La prima domenica in…

La prima domenica insieme, di nuovo.
Non sembra passato quasi un anno.
Sembra ieri, invece.


E’ primavera e lo scirocco addensa nel cielo nuvole sottili, che non bastano a toglierci di dosso la felicità incosciente ed insensata di essere di nuovo insieme.
Il litorale domizio scorre sotto le ruote.


Tutto qui si è fermato al 1972, nessuno sviluppo, nessun rinnovo, niente più vacanzieri, non di quelli che portano ricchezza, almeno. Gruppi di senegalesi scuri come la notte sul ciglio della strada, si godono qualche ora di riposo fra la campagna di raccolta dei finocchi e quella dei pomodori. E’ domenica, e siamo ancora fuori stagione balneare, ma il litorale che meglio conosco mi stringe il cuore lo stesso.


Esploro Baia Domizia e altre frazioni limitrofe con un sentimento strano, fatto per metà di acerba nostalgia infantile, felice di ritrovare tutto com’era, perchè qui ho passato almeno 15 delle mie prime 20 estati, e per metà di tristezza, desolata nel ritrovare tutto com’era, e quindi vecchio e fuori dal giro.
Il centro, un tempo presidiato da svedesine, sembra un posto abbandonato dopo una catastrofe nucleare, ci sono vetrine e prodotti nelle vetrine, ma roba che era di moda anni fa, tutto ricoperto di un velo di polvere, vecchiaia ed abbandono.
Marina di Minturno non è meglio, per trovare un ristorante aperto dobbiamo chiedere, e alla fine accontentarci.


Il velo di tristezza passa quando leggiamo il menù, dove fanno bella mostra di sè delle “transecole (???) con le vongole” e “scellatielli con l’astice” (qui l’errore è degno della commedia dell’arte, perchè il nome corretto della pasta fresca di cui si parla è “scialatielli”, ma “scellato” in dialetto locale significa stanco, senza forze, inefficiente, che mi sembra un perfetto paradigma del luogo).


Il cameriere che prende l’ordinazione è vistosamente strabico e anzichè guardare me pare che guardi alle mie spalle, tanto che mi giro, in tempo per rendermi conto che a 20 cm da me in una teca di vetro con sassolini e piante finte quello che credevo un pupazzo di gomma è una vera iguana slinguazzante, che schifo! anche se resterà immobile per tutto il tempo, mi sarà impossibile mangiare senza pensarci.
Lo scellatiello, però, è impeccabile.


Al ritorno, la felicità è come sempre appannata dall’imminente separazione.
Mi sa che ho fatto una cazzata, con quel concorso, che per quanto mi assicuri un posto prestigioso per tre anni, mi costringerà a questa vita sdoppiata e smezzata, due lavori, due case, due famiglie. E se nel frattempo rimanessi incinta? Come si fa a portare avanti una gravidanza saltando di qua e di là due volte a settimana?


Mi addormento nel pullman e sogno iguane, senegalesi e astici che mi inseguono. Senza raggiungermi.








3 risposte a “La prima domenica in…”

  1. Non ipotecare il futuro, non porti problemi che ancora non esistono… lasciati vivere ! Hai sofferto tanto, goditi un poco di spensieratezza
    baci
    saya

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