Alla fine di una giornata da ricordare (davvero?)

23 Ottobre 2008

Una giornata nella quale gli alti e i bassi sono stati così vertiginosi che mi stavo spezzando le gambe.

ALTI:
*  passare un’ora e mezza in quella stanza a far vagare gli occhi
*  il vitello tonnato del pranzo
*  sfogarsi e riuscire a ridere al cellulare con l’amico di sempre
*  sapere che c’è sempre una soluzione
*  un sms della sera.

BASSI:
*  il silenzio umiliato e carico di ansia dopo le notizie apprese
*  il trattamento da carne da cannone a noi riservato dall’amministra-zione presso cui ci onoriamo di prestare la nostra attività lavorativa
*  la tensione e gli scazzi di tutti con tutti
*  C. che sta male e io non posso fare niente.

Ci consoliamo (plurale alla palermitana) scrivendo lunghe lettere che poi non spediamo, e lustrandoci gli occhi su YouTube.
Guardate bene Garou senza il trucco deturpante da Quasimodo e poi abbiate ancora il coraggio di chiedermi perchè ho voluto a tutti i costi studiare il francese.

 

Belli, sono belli, però

22 Ottobre 2008

Entrare in una merceria e farsi solare da una ragazzina analfabeta euro 8,40 (diconsi euro otto e centesimi quaranta) per un paio di collant mi lascia veramente moltissimi dubbi sulla lucidità mentale della sottoscritta in bel giorno di fine Ottobre. Sarà meglio che questi collant reggano fino al giorno del giudizio universale, altrimenti vedrete la foto della ragazzina nella pagina di nera dei quotidiani locali con sotto scritto “la vittima”.

La colonna sonora di oggi è gentilmente (si fa per dire) offerta dai guerrieri Maori e dagli All Blacks della Nuova Zelanda. Spot di uno sport che adoro (forse avrei potuto praticarlo, ad essere solo 15 cm. più alta, il fisico adatto ce l’avevo)

 

La vita, dentro

21 Ottobre 2008

Incontro un’amica che non vedevo da un bel pò. Mi invita a prendere un caffè, e mi confessa di avere due giorni di ritardo. So che ci stanno provando da tempo, lei ed il compagno, ad avere un figlio, quindi sono felicissima per lei, e incrocio l’incrociabile. Ma c’è qualcosa di più, stavolta: non so, sento un’emozione più forte, di cui ignoro il motivo, forse sono commossa dalla confidenza: mi vengono le lacrime agli occhi e allargo il cuore, nel bar vuoto, a quest’aria dorata da fine primavera, a questo respiro di vita dentro la vita, che ricorderò a lungo, con una acerba inspiegabile nostalgia.

Torno in ufficio. Passo davanti alla fotocopiatrice e vedo una collega. La vedo ogni giorno, più volte al giorno, ma stavolta qualcosa mi spinge a fermarmi e a chiederle come sta. In venti drammatici minuti mi racconta che è suo figlio, quello coinvolto a fine Luglio in questo incidente, assurto alle cronache nazionali per la sua assurdità, incidente che ricordo benissimo, ma non avevo mai focalizzato che uno dei feriti era proprio della mia città, e così vicino a me. La prognosi è ben più seria di quella raccontata dai giornali. La mamma parla a bassa voce, guarda a terra, muove gli occhi senza vedere niente, in realtà, ad ogni frase è sul punto di piangere. Racconta, con un tecnicismo che denota quotidiano studio, i dettagli dei tre interventi che il figlio ha subito, dei problemi psicologici post traumatici, del futuro incerto che lo attende. 

Mi faccio un pizzico, mi scuso per aver qualche volta forse scherzato con lei, nei mesi precedenti,  mormoro qualche frase di circostanza, l’abbraccio e me ne vado. Per sfogare la tensione mi incazzo con la prima collega che mi trovo davanti per non avermi detto niente: cazzo, sta a due porte da me, le stronzate e i pettegolezzi piccanti circolano subito, in questo ufficio di merda, le cose serie, proprio quelle che necessitano di quotidiana solidarietà, restano sepolte.

La vita, dentro: quella che con tutto il cuore prego stia portando già a spasso la mia amica, quella che il figlio della mia collega deve ritrovare, nel freddo della sua anima incidentata.

