Bisognerebbe stare più attenti

3 agosto 2011

Bisognerebbe stare più attenti.

Bisognerebbe dedicare più tempo ai rapporti umani, molto di più di quanto non facciamo.

Bisognerebbe pensarci, quando si saluta un amico-collega, e non dare per scontato che tanto (domani? un altro giorno?) lo vedremo ancora. Da quando ho saputo che Adriano non c’è più, sto cercando di ricordare quando è stata l’ultima volta che ci siamo visti. Credo di poter dire con certezza che è stato forse a Febbraio, o Gennaio: faceva freddo, io quella mattina avevo di sicuro fatti i miei chilometri di corsa, perchè non avevo fatto in tempo a fare colazione, avevo freddo e fame. Ci siamo incontrati al bar, e mi ha offerto la colazione. Poi, certo, ci saremo incrociati ancora, lungo i corridoi, ma di quella volta ho un ricordo abbastanza preciso: come stai, che fai, il suo solito garbo sorridente, il suo modo schivo di parlare di sè e del suo lavoro, quella sottile invisibile amarezza che sempre lo accompagnava. Però adesso vorrei ricordare con ancora maggiore precisione le parole, ricordare cosa ha consumato lui, cosa ci siamo detti parola per parola.

Vorrei averlo salutato con più calore, vorrei averlo, che so, abbracciato.

Perchè ci distraiamo, perchè non stiamo più attenti alle persone che incontriamo, con cui parliamo?

Perchè non mi è più capitato di cercarlo? Bisognerebbe stare più attenti, bisognerebbe trovare il tempo di stare di più insieme. E’ successo così anche con Cecilia. Quello che mi ronza in testa in queste ore è proprio questo monito, questo “teniamoci stretti, perchè la notte è buia” che forse è evangelico, non me lo ricordo, o forse no, però mi pare il paradigma perfetto dell’idea che se ci muore un amico siamo un poco più soli, lui resta indietro e noi continuiamo la strada, un po’ più tristi, con un po’ più di difficoltà. “Teniamoci stretti” è quello che ho detto a tutti gli amici che ho abbracciato in queste ore, quelli che condividevo con Adriano, e non volevo intendere solo “in questa circostanza”, “per lenire il dolore”: volevo proprio dire “teniamoci stretti”, frequentiamoci di più, stiamo di più a contatto gli uni con gli altri. Stiamo più attenti alle cose che ci vengono dette, ai gesti che facciamo e che ci vengono fatti.

Buon viaggio, Adriano.

Scusami, se non ti ho più cercato, e scusami, se non ricordo bene cosa ci siamo detti, quella mattina fredda che mi hai pagato il cappuccino e il fagottino di pasta sfoglia.

 

Matera 2019: la presentazione del Comitato Promotore e del logo

29 luglio 2011

Borsino blogger:

- HyperBros è presente e mette in piedi un Facebook livestream da palazzo Lanfranchi.  Sono seduta due sedie più in là e avrei scritto più o meno le stesse cose. Mi diverto molto a commentare i suoi post, che è un po’ l’equivalente tecnomediatico 2011 del chiacchierare con l’amichetta del cuore durante la Messa.

- Clarita, in avanzato stato di allattamento (a proposito: auguri di cuore, cara) commenta insieme a me e poi piazza l’affondo da vera blogger, reperendo e pubblicando su un blog di notizie materane online il documento del Comune di Matera, che spiega molto bene i come e i perchè della candidatura. Grande Clarita!

- Giovanni Calia: non pervenuto (ancora). Eppure c’era ;)

- Catepol: assente giustificata (al mare? beata lei)

- Tra cielo e mandarini: non pervenuto. Non c’era e non mi ha fatto pervenire messaggi (occhio, c’era il tuo capo, però) ;)

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Io sono la solita ingenua sentimentale entusiasta, ma a me la cerimonia è piaciuta molto, mi è sembrata ben riuscita. Vedere ad un solo tavolo parlare con accenti unanimamente incoraggianti il Governatore, i due Presidenti di Provincia, i due Sindaci dei Comuni capoluogo, il Presidente di Unioncamere e il rettore dell’UniBas, credetemi, non è cosa da tutti i giorni. Mi è piaciuto in particolare chi ha detto che anche se alla fine la candidatura dovesse non andare a buon fine, almeno qualcosa avremo imparato: una nuova modalità di fare le cose, di confrontarsi, di rapportarsi, nei bui palazzi delle amministrazioni pubbliche. E già questo mi sembrerebbe un grosso passo avanti.

