ho scoperto [??] che sale fino ai 40-45 minuti circa e poi comincia a scendere, e bisogna inventarsi qualcosa per farla risalire”).

Ma non mi dire.

La città svedese del celebre accordo comunitario sull’ambiente per lui è Gioteborg (ohh ggesù) e saltella nervoso con gli occhi spiritati ed iniettati di sangue per la sala mentre descrive

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il suo lavoro – il lavoro di tutti quelli che gli stanno seduti di fronte – come una sorta di missione sociale eroica, nella quale si vince o si perde (e se si perde ci si va a fare una striscia di coca, si direbbe guardandolo).

Quando arriva al punto in cui racconta come la sua missione gli sia stata data direttamente da Dio sul monte Tabor, scolpita su due tavole di pietra, raduno gli appunti – pur utili, lo giuro – e vado a fare un pò di telefonate.

Dopo di lui arriva uno ancora più interessante, ma ad un certo punto dice best practais, e allora capisco che la giornata è finita.

Delirio, ancora

Esiste un limite all’amore dettato dalla dignità?
Si può amare un uomo di cui non si va fieri?
Si può sprofondare nell’infelicità perchè non si riesce – fisicamente, credetemi vi prego – a fare a meno di quell’uomo e però si sa che l’unica cosa sensata e sana e ragionevole e dignitosa da fare sarebbe dimenticarlo?
Si può amare un uomo che tutti giudicano un pazzo?

(segue)

Delirio, ovvio

Ho difficoltà a respirare. Ho il naso sempre un pò chiuso, e un peso allo sterno in corrispondenza del cuore. Sono convinta che sia la primavera, un’allergia a chissacchè.

Epperò.

Non ci si può salvare da sè stessi, come dice la culatellolombardina e come diceva, in tempi non sospetti, anche mio fratello, che peraltro esprime una cultura che alberga nel punto opposto della penisola. Questa corrispondenza di amorosi sensi nord – sud mi commuove, però non vorrei diventasse un alibi comodo per giustificare le mie cazzate.

Vabbè, non sono concentrata.

(segue ..)