Eccerto

20 Ottobre 2008

” …  quello a Pompei è un pellegrinaggio, quindi a dimensione strettamente spirituale”  rileva la sala stampa di Papa Ratzinger per spiegare come mai non è mai stata pronunciata la parola “camorra” nel corso della sua visita pastorale.

Io sono notoriamente un’anticrista e quindi pochissimo esperta della differenza fra pellegrinaggio, visita, ambasceria, consiglio di amministrazione e comizio politico (tutte cose nelle quali invece il Santo Padre sembra muoversi molto a suo agio).

Mi sfugge però il motivo per il quale il Vaticano possa occuparsi, usando tutto il suo peso opinionistico, di molti aspetti della vita civile di questo Paese (aborto, fecondazione assistita, risparmio gestito, eutanasia, contraccezione, scuola, lavoro) senza che nessuno abbia il coraggio di protestare, e per una volta che finalmente ci si aspettava che facesse il suo sporco lavoro di ogni giorno, cioè impicciarsi di argomenti che in teoria esulano dal suo compito di pastore di anime, e dire la sua ancora una volta su aspetti di politica interna, ecco che viene fuori che lui si occupa solo dello spirito, e non anche delle bassezze della carne, ovvero della difficile vita di ogni giorno di chi vive a Casal di Principe, a Caserta, in genere in qualunque posto ove vi sia la prevaricazione della malavita organizzata sulla pelle dei cittadini.

Bel colpo, Santità.

La colonna sonora del giorno - meglio parlare d’amore, meglio - è offerta da Edoardo Nicolardi e dalla solita strepitosa Mina.
La vignetta di apertura è di Uber.

 

L’Eredità / 1 - (di venerdì 17) -

18 Ottobre 2008

Essere chiamati a sostenere un provino per partecipare al noto quiz a premi televisivo, 5 (e dico cinque) anni dopo aver, in un momento di scazzo, mandato una mail per chiedere di partecipare, può solo voler dire che stanno veramente raschiando il fondo del barile dei possibili concorrenti e quindi insieme a me avranno chiamato l’Uomo Salsiccia e la Donna con Tre Capezzoli.

Ad ogni modo, chi sono io per negarmi il piacere di curiosare un pò nel dorato mondo della TV? E quindi eccomi in partenza per Roma alle ore 5:10 del mattino, di Venerdì 17. Ricordate la data, perchè ci tornerà utile, in seguito.

Come pure vorrei provare a non farvi dimenticare lo sciopero nazionale totale assoluto di qualunque mezzo di trasporto pubblico su ruote, rotelle, pattini e pedali. Il primo tassista a cui mi rivolgo, fermo al parcheggio, si rifiuta di portarmi, adducendo la strepitosa motivazione che c’è troppo casino e lui è già stressato.

Il secondo è più ragionevole. Digita sul navigatore satellitare la via dell’albergo dove si svolge il casting (”provino” lo dicono solo gli sfigati, sappiatelo) e parte. Dopo circa 35 minuti sotto una pioggia via via sempre più battente e il panorama che si fa inquietantemente sempre più periferico, il tassista svolta trionfalmente in un viottolo di campagna, nel quale ci sono solo un’enorme pozzanghera, fango, una baracca di lamiera. Potrebbe volermi violentare, invece si mortifica, e da quel bravo ragazzo che è, comincia a telefonare a  chiunque per venire a capo del mistero. Che consiste in questo: a Roma esistono DUE strade con lo stesso nome, una è privata (il viottolo di cui sopra), una è una comoda larga abitata strada in periferia sì, ma non nella fanga & lamiera da film dell’orrore come quella dove siamo finiti noi. Il motivo per il quale il navigatore satellitare ne porta una sola, e sia quella SBAGLIATA, non è dato sapere. Comunque alla fine il bravo giovine mi porta a destinazione, dopo aver perfino fermato il tassametro ed essersi scusato in tutte le lingue.

La procedura a cui vengo sottoposta una volta entrata nella sala della “redazione” si può riassumere nelle parole “gentile tritacarne”. Un folto numero di ragazzini intorno ai trent’anni, che fanno questo da anni, a giudicare dalla velocità,  chiedono, smistano, fanno firmare liberatorie, fanno rifirmare, spiegano - con lo stesso tono a cantilena delle hostess quando ti fanno vedere come si allaccia il giubbotto salvagente - alla fine ti mettono in mano un foglio con un test di “cultura generale” e ti scaraventano in un’auletta con sedie e ribaltine.