Note di colore e gossip della mattinata: le magliette con il logo (che vedete riprodotto qui a sinistra) sono andate a ruba come se fossero di Armani, ed erano veramente brutte. Il logo – che già deve essere diciamo così metabolizzato, imho – era stampato piccolissimo in alto a sinistra su magliette candide. Questo ha reso la foto ricordo del Comitato Promotore – tutti con le magliette – una simpatica rimpatriata fra gelatai.

Ci sono stati inoltre un certo numero di imbucati a Palazzo Lanfranchi che hanno aspettato pazientemente la fine dei discorsi per poi fiondarsi sul buffet offerto dall’amministrazione comunale e scroccare un pranzo. Vabbè, capita.

Infine, siccome poi a pranzo mi è toccare subire due ore di noiose battute campanilistiche fintamente scherzose, mi vendico su queste pagine dichiarando che la figura migliore in assoluto per tono e freschezza dei discorsi l’hanno fatta il MIO Presidente della Provincia (che ha 35 anni, vi vorrei dire) e il MIO Sindaco, che ha creduto a questa candidatura ben prima di altri. Tiè.

Matera 2019: si parte! (e una proposta per i blogger)

28 luglio 2011

Per una volta abbandono il tono semi intimista del mio blog per parlare di una iniziativa pubblica, che mi appassiona come tutte le sfide (apparentemente) impossibili. Cercherò di dirlo con il minimo di enfasi necessaria, una roba poco evidente, e poco appariscente:

Matera si candida a

Capitale Europea per la Cultura

per il 2019!!!

Ovviamente, essendo la nostra una regione di veramente 4 ma 4 gatti (non arriviamo ai 600.000 abitanti, un quartiere di Napoli, e manco il più popoloso) è evidente che la sfida non è municipale, ma regionale. Anche perchè le concorrenti sono di tutto rispetto (ne cito solo due per farvi capire la verticalità della sfida: Venezia e Ravenna).

Domani alle 11:30  a Matera (Palazzo Lanfranchi) c’è la conferenza stampa di presentazione ufficiale della candidatura, del Comitato Promotore, e del logo scelto dopo una selezione pubblica. L’iter di candidatura sarà lungo e complesso, e il risultato finale, come ho già detto testè in altre salse (ma apprezzate, perdinci, la mia capacità di dire le cose 4 volte con parole diverse) è tutt’altro che scontato: ne darà conto su queste pagine ogni volta che potrò, perchè se non noi (lucani), allora chi?

E a questo proposito, vorrei sommessamente lanciare una proposta. Anzi, un appello.

Questo blog è letto in media da circa 100 persone alla settimana. Numerini.
Però in regione ci sono blogger ben più letti e ben più autorevoli di me, a cominciare da Catepol The Queen  :)
Oltre a lei, ne conosco personalmente alcuni altri: Giovanni Calia, HyperBros, Clara Longo, Giuseppe Melillo. E di sicuro ce ne saranno altri.
Che ne dite di fare una sorta di “comitato blogger”, un gruppo di persone che segue il processo e poi lo racconta in rete? Siamo tante voci diverse: ognuno di noi lo racconterà come meglio crede e sa, con il linguaggio che ha, libero di esprimere critiche, di individuare punti deboli, indicare eventuali possibili correzioni di rotta. Liberi di chiacchierarne fra di noi, di litigarne, di scambiarci pareri, post e commenti. Sono certa che alcuni di voi intedevamo già farlo, io vorrei solo che la cosa fosse un minimo “organizzata”, pur nella totale libertà di ciascuno di noi di scrivere quello che ritiene più opportuno.

