Ore 7:00, Appennino meridionale

Una spettacolare bufera di neve imperversa aggredendo le mie finestre. Il cielo è livido, viola scuro, la neve è così fitta che sembra nebbia, non si vede un accidenti di niente se non i fari delle poche auto che tentano di passare davanti casa mia. Invano, la strada è in salita e proprio dove la pendenza aumenta la strada si restringe. Il primo fesso senza catene che tenterà di passare di lì comincerà a slittare e bloccherà tutto il traffico a seguire per circa 1 Km. In senso inverso, in discesa, comincia la serie di microtamponamenti, basta toccare il freno e “Ooohhhhhh OOOOHHHHH SBAM!!” 
L’abete che ho davanti casa si contorce, i rami piegati fino a terra dal peso della neve, e sbuffa pulviscolo ghiacciato in faccia ai passanti sul ponte. Faccio un pò di foto con la macchina digitale e le spedisco in un posto di mare e a mia sorella negli States (a lei faranno poca impressione, ha visto le bufere dell’Illinois). Il mondo si annulla in un vorticare di fiocchi, i rumori si ovattano, restano solo sibili e qualunque odore del mondo viene coperto dall’odore freddo della neve, che sa di ossigeno, resina, acqua e roccia.
Mi riseppellisco sotto il piumone blu. Per oggi, niente jogging.

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