Ho modo finalmente di sfoggiare il mio sterminato inutilissimo nozionismo: vogliono sapere giorno mese e anno della presa della Bastiglia, a quale stato appartiene la Groenlandia, in quale regione vivono i lucani (beh, questo è culo), a quale sport di riferisce il Torneo Sei Nazioni, in quale continente non si sono mai svolte Olimpiadi, cose così. Una volta consegnato, ciondoliamo un pò fuori dalla sala. L’umanità è varia: ragazzine con minigonna, facce da idraulico, da impiegato postale, maschi col gel, femmine con scollature. Molti sopra le righe, che fanno battute allo staff del casting per fare i simpatici. Quelli ridacchiano come dementi ma si capisce benissimo che è per contratto, in realtà hanno già dimenticato tutto appena smettono di ridere. Mi colpiscono due persone anziane, lui ha di sicuro più di 80 anni, mi chiedo perchè siano lì, senza riuscire ad articolarmi una risposta.

Poi i giovinotti ci chiamano a gruppi ad un colloquio. Danno a tutti del tu e chiamano tutti per nome di battesimo, compresi i nonni. Il colloquio consiste in questo: un’altra giovinotta con videocamera turistica mi fa domande e intanto mi riprende, seduta, in piedi, di lato. Quando sto cominciando a divertirmi il colloquio finisce, con la signorina che fa la faccia incredula quando le spiego che lavoro con un collega che ho conosciuto al liceo. “Ma ddai! Ma davero!” esala. Vorrei spiegarle che la città è piccola e non è poi così assurdo, ma già è entrato il pezzo di carne successivo.
Ok, finito, me ne posso andare. Novanta minuti scarsi, di cui settanta di ciondolamento.

Il bello, però, topolini all’ascolto, deve ancora venire.

Mi dirigo nel piazzale pullman di Roma Tiburtina, per tornare a casa. La situazione di partenza è veramente molto simile a una che descrissi già tempo fa, pur se quella era in altro contesto ambientale. Accanto a me, un uomo più o meno della mia età, in giacca e cravatta, che mi rivolge la parola come se mi conoscesse. Fa battute sul ritardo del pullman, come se mi conoscesse. Mi si siede di fronte, come se mi conoscesse.
Ora.
O mi conosce davvero, ma il cielo mi fulmini se so chi è, o è un tacchinaggio particolarmente disinvolto. Mi fissa, apertamente, mentre fa finta di leggere Topolino. Avete capito bene, Topolino. Comincio ad avere paura.
Seduta affianco a me, celeberrima magistratessa spedita nella capitale per impedirle di nuocere, o almeno così si legge negli atti. Non per questo tacerà, durante il viaggio, e anzi talvolta farà anche considerazioni apertamente moralistiche e politiche, che io al posto suo mi sarei evitata. Ma vabbè.

Partiamo.

Siamo appena usciti da Roma che il traffico è fermo: mega incidente con ribaltamenti di TIR e smoccolamenti vari di tutti. Per fortuna la stazione di servizio è vicina, ci approdiamo e possiamo almeno prendere un caffè, e fare la pipì. Il tacchinatore risale nel pullman con una bambola tipo Barbie, ben avvolta nel suo guscio di plastica. Mi guarda e - sempre come se ci conoscessimo da tempo - mi chiede: “Che dici, andrà bene?”
“Se è per te, no” rispondo io “ti serviva più grande. Magari gonfiabile”. Il tacchinatore diventa purpureo, la magistratessa ridacchia senza ritegno.

