Le indimenticabili ricette della bionda

22 Settembre 2008

GASTRITE ALLA PIASTRA

Ingredienti:
- 1 pacchetto di tarallini del distributore automatico (fatti con puro olio extravergine di oliva, c’è scritto sulla confezione. Non c’è dubbio. Sanno solo di quello, rancido però)
- 1 pacchetto di biscotti Doria del distributore automatico
- 1 the caldo del distributore automatico
- la sveglia di domani, puntata sulle 4:20, minuto più, minuto meno
- la montagna di documenti che incombe sulla mia scrivania, tutti con la scritta URGENTE!! in rosso

Procedimento:
Prendete i primi tre ingredienti e fatene il vostro unico pasto della giornata. Unite la sveglia di domani, ad un’ora che possiamo tranquillamente definire disumana, e i documenti, che avranno modo di crollare a faccia in giù durante la vostra assenza, e mescolate bene. Abbiate cura di essere obbligati a partecipare ad una riunione che duri dalle 13:15 alle 15:30 e durante la quale vi si faccia spostare la nervatura come poche altre volte vi è successo, scatendando istinti omicidi verso la Pitonessa che non credevate di possedere.
Tornate a casa a piedi, un pò per sbariare e molto perchè la macchina è dal meccanico, con i nuvoloni che incombono e sapendo che potrebbe scatenarsi il diluvio universale da un nomento all’altro.
Ponete il tutto su una piastra arroventata e fatevi risollevare appena, ma proprio un filo, da una telefonata che tutto sommato non vi aspettavate.

Et voilà, ecco a voi qualcosa che non dimenticherete facilmente!!

(di sicuro, non stanotte, se non trovo il Maalox)

Libri che leggo / 1

19 Settembre 2008

IO NON RICORDO - Stefan Merril Block, Ed. Neri Pozza, 2008

Una donna che giorno dopo giorno dimentica le cose più elementari, i visi dei familiari, i nomi, le operazioni più semplici, procedendo a ritroso diretta verso l’infanzia per tornare al nulla.
Un uomo che ama disperatamente una donna che non può appartenergli, finendo con il vivere con lei a contatto più stretto del suo stesso marito.
Un ragazzino sveglio e complessato che non si rassegna all’ineluttabile e lotta almeno per ricostruire la storia familiare di una malattia, l’Alzheimer precoce, che condanna sua madre.
I legami familiari, quelli emotivi e scoperti, quelli genetici e occulti, che legano tutti i protagonisti, vero filo conduttore della storia.
Su tutto, la favolosa leggenda di Isidora, luogo fantastico ed irraggiungibile nel quale “non si possiede nulla, e quindi nulla si può perdere“, memoria compresa, una metafora dell’oblio che ci renderebbe tutti meno infelici, anche se probabilmente meno umani.

Una bella prova di esordio di un giovane scrittore americano, avvincente, scorrevole, appassionante.
Consigliatissimo.

VOTO: 9/10

Accadde a Napoli

17 Settembre 2008

Il celeberrimo ristorante cinese del centro ha chiuso, sostituito da un altrettanto celebre ristorante giapponese, che ha cambiato sede. La guerra cino - giapponese continua. Non sono certissima che siano stati cambiati gli arredi, perchè alla fine, nella penombra, chi è capace di distinguere un cinese da un giapponese? Il sushi, il salmone con la salsa teryaki e la tempura sono ottimi, però. Esco confortata in una serata che sembra solo umida.

E invece, mentre siamo sotto i tendoni delle Terrazze, si scatena il diluvio. Il mio mohijto, ordinato grazie alla lettura del pensiero della sottoscritta, abilità di cui non finirò mai di stupirmi, non si annacqua solo perchè sono proprio al centro del tendone. Usciamo con il pensiero di come fare a raggiungere la macchina senza farci come porpetielli. E che problema c’è? Il parcheggiatore abusivo dispone di un benefit aggiuntivo: ampio ombrello da benzinaio con il quale ci accompagna fino alla macchina. Manco il portiere in livrea del Caesar’s Palace avrebbe fatto altrettanto, e avrebbe preteso una mancia più alta.

Che città meravigliosa.

