Fotoricetta 1: LA PAELLA

Esperimento di comunicazione multimediale notturno, per sublimare la voglia di andare lì e fracassargli le dita con una pressa da fonderia.

PAELLA ALLA VALENCIANA
Ingredienti:
– pollo, salsiccia
– carciofi, peperoni, piselli, fagioli
– cozze, frutti di mare, gamberoni
– olio, brodo
– aglio, peperoncino, alloro, zafferano
– riso

Procedimento:
In una paellera o una capace padella soffriggete olio, aglio tritato, alloro e peperoncino. Aggiungete la carne di pollo a pezzi e la salsiccia a rondelle.

Aggiungete le verdure, in ordine di consistenza: prima i peperoni, poi i carciofi, poi i piselli e infine i fagioli. Io uso piselli surgelati e fagioli in scatola, ma se avete pazienza potete usare prodotti freschi, che in questo caso però vanno precotti (bolliti o a vapore). Fate insaporire e coprite con brodo. Aggiungete lo zafferano. Fate cuocere lentamente fino a che il brodo sia quasi completamente asciugato.

In una padella a parte con un filo di olio fate tostare il riso per un paio di minuti. Aggiungete il riso nella paellera, mescolate bene, aggiungete un paio di mestoli di acqua o brodo e mettete in forno ben caldo per 15-20 minuti. IMPORTANTE: nella paella, il riso è un ingrediente al pari degli altri, non stiamo facendo un risotto. Quindi, mentre per le quantità di tutto il resto regolatevi come vi pare, nel riso calcolate non più di 30-40 grammi a persona.

Mentre il tutto cuoce in forno, pensiamo al pesce: fate aprire cozze e vongole con un filo d’olio e tenetele in caldo; saltate i gamberi con olio, aglio tritato e, se vi piace, un dito di vino bianco.

Quando il riso sarà cotto e tutta la paella avrà fatto anche una sottile crosticina dorata, toglietela dal forno, disponete con garbo sul tutti frutti di mare e gamberi, ripassate un minuto in forno per uniformare il calore, e servite.

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Da accompagnare con vino bianco secco molto freddo o prosecco.

7 risposte a “Fotoricetta 1: LA PAELLA”

  1. Motivazioni legate alla realizzazione a parte, per quanto devo alla mia esperienza, e soddisfazione gastrica (l’unica, da tempo, che vale la pena perseguire) faccio aprire cozze e vongole direttamente in forno, poco prima di servire. Mi dicono che è buona……

    Ah, il riso: solo integrale, pare che sia più buono rispetto al tradizionale.

    YOB che se continua con queste soddisfazioni prima o poi scoppia.

  2. Mi permetto di controargomentare, egregio Fratello.

    1. Tu vivi a Palermo e le cozze e le vongole ti saltano in faccia. Io vivo in una cittadan di montagna nella quale cozze e vongole sono fresche ma non vive, e preferisco non correre il rischio di rovinare tutto il cucuzzaro. Le faccio aprire a parte, e ne verifico la bontà

    2. Inoltre, le vongole potrebbero (alcune, ma anche solo una) avere la sabbia e dentro, e quindi vedi quanto sopra.

    3. Infine, il guscio delle cozze in forno potrebbe bruciarsi e trasmettere un odore sgradevole e un sapore amarognolo al tutto (mi è già successo).

    In subordine – non l’ho scritto perchè era complicato, e la fotoricetta è per principianti – faccio apire cozze e vongole sul fuoco, filtro il liquido ottenuto e lo uso al posto dei due generici “mestoli di acqua calda o brodo” prima di mettere il tutto in forno 😉

    Picchì nun mi rispunnisti, dui jorna addietro? 🙂

  3. Nobilissima Sorella, mi corre l’obbligo di alcune puntualizzazioni:

    circa il punto 1, vero è che vivo ahimè a palermo, ma non pensare che questo sia sufficiente a garantire SEMPRE la freschezza di cozze e/o vongole, anzi: se non conoscessi fraternamente il pescivendolo, l’alternativa sarebbe l’auto procacciamento, che in determinate stagioni non è sempre fattibile;

    circa il punto 2, altrettanto vero è il dettaglio della sabbia: non ho specificato per amor di brevità che lascio almeno un paio d’ore le vongole in acqua pulita, in modo da evitare il problema nella sua totalità;

    punto 3, presunta bruciatura del guscio delle cozze: il tempo di apertura cozza se non ricordo male è inferiore ai 5 minuti a 140° (parliamo di prodotto fresco) che sempre se non prendo cantonate in pieno corrisponde al tempo necessario all’ultimo passaggio in forno prima di servire; certo se mentre scoppi le cozze in forno devi rispondere al telefono ….. :-))

    Infine, quanto hai indicato in subordine lo supponevo; lo stesso liquido lo uso per il fumetto quando preparo i tagliolini gamberi cozze e vongole.

    Quannu fu ca mi chiamasti e un’arrispunnivi ? Mi pari a mia ca fu inveci ca iu ti chiamavu e tu tinni futtisti e mi ricisti ca mi richiamavi passati cinco minuti……ancora staiu aspittanno.

    YOB – che a volte mangia cose diverse da un panino e una birra

  4. Ti chiamai la sira stissa, e tu nun m’arrispunnisti supra lu ciallulare; allura ti mannai nu missagginu addicennoti ca mi putivi chiamari, sola ero e si putiva parlari 🙂

    > certo se mentre scoppi le cozze in forno devi rispondere al telefono ….. :-))

    che è esattamente quanto accadde quella sera 😀

  5. L’unica spiegazione possibile è che mi hai cercato su un numero vecchio, molto vecchio…….

    Ti mando una mail con un numero che funzia: così possiamo avere una buona scusa per bruciare il bruciabile (ma non ti sei mai accorta che se le cipolle non atticciano un poco il sugo non viene buono ?)

    YOB – che gli è venuta voglia di carbonara

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