Viene sbloccata l’autostrada. Si riparte, abbiamo perso un’ora. Stiamo quasi tutti dormendo, quando dal fondo del pullmann si levano le voci inconfondibili di un alterco serio. Motivo: una ragazzina si è alzata dal suo posto lasciando sul sedile l’I-pod, quando è tornata ha trovato solo le cuffiette. L’I-pod è sparito, e lei accusa il suo vicino, un bue grasso che si difende, con pochissima convinzione, in verità. I passeggeri si dividono subito in innocentisti e colpevolisti, si apre un regolare tribunale, con arringhe a difesa e di accusa. Nessuno però ha il coraggio di chiedere al bue di svuotare le tasche.
Vedo gli occhi della magistratessa avere un lampo e percepisco con chiarezza che si proporrebbe volentieri per interrogare professionalmente il bue, che alla fine fa la cosa più stupida del mondo: approfittando del buio, e del fatto che la ragazzina si è allontanata per ottenere una torcia dagli autisti, rimette l’ I-Pod dov’era, sperando di far passare la ragazzina per imbecille e sè stesso per vittima. Non ci crede nessuno: gli innocentisti tacciono, i colpevolisti esultano. Il bue spera solo che arrivi presto la meta, e si mimetizza con il sedile per il resto del viaggio.

Rimane solo il tempo per un incidente sfiorato per un pelo con un automobilista che si è infilato contromano in una strada cittadina, e anche il difficile viaggio, il mio casting in TV e ’sto Venerdì 17 possono considerarsi conclusi.

Update: il tacchinatore si rivela alla fine essere un compagno di liceo di mia cugina, che si ricordava di me, e ci  ha tenuto a farmi sapere che è separato con un una bambina piccola (da qui il Topolino e la simil Barbie). E quindi che non è pazzo, ho pensato io, cosa che forse si era letta con troppa insistenza nel mio sguardo. Non che la rivelazione mi abbia fatto accendere chissà che lampadina, io a stento mi ricordo i miei, di compagni di scuola, figuriamoci quelli di mia cugina.

Rivoglio la mia vita

18 Ottobre 2008

“Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile.
Cazzo, ho solo ventotto anni!”

Roberto Saviano

Questo blog sostiene moralmente - se potessi farlo fisicamente, lo farei - Roberto Saviano e tutte le lotte contro tutte le mafie del mondo, ed invita i suoi lettori a fare altrettanto.

 

Getting old

16 Ottobre 2008

Ti rendi conto che l’età avanza quando realizzi che non sei più in grado di tenere la pipì tutta la mattinata.

La festa, è quiiiiiiiiii!!!!!

14 Ottobre 2008

“Martedì 14 ottobre, ad un anno dalle primarie che hanno segnato la nascita del partito democratico, il Pd della provincia di XXXX da avvio alla prima festa provinciale del partito dal titolo “la differenza la fai tu…” .
La prima serata, alle ore 19.00 presso la Sala YY, sarà dedicata all’inaugurazione di una mostra fotografica: “Immagini di una storia democratica” che raccoglie foto storiche della DC e del PCI. Lo spirito della serata è sintetizzato nel bel passaggio di Martinazzoli innanzi trascritto. L’iniziativa non vuole essere solo un momento dedicato alla memoria ma costituisce occasione di approfondimento dell’identità del nuovo partito.
La festa proseguirà poi nelle giornate del 17 e del 18 ottobre, come da allegato programma, (etc. etc.).”

Dove siete, tutti?
Perchè nessuno risponde?
Ho paura, è tanto freddo e buio, qui fuori …
Voglio tornare a casa …

Eighties

14 Ottobre 2008

Se avete più o meno intorno ai 40 anni, ditemi che siete capaci di guardare QUESTO e non sentire un brivido lungo la schiena. Poi interroghiamoci e cerchiamo di capire anche PERCHE’ un botolo coi capelli improbabili e le noci nelle guance come gli scoiattoli, che cantava orribili lagne, è stato capace di turbare i nostri sonni adolescenziali.

 

L’immagine è tutto

13 Ottobre 2008

Il nuovo look professional  colpisce ancora: dopo alcuni insospettabili colleghi, alcuni insospettabilissimi amici e il tutore delle forze dell’ordine, oggi è toccata al titolare della compagnia di assicurazioni che mi gestisce la polizza vita: un uomo burbero e incazzoso, terrore delle sue impiegate, rompicoglioni di professione, che oggi con un gran sorriso - un pò lascivo, vi dirò, ma pazienza - mi ha rilasciato la QUIETANZA della rata quadrimestrale, ad uffici CHIUSI, rimandando a domani la riscossione da me del dovuto, solo perchè gli ho detto che non potevo aspettare l’orario di apertura.

Tutto ciò val bene un paio di piedi doloranti a sera per i tacchi alti.