Real Time o del percorso di espiazione

Da quando ho il DT, mi sono appassionata a Real Time, rete frivolissima nella quale ho scoperto personaggi frivolissimi che però mi divertono assai. Alcune trasmissioni sono format americani riportati di peso in Italia, solo doppiati in italiano. E hanno quasi tutti una curiosa caratteristica comune: la trama. Che è composta come segue.

Il divo/diva della trasmissione arriva in un posto dove c'è un problema, passa alcuni giorni a cercare di capire quale sia il problema, fa giganteschi cazziatoni ai titolari del posto in questione, scopre altarini allucinanti (cibo decomposto, frigoriferi pieni di cadaveri, ignoranza delle più elementari regole di igiene, schifezze assortite), li umilia fino a farli piangere (la frase cult a metà puntata è sempre “Non ce la farò mai”), dà loro una seconda opportunità, all'inizio paiono avere capito poi salta fuori un piccolo problema che però viene risolto in corsa, e tutto finisce con grandi abbracci. A quel punto il divo/diva nottetempo fa ristrutturare il posto, e i gestori entrano dalla porta restano di sasso e piangono dalla gioia nel vedere il posto rimesso a nuovo senza – immagino – aver pagato un centesimo. Si piange, ci si abbraccia, da ora in poi fate i bravi, e ciao ciao verso la prossima missione.

Sono sicuramente fatti così Nightmare Kitchen (Cucine da incubo) e Tabatha Mani di forbice, nei quali i divi cacacazzi e adesso-ti-dico-io-come-si-fa sono rispettivamente Gordon Ramsey e Tabatha Coffey, e i luoghi sono rispettivamente ristoranti (trattorie, tavole calde, pizzerie, fate voi) e saloni di bellezza (parrucchiere, estetiste, etc.). Ma a pensarci bene sono fatti così anche Obesi – Un anno per rinascere, e perfino l'italianissimo Ma come ti vesti? dove due tizi, entrambi con un intollerabile accento milanese, una sul tipo sciura bionda proprietaria di boutique / redattrice di rivista di moda, e l'altro stereotipo del fashion maker, ricchionissimo ed esperto di sete e taffetà, prendono una malcapitata che – effettivamente – si veste come Scaramacai, le buttano via tutto il guardaroba dicendole chiaramente che fa cagare, incuranti delle sue proteste, le spiegano come dovrebbe invece vestirsi (e non di rado gli abbinamenti consigliati sono – ai miei occhi paesani e provinciali – molto peggio delle tenute Scaramacai), la mandano a fare spese da sola, lei regolarmente compra roba sbagliatissima, loro la umiliano un altro po' spiegandole che non ha capito un cazzo e poi la rivestono da capo a piedi, le cambiano taglio di capelli, trucco, la depilano e finalmente il cigno che c'era dentro Scaramacai compare in tutto il suo splendore, caracollando su tacchi altissimi che non metterà mai più appena finita la trasmissione, e torna dai suoi familiari con tutti gli uuhhh ohhhh aaahh del caso. Da questa trasmissione ho imparato cose fondamentali per la mia vita: che esiste un “rosa Schiaparelli”, che non si dice “quello che ti metti addosso per uscire” ma “outfit”, che gli accostamenti azzardati e assurdi se li fanno loro sono ok, se li fai tu ti fanno piangere a furia di insulti, che guarda caso tutte le tizie che scrivono per partecipare hanno vent'anni, sono alte 1,80 e pesano 35 chili. E grazie al cippo, che diventano vamp se ben vestite: provateci con me, se avete fegato.

Altra trasmissione sadomaso: Cortesie per gli ospiti, con Alessandro Borghese e altri due sciamannati, una esperta di arredamento e uno esperto di tovaglie e stoviglie (giuro) che prendono due gruppi di concorrenti (che so, due coppie, o una mamma e una figlia contro uno zio e una nipote) e vanno a pranzo a casa di ambedue i gruppi, che cucineranno (su un tema scelto), apparecchieranno tavola e mostreranno casa loro, e alla fine i tre sciamannati voteranno, e una delle due coppie vincerà. Quindi in sostanza io faccio venire gente a casa mia, la ospito e la faccio mangiare (suppongo gratis) per poi sentirmi fare le pulci sui piatti, su come era apparecchiata la tavola e pure su come è arredata la mia casa.

La mia domanda è: ma perchè? (però c'è gente felice di farlo, e io sono felice di guardare la trasmissione, e poter dire la mia pure io, almeno su casa e tovagliati).

E infine, ci sono almeno tre o

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quattro trasmissioni, tutti format americani doppiati, dove il protagonista è solo uno: l'abito da sposa. Il mio grosso grasso matrimonio gipsy US, Abito da sposa cercasi, quello dei vestiti per le damigelle, quella del fidanzato che deve organizzare il matrimonio all'insaputa della fidanzata, che io potrei anche sgozzarlo, l'amore della mia vita, se mi facesse una cosa del genere (ok, questo è di un'altra rete, come mi hanno fatto notare, ma vabbè).

In vita mia non credo di aver mai visto abiti da sposa così improponibili, montagne di tulle cosparse di strass nastri passamanerie, trionfi di meringhe gigantesche da cui spuntano solo testa e braccia, e – vero aspetto cult della trasmissione – talvolta protagoniste decisamente sovrappeso, che pur inguainate in colossali abitoni spumeggianti coccardone fiocconi e ciuffoni di raso e tulle, fanno piangere di gioia mamma e fidanzati e amiche.

Me la guardo solo per questo.

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(nella prossima puntata: Clio MakeUp, le torte di Buddy Valastro, e Paint Your Life)

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3 risposte a “Real Time o del percorso di espiazione”

  1. La trasmissione in cui mi rivedo è: “Accumulatori seriali” / “Sepolti in casa”. Nel senso che rivedo mio suocero…

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