A me, l’idea piace.
A voi?  :)

E’ che anch’io detesto i talenti sprecati

24 luglio 2011

Scrivo questo post in risposta a Margherita Dolcevita, che ha parlato della morte di Amy Winehouse e dei tanti commenti girati sui social forum. Ne scrivo qui perchè lei ha detto che avrebbe – per una volta – censurato i commenti di chi non la pensava come lei, e siccome non la penso come lei – e forse è la prima volta – non volevo subire l’onta di una censura :D

Io credo di far parte della sua ultima categoria, quella del “Se l’è andata a cercare“. Mi pare di capire che MD se la prenda, oltre che con il contenuto dei commenti, anche con la non utilità dei medesimi. Ok, fin qui posso essere d’accordo. E’ che nella mia bacheca – e immagino nella sua – sono cominciati  a piovere i commenti dei fan, che come è fisiologico per dei fan tendevano a nascondere il come ed a esaltare il perchè: incompresa, fragile, troppo giovane, sballottata, etc. Quasi un’eroina.

(per inciso: almeno nella mia bacheca, i commenti dei fan e quindi le esaltazioni o comunque le dichiarazioni di dispiacere e tenerezza sono di gran lunga più numerose delle stroncature. Commenti del tipo da 1 a 4 di MD io non ne ho letti. Fine inciso.)

Eh no, però, eroina no (e da qui un mio “inutile” post su FB). Come sanno anche i muri, non amo particolarmente la religione cattolica. Però l’idea che il talento è un dono, e non va sprecato, ecco, quello mi piace, anche se in una accezione laica che non prevede necessariamente che il dono e il talento vengano da Nostro Signore. Non mi piace e non apprezzo l’autodistruzione con giochi pericolosi, alcool, droga e altri mezzi sintetici, la trovo una mossa poco intelligente per chiunque, figuriamoci per chi avrebbe il famoso talento da far brillare. Intendiamoci: sulla stessa barca di Amy Winehouse ci sono Maradona, Pantani, Janis Joplin, Michael Jackson e tutti i mostri sacri citati a iosa in questi giorni.

Non verso lacrime. Anche se questo non vuol dire che le star in questione non mi piacciano, o non mi piaccia la loro musica. E non verso lacrime perchè dall’altra parte ci sono quelli che avevano talenti e non li hanno sprecati, non ci hanno pensato proprio a fare i ribelli maledetti, si sono presi la loro bella voce o la loro bella capacità di gesti sportivi o di produzioni letterarie e l’hanno usata per farci godere. Senza droga, senza alcool, senza esagerazioni. E dall’altra parte ci sono anche – categoria che apprezzo ancora di più, se possibile – quelli che stavano sprofondando e poi invece sono risaliti più o meno in superfice, i Joe Cocker, gli Eric Clapton, gli Elton John.

Ho il massimo del rispetto per chi piange per Amy Winehouse, ma non chiedetemi di essere partecipe.
Io piangero’ quando muore Mina, se permettete.

 

Like / dislike

19 luglio 2011

Mi è piaciuto:

  • poter spedire una lettera, cambiare un assegno (o altre semplici operazioni bancarie), prelevare soldi al bancomat, ordinare un caffè o un panino (e riceverli) senza scendere dalla macchina
  • farsi il conto della spesa al supermercato e pagare senza necessità che ci sia una cassiera
  • uscire al Gate 2 di Chicago O’Hare e vedere mia sorella che aspettava
  • poter sorpassare a destra in autostrada
  • il Moccaccino Coconut & Coffee di Starbucks
  • passare quasi ogni giorno quel quarto d’ora di pomeriggio seduta sul muretto del patio con mio padre ad aspettare l’arrivo della Ford Escape color crema
  • il saganaki del ristorante Olimpia
  • i fuochi d’artificio del 4 di Luglio e tutto il mondo a stelle e strisce
  • la skyline di Chicago, di notte dal lago (rima involontaria)
  • l’aria condizionata a palla nei locali chiusi quando fuori c’erano 40°
  •  fare la spesa alle dieci di sera di domenica
  • i vicini di sinistra (collocazione spaziale, non politica)
  • il ragazzo che correva sotto il sole paonazzo in volto alle due del pomeriggio con i 40° di cui sopra (ti stimo, fratello)
  • i prati rasati (ettari ed ettari)
  • Eero Saarinen e il Gateway Arch Riverfront, da sotto e di fianco
  • il Grande Padre Mississippi che scorre placido e maestoso mangiandosi le rive
  • la risata di Sandy
  • il tostapane e il pane tostato a colazione con la marmellata di fragole fatta in casa
  • comprare donoughts appena fatti la domenica mattina
  • montare mobili e mettere ordine
  • la folla di tifosi dei St. Louis Cardinals in uscita dallo stadio dopo che la squadra ha perso: una fiumana ordinata e silenziosa di gente di tutte le età con le stesse magliette, le stesse bandiere, le stesse facce tristi però “andrà meglio la prossima volta”
  • la pizza margherita da manuale
  • scoiattoli, cerbiatti, opossum e coniglietti a spasso nei giardini e nei parchi

