Troppo comunista!

Io più ci penso e più mi viene voglia di spaccare i muri di questo ufficio con una mazza da baseball.

Provo a spiegare una vicenda tecnica in modo semplici, così che tutti possano capire e – magari – commentare.

Una pubblica amministrazione locale indice un bando pubblico per selezionare una società esterna alla quale affidare un servizio. Quel servizio attualmente è svolto, internamente, si badi bene –  da circa una quindicina di persone, fra cui Stelvio ed io, che sono state a suo tempo selezionate con un altro bando pubblico, rivolto però a singoli, a persone, ad individui, non a società.

Cosa fanno queste 15 persone, il cui contratto è in scadenza? Visto che il bando è rivolto a società, costituiscono, a proprie spese, mettendoci soldi propri, una (piccola) società di servizi, proprio quei servizi lì. Poi si attrezzano: cercano un partner, un’altra società più grande e con più spendibile esperienza con la quale partecipare al bando. Dopo innumerevoli giri, che costano tempo, denaro, spesa di faccia propria ed altrui, qualche incomprensione, brandelli di fegato persi, fanno alleanza con la più titolata multinazionale del settore, ed insieme partecipano al bando.

Il bando richiede la descrizione del gruppo di lavoro: nomi, curricula, esperienze. Con immensa biancanevaggine, i 15 eroi sono convinti che mettere nel gruppo di lavoro, con nomi e cognomi, 15 persone che già lavorano lì, con le stesse mansioni, chi da 3, chi da 4, chi da 5 anni, sia il colpo di genio che darà buone possibilità, se non accadono imprevisti imponderabili, per vincere la gara.

Bando scaduto, offerta tecnica consegnata. Bene. Inizia la valutazione.

Ve la faccio breve. Come ho già raccontato nel post prima di questo, i nostri eroi con la loro impresuccia + la multinazionale si classificano al quarto posto.  Motivazione? C’è un grosso errore nella offerta tecnica.

Siccome ci pare altamente improbabile che una multinazionale che fa questo da 30 anni abbia commesso un imperdonabile errore tecnico, tendiamo le orecchie e cogliamo qualche inciucio qua e là. E viene fuori una verità credibile (oddio, credibile nel mondo alla rovescia nel quale viviamo, non credibile in assoluto): l’imperdonabile errore tecnico sarebbe proprio quello di avere inserito nel gruppo di lavoro 15 “interni”. Imperdonabile favoritismo, sarebbe stato, secondo la vulgata giunta fino a noi, preferire una cordata nella quale c’era un soggetto giuridico fatto di interni all’amministrazione pubblica appaltatrice.

E quindi, quello che poteva essere un bell’esempio di spin off, una buona pratica comunitaria di cui vantarsi, diventa peccato originale di cui vergognarsi, e per cui essere scartati.  Anni di esperienza costruiti alla fin fine a spese della stessa amministrazione, che ha fatto un’opera di formazione implicita, consentendoci di lavorare a cose anche innovative ed interessanti, ignorate e sprecate. Inutili, per la stessa amministrazione, disposta a ricominciare daccapo con qualcun altro, sprecando altro tempo e risorse economiche, con un indubbio abbassamento della qualità media del servizio reso. Tutto questo mentre si discute, nella medesima amministrazione pubblica, su come stabilizzare 300 precari, dei quali circa 280 non hanno fatto alcuna selezione per accedere alla loro scrivania, sono stati semplicemente pescati nel mazzo perchè erano nel giro giusto.

Come ho già detto altrove, la mia rabbia non è dovuta alla paura di restare a piedi. Io lavorerò sempre, in questa amministrazione pubblica o nel privato, ha poca importanza. La rete di relazioni faticosamente costruita negli anni e la stima di cui godo nell’ambiente mi consentiranno sempre di portare a casa la pagnotta.

La mia rabbia è dettata piuttosto dalla palese malafede con la quale ci si riempie la bocca delle parole “trasparenza” e “legalità”: una fragilissima facciata dietro la quale succedono cose come quella che ho raccontato. E alla fine della giostra, un ultimo anelito inciuciesco ci giunge.

“La verità è che siete veramente TROPPO comunisti, voi due. E qua … non siete visti di buon occhio.”   Non mi pareva di avere mai messo la falce e martello come intestazione dei documenti – tanti, complessi, faticati – e delle operazioni amministrative a cui ho sovrinteso in questi 5 anni. Il senatore McCarthy non è mai morto, un pò come il Ku Klux Klan, checchè se ne dica.  E pensare che Stelvio va convintamente e pulitamente a messa tutte le domeniche, porello.

Colonna sonora offerta, inevitabilmente, da Vasco Rossi.

 

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