Gente che leggo

15 Settembre 2008

Monj sembra ricomparsa, però tutta in cirillico.
Di Milla, invece, nessuna traccia visibile pervenuta.
Non fate così  :(

Non metto i link, colonna a destra di questa pagina, vi basta girare gli occhi, pigroni.

Ok, Mr. President ;)

13 Settembre 2008

Mr. Fiat passa dalla mia città , per firmare un accordo con la Regione. Scatta la sociologia spicciola.

1. la corsa e le subdole untuose manovre a base di amici degli amici all’accaparramento degli inviti per entrare nella sala ove si svolge la sobria cerimonia, interdetta al resto del mondo per motivi di sicurezza, per il puro prisho - come direbbe una mia amica di Matera - di esserci. Me compresa, eh, non è che faccio la snob. Il colpaccio non mi è riuscito, per la cronaca.

2. il mio (??)  Assessore che dice automotìve, con l’accento sulla “i” e pronunciando l’ultima “e”, come se fosse una parola italiana, non so, “emotìve”. Percepisco il brivido di disgusto di Marchionne perfino da Youtube.

3. Mr. Fiat ha il solito maglioncino sportivo, un riporto sportivo che se non fosse uno degli uomini più potenti d’Europa sarebbe veramente esilarante, la firma sportiva. Però legge il discorsino da un foglietto. Che delusione. Ok, l’ufficio stampa, etc. etc. e infatti alla fine fa un fuori programma a braccio, però da uno squalo così mi aspettavo di più.

4. il mio (???)  Presidente, invece, TUTTO  a braccio. E complimenti, dài. Sei carente in un mucchio di cose, però sei veramente fico, soprattutto affianco al riportino sportivo, e sei sobrio, disinvolto ed efficace in una esposizione improvvisata. Bravo.

September blues

11 Settembre 2008

Quando ti romba nelle orecchie il fiume in piena.
Quando fai a te stessa promesse di ascesi che poi non riesci a mantenere, e come Christiane F. dello zoo di Berlino, dopo aver sudato sangue per superare le crisi di astinenza, ed esserci riuscita a prezzo di immani sofferenze, stai meglio, sei quasi fuori, poi dici: “Ma sì, dai, solo uno spadino piccolo, che vuoi che sia?” e dopo 1 giorno sei già a rota peggio di prima.
Quando il mondo perde un pò di colore, ma piano, e il blues è l’unica via di fuga, in tutti i sensi

c’è zio Sugar Fornaciari, che ti capisce, e ti culla. Domani andrà meglio.
E passa di qui, se ti capita.

 

500!!! (e altro)

10 Settembre 2008

So che non li avete contati, ma ve lo dico io: questo è il 500° post pubblicato su questo blog, al netto di quelli che ho in qualche modo “ripulito” quando ho cambiato casa virtuale (quindi in realtà ne ho scritti di più). Festeggerò con argomenti seri.

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Sto scrivendo con impegno, da qualche mese. Tutti mi dicono che dovrei farlo, io adoro farlo, e allora lo faccio, spesso sottraendo ore al sonno. Ma mi accorgo, con una certa sorpresa, che non riesco a romanzare.
Mi spiego meglio.
Forse per via della lunga attitudine alla sintesi folgorante, abituata a scrivere su mail, su forum e su blog, le molte storie, o i molti pezzi della stessa storia che mi pare di avere da raccontare mi si fermano a 5, 10 pagine. E mi pare di avere scritto tutto. Non ho il dono del racconto fluido, del piacere di lasciarsi andare alla narrazione, ai dettagli.

Non so scrivere i dialoghi. Non sono capace di entrare nei dettagli di un ambiente. Leggo quello che scrivono gli altri e mi stupisco sempre di quanto ci mettano a descrivere una scena, anche se ovviamente mi piace, che si dilunghino. Gli altri. Io però non ci riesco, anche se ci sto provando. Forse dovrei limitarmi allo stile blog, appunto, raccontare le cose per flash.