 

 

Non mi è piaciuto:

  • dover fare i conti della mancia, scriverla sulla ricevuta della carta di credito, fare la somma (in genere, accade al ristorante, dopo un pasto, nel quale potresti anche aver bevuto un bicchiere di più)
  • fermarsi allo stop anche quando non c’è nessuno all’incrocio
  • abbracciarsi prima del metal detector, ultimo diaframma prima del quale non c’è altro che separarsi
  • l’aria condizionata a palla nei locali chiusi quando fuori c’erano 40°
  • il vicino di destra (collocazione spaziale, non politica)
  • la luce fioca nei ristoranti, come se il cibo avesse ritegno a farsi vedere per quello che è
  • il gelato, il pane: per la decenza minima sindacale c’è ancora tanta strada da fare, sweethearts

 


Spazi immensi

13 luglio 2011

Quando i pionieri sono arrivati in questa terra benedetta, la prima cosa di cui si sono resi conto e’ che avevano a disposizione spazi IMMENSI. E si sono dati da fare per occuparli, da Est verso Ovest. Beh, non l’hanno fatto bene, o non l’hanno fatto fino in fondo, per la fortuna dei posteri. Qui tutto e’ sconfinato, soprattutto se si lasciano i grandi centri urbani e ci si inoltra nella provincia. Campi di granturco a perdita d’occhio, sulla Route 55 fra Chicago e St. Louis, ma anche piu’ a nord, verso il Minnesota. Non una montagnella, una collina, un rialzo del terreno ad interrompere la schiacciante e un po’ angosciante piattezza infinita. Pero’ provo ad immaginare cosa debba significare veramente vivere in una delle farm che puntinano le immense distese di verde del granturco, e mi viene un senso di oppressione, invece che di liberta’.

Poi si arriva in citta’, e qui lo spazio diventa motivo di devastante invidia. Campi da golf, parchi e parconi, con boschi, laghetti, panchine e soprattutto curatissime piste per il jogging e la bici lunghe decine di chilometri, tutte immerse nel verde. Correre nel parco e’ per tutti una possibilita’ quotidiana a portata di mano, o di automobile, ma basta davvero girare l’angolo. I prati fra un bosco e l’altro sono curati, falciati, puliti, offrono al depressissimo turista italiano la possibilita’ di allungare lo sguardo e vedere solo verde intorno a se’.  Fra l’altro, rarissime le salite, e perfino le curve sono disegnate ad arte. Per me, che per praticare una specie di pista in mezzo ai gas di scarico che sia piu’ o meno adatta a correre devo fare venti minuti di auto e attorno vedo pochissimo verde, e anche sporco per di piu’, e’ una specie di miracolo e vivrei qui solo per questo. Se avessi i soldi per mantenermi senza lavorare, beninteso.

 

Eat America

12 luglio 2011

Appunti sparsi dalle vacanze, cominciando dal tema che piu’ mi attrae: l’alimentazione.

Era abbastanza ovvio che venendo qui con i miei genitori – con mia mamma, soprattutto – i desiderata alimentari di mia sorella e i miei si ponessero agli antipodi: io volevo solo autentiche schifezze americane o etniche non riproducibili se non con difficolta’ dall’altra parte dell’Oceano, in particolare nel paesello ove vivo, lei voleva solo cibo fatto in casa e italiano quant’altri mai. E’ stato solo in forza di un vigoroso compromesso iniziale che abbiamo potuto imbandire tavole sulle quali comparissero contemporaneamente lasagne e hot dog con la mossstaaarda, cotolette e tramezzini con insalata – tacchino affumicato – pomodoro – maionese – salsina piccante, pasta alla siciliana e Queso Dip con tostitos, pastasciutte varie con cibo thailandese, cinese, greco,  tex-mex, indiano.  Io sono soddisfatta, credo anche lei.

I supermercati americani sono sconfinati, come molte cose in questo indimenticabile Paese, e hanno di qualunque cosa millemila varieta’, come se avere meno di 70 tipologie di caffe’ fosse gia’ l’anticamera della carestia. Muri di cremine in barattolo si parano di fronte alla estatica turista italiana, che impazzisce per le cremine coi sapori strani, possibilmente piccanti, e si fa prendere inevitabilmente dalla sindrome di Stendhal per cui le tocca tutte e poi non ne compra nessuna, perche’ tirata via dal resto della famiglia impaziente.

I due canali monotematici della tv satellitare che si occupano di cucina mandano in onda h24 gente di tutte le etnie, sessi, razze e religioni che cucina e vi fa vedere come si fa qualunque cosa, per lo piu’ eccessivamente trasudante grassi vari e con un numero di ingredienti e spezie che a Vissani da sole basterebbero per due pranzi completi.  Il pasticcio sembra essere il filo conduttore di trasmissioni in cui si succedono senza soluzione di continuita’ signore cinesi, francesi, italiane (of course), messicane, spagnole che realizzano pastoni improponibili, che servono pero’ a far venire una certa fame, a qualunque ora la guardiate.

Il canale dei dolciumi e’ ancora piu’ perverso: tonnellate di cioccolato fuso, panna, cannella, fudge, caramello, noci, miele vengono ogni minuto mescolate insieme per farne bombarozzi mollicci sgognanti da 30.000 calorie a boccone.  Il top e’ stato toccato stamattina alle ore 11:00 quando una signora di colore decisamente sovrappeso ha preparato bacon affumicato tostato in forno e ricoperto di cioccolato fuso, e lo ha chiamato “dessert”. E un po’ di cioccolato bianco, a guarnire.

Poi ci sono dei tizi – indimenticabile uno coi capelli a spazzola tinti di biondo, gli orecchini e gli anelli da truzzo – che vanno in giro per gli States a scoprire piccoli luoghi di culto alimentare, tavole calde nel mezzo del Montana dove si fa quella tale specialita’ con la carne di bufalo per cui tutti i montanesi affrontano un viaggio per andarla a mangiare.  Si inizia con interviste a gente seduta ai tavoli, in genere con la bocca troppo piena per rispondere. Si prosegue con le retrovie. Il tour nelle cucine lascia spiazzati: il patron della tavola calda che vi fa vedere come si fa la specialita’ al bufalo mette il triplo di ingredienti rispetto ai gia’ tanti che si vedono nelle trasmissioni condotte in diretta da linde cucine televisive, il triplo di spezie, e  fa bidoni interi di qualunque crema o marinata che serve per il bufalo. La scena finale e’ sempre quella del truzzo biondocrinito che addenta il tramezzino di bufalo come se non mangiasse da tre giorni (e forse e’ cosi’, il viaggio fino in Montana e’ lungo) e mugola di soddisfazione, da’ un secondo morso e poi spiega quanto sia delicious il mix fra il sapore del bufalo e quello degli altri settemila ingredienti che sono stati a viva forza contenuti fra due fette di pane.

Io sono stata drogata da questo canale per giorni interi. Ovviamente, non ricordo manco una ricetta.

Gestione risorse

27 giugno 2011

Dialogo fra Cambianeve e la sorella americana.