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In realtà conosco bene il problema. Io ho sempre fretta. Io vorrei sempre le cose cotte e mangiate, odio aspettare, odio avere pazienza, odio i treni in ritardo, mi snervo subito. Quando vado al cinema uscirei dopo il primo tempo, quando vado al ristorante scelgo cose che non richiedano lunghe cotture, ucciderei i relatori prolissi, quando parto talvolta - non sempre - vorrei essere già tornata.  Eppure sono stata capace di lunghissime attese, quando mi pareva ne valesse la pena. E poi alla fine non ne valeva la pena, ma vabbè, è un altro discorso. E così è anche per la scrittura: scrivere 100 pagine è comunque un esercizio di pazienza, devi sapere cosa vuoi scrivere, e non devi saltare i passaggi intermedi, per arrivare subito alla fine. Io invece scrivo e scrivo e alla fine mi accorgo che sono a pagina, che so, 5.
Ma come, pagina 5?
Ma se ho già detto tutto!
Come ci arrivo, ad una lunghezza pubblicabile? 
Mi prende lo sconforto e mi fermo.

E la nave va

8 Settembre 2008

Il mio lavoro di stamattina prevedeva un sopralluogo ad un luogo. Uso questa orribile allitterazione perchè non ho molte altre parole per descrivere l’ecomostro che ho sopralluogato. Ci provo.

In mezzo a due palazzine lunghe svariate centinaia di metri ed alte 12 piani (quindi ecomostri anche loro, solo molto più vecchi) c’era uno spazio inutilizzato. In questi spazio, occupandolo per intero con effetto fortemente claustrofobico, il Comune ha fatto costruire quella che i tecnici e l’architetto spagnolo appositamente convocato hanno chiamato “la nave”: una sorta di bunker in massiccissimo cemento armato dipinto di rosso pompeiano. Non c’è un pezzo di queste pareti in cemento armato che sia dritto: sono tutte diagonali, o sbilenche, o si interrompono a 50 cm da terra, o spuntano ad altezza uomo. Nel complesso, dà l’idea di un enorme scatola di cemento armato rossa a cui Godzilla abbia assestato un cazzotto, lasciandola così, deforme e contorta.

All’interno, a cui si accede per squarci ovviamente sbilenchi nel cemento armato, il nulla più assoluto. Altri piani sfalsati in cemento, bui, invasi dall’acqua piovana che evidentemente infiltra, senza nulla che somigli a porte, o impianti di un qualche genere. Il tutto è costato svariati milioni di euro, e non è ancora terminato.

Ma non è nemmeno questo, il peggio che ho riportato dal sopralluogo di stamattina. Il peggio si condensa in questa consapevolezza: di questa avveniristica enome costruzione, costata soldi, tanti, incombente sulle case già brutte di quel quartiere, NESSUNO SA QUALE SIA LA DESTINAZIONE FINALE. Nessuno vuol dire nessuno, cioè nemmeno il Comune, i suoi tecnici, il Sindaco, gli assessori. Ovvero nessuno sa perchè è stata costruita, cosa farne quando sarà finita, quale era lo scopo per il quale un progetto è stato approvato, dei milioni di euro spesi, dei cittadini costretti a subire i fastidi temporanei e permanenti del capolavoro.

Prometto foto a breve, se no non mi credete.

Update: un assaggio di immagini, gentilmente fornite dal Beppe Grillo Meetup Group della mia città.

E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

5 Settembre 2008

Il mio luogo di lavoro oggi è stato quello che vedete nelle foto.
Schiattate pure, con calma, poi pulite tutto, grazie.

Pensaci bene

4 Settembre 2008

Scena: un istituto di rieducazione minorile
Personaggi: un animatore - educatore che chiameremo Tonino, ed un ospite, un minorenne con una fedina penale lunga 4 pagine, che chiameremo Rocco.

Questa la trascrizione più o meno fedele del dialogo che si è svolto fra i due.

Rocco > Prufessò, ma non lo dare retta a quello, quello è un infame!
Tonino > E perchè?
R. > Ha visto che rubbavano ‘na macchina, ha chiamato i Carabbinieri! E’ nu ‘nfame!
T. >  …..
R. > Ma pecchè, prufessò, tu c’avresti fatto? se vedevi che arrubbavano ‘na macchina?
T. > Avrei chiamato i Carabinieri pure io.

Rocco fa un gesto di stizza, manda a cagare Tonino, e borbottando male parole fa per allontanarsi. Poi si inchioda, un’idea brillante in testa. Deciso a dare al professore un’altra possibilità, torna indietro di scatto:

Rocco > Prufessò, la macchina … NON E’ LA TUA!!!!! 

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