Cambianeve:  Questo pacco di farina comprato ieri se quando ce ne andiamo non lo abbiamo svuotato me lo porto
Sorella:  Perche’ mi vuoi privare della potenzialita’ di fare un manicaretto, prima o poi?
Cambianeve:  Perche’ il pacco precedente che abbiamo buttato ieri te lo ha comprato tua madre nel 2008, l’ultima volta che e’ stata qui. Ed era praticamente pieno.
Sorella:  Non hai le prove che fosse lo stesso
Cambianeve:  Tua madre l’ha riconosciuto
Sorella:  Ah, vabbe’

Non vado mai da nessuna parte

20 giugno 2011

Non vado mai da nessuna parte. E non succede mai niente, mentre sono qui che aspetto.
Fra tre giorni parto e starò via tre settimane. Ecco quello che accadrà mentre sono via:

1. dopo soli due anni e due mesi dalla data della iscrizione, è esattamente nella prima quindicina di luglio che si faranno le preselezioni per il megaconcorsone pubblico dell’Ente che ha l’onore di ospitarmi fra le sue mura. Non a fine Luglio, non prima. Esattamente nella prima quindicina di luglio. Lo prendo come un segno del destino. Devo fare “il consulente” a vita. Rallegratevi, o voi che avete fatto domanda: alle preselezioni, invece che 30.000 sarete 29.9999.

2. vivo in questo palazzo da quasi sei anni. Negli anni, l’intonaco esterno del palazzo, che era già sgrattugiato, si è sbriciolato come quello dei serpenti quando fanno la muta. Negli anni, non so quante volte ho chiesto, più o meno cordialmente e con finto disinteresse, quando e se pensavano, le proprietarie, di far rifare l’esterno. Indovinate quando hanno cominciato a montare i ponteggi? Ieri. La mia casa resterà palesemente disabitata esattamente nel momento in cui sarà più facile salire fino al terzo piano.

3. Elisa è scomparsa il 12 Settembre del 1993. E’ stata ritrovata il 17 Marzo del 2010. Quello che restava di lei è stato sottoposto ad infinite analisi di laboratorio, per cercare indizi che inchiodassero il colpevole. Tutti ci chiedevamo quando finalmente avrebbero fatto i funerali, perchè Elisa è figlia della mia città, e nessuno di noi concittadini può sottrarsi all’abbraccio, non fosse altro che per stemperare l’indefinibie senso di colpa che grava su tutti noi, per aver permesso, anche se incoscientemente, che una cosa del genere succedesse. Abbiamo atteso più di un anno, 15 lunghissimi mesi. Eh si, perchè i funerali – indovinate un po’? – si faranno il 2 Luglio prossimo.

La maggioranza degli italiani / REPRISE

15 giugno 2011

Qualcuno ricorderà di come qualche tempo fa ho provato a smontare, numeri alla mano, la tesi iperstrombazzata dal Governo secondo la quale fino a che il Governo stesso è retto dal voto dalla “maggioranza degli italiani”, in base ad un (distorto, ma vabbè) principio di democrazia rappresenzatativa, si può fare la qualunque. E’ arrivato il momento di aggiornare i dati :D   Come forse ricorderete, in quel post eravamo giunti alla conclusione che a votare per il Governo in carica erano stati 17.064.319 elettori: un lusinghiero 34,49%, molto lontano però dal 50%+1 così impropriamente ostentato.

Poi arriva il giorno dei referendum, il 12 e 13 Giugno 2011, giorno da incidere nella pietra per i posteri.

Avevano diritto al voto 50.417.952 italiani, compresi quelli all’estero. Sono andati a votare in 27.631.924, ovvero il 54,81%. Il Presidente del Consiglio ed il suo maggiore alleato avevano invitato a non andare a votare, quindi di fatto questi quasi 28 milioni di italiani sono persone che la pensano diversamente dai maggori rappresentanti del Governo in carica.

Di quelli che sono andati a votare, 25.861.483 hanno votato per il SI. Siccome durante la campagna referendaria il Presidente del Consiglio, i membri del Governo e tutti i notabili e leccaculi e nani e ballerine associati avevano più volte dichiarato, con le motivazioni più varie che trattavasi di solenne baggianata, votare il SI, possiamo serenamente dire che quasi 26 milioni di italiani (ovvero il 93,59% di quanti sono andati a votare) la pensano diversamente dal Governo in carica, e doppiamente diversamente: sono andati a votare, e hanno votato SI.

Ma il dato più bello è questo: quelli che hanno votato, e hanno votato SI, rappresentano il 51,29% degli aventi diritto al voto.

Questa, caro Signor Presidente e cari servi della gleba tutti, QUESTA è una maggioranza degli Italiani.

Tutti i dati sono ovviamente ufficiali e reperibili sul sito del Ministero dell’Interno.