Era meglio morire da piccoli

7 giugno 2010

E’ sicuramente per un intento brunettianamente punitivo che il combinato disposto fra il caffè della macchinetta (ingredienti: acqua, caffè in polvere, cozze, Viakal) e uno snack preso alla medesima macchinetta (ingredienti: cioccolato [tracce], grassi idrogenati, cemento a presa rapida, calce viva, coloranti, merda di piccione) faccia passare brutti quarti d’ora gastrointestinali a chi si azzarda al consumo.

Così imparate a voler fare una pausa senza uscire dall’edificio, bastardi scansafatiche.

Chi lascia la via vecchia

31 maggio 2010

Ufficio, 11 Maggio 2010, mattina

Compagno di stanza: “Ma porc.. il pc non si accende più. Morto.”
Io: “Hai provato a fare così? a fare cosà? cambiato la ciabatta? chiamato un esorcista?”

[N.d.R.: i nostri pc ci sono stati gloriosamente dati in dotazione a Maggio 2004, quando facevamo il nostro trionfale ingresso nel dorato mondo dei precari della Pubblica Amministrazione. Li abbiamo gelosamente custoditi e manutenuti finora, ma se è vero che un pc diventa obsoleto ogni sei mesi, i nostri sono morti che camminano]

Compagno di stanza: “Si, fatto così e cosà, è morto. Chiamo l’assistenza”

Dopo un’ora il tecnico è nei nostri uffici. Constata pigramente che effettivamente il pc sembra morto, se lo porta. Dopo 24 ore arriva con un pc nuovo di zecca, compresi tastiera e schermo piatto megafico 16:9 granduff  lupmann. Constato il solertissimo cambio e chiamo a mia volta l’assistenza.

Io: “Ho visto che avete cambiato il pc al mio collega perchè era rotto. Il mio funziona (a criceti, ma funziona): però se gli do una martellata, così da ammortarlo per sempre, lo venite a cambiare anche a me?
Tecnico (risatina): “Signo’, non c’è bisogno di prenderlo a martellate. Fate una richiesta, fatela controfirmare da capufficio, Direttore, Presidente della Repubblica, Gesù Cristo in persona e poi mandatecela per fax”.

Faccio religiosamente tutta la trafila, compresa la firma di Nostro Signore. Spedisco il fax.
E’ venerdì 14 Maggio 2010.

Ufficio, 24 Maggio 2010.

Io: “Scusate, avevo mandato una richiesta di sostituzione del pc obsoleto. Sono passati dieci giorni. A che punto siamo?
Tecnico: “Quando l’avete mandata?”
Io: “Dieci giorni fa”
Tecnico: “Non la trovo. Rimandatemela”

La rimando.

Ufficio, Venerdì 28 Maggio 2010, ore 13:00
Arriva il tecnico e si porta via il vecchio pc (solo la tower).

Ufficio, Lunedì 31 Maggio 2010.
Arriva il tecnico e mi porta il nuovo pc, nel quale ha diligentemente travasato tutto il contenuto del vecchio (almeno io così spero, se no mi sparo). Mi viene un leggerissimo sospetto quando constato che solo lo schermo viene estratto effettivamente da uno scatolo, e quindi sembrerebbe nuovo di pacca. La tower invece è portata a mano nuda come un agnello sacrificale. Il sospetto aumenta quando constato che sulla tower è applicato un adesivo dell’Ufficio Economato sbiadito e semistaccato. Il sospetto diventa certezza quando mi viene fatto firmare un foglio di ricevuta nel quale sono state cancellate le credenziali stampate e sostituite a penna con le mie. La certezza si rafforza quando apro il pc e trovo oltre alle mie alcune cartelle con nomi di – suppongo – colleghi, che per fortuna non si aprono. E infine, per la serie “l’erba del vicino è sempre più verde”, io, chissà perchè, ho diritto ad una tower e ad uno schermo, ma non ad una tastiera e ad un mouse, che infatti restano quelli che sono; il tecnico che era venuto per il mio collega ha installato tutto e razionalizzato il cascame dei fili con bellissimi porcellini di gomma; il mio lascia tutto pendente e intricato, con le plastichine originarie attaccate, e se ne va, e pure sbuffando.

Insomma, ‘sto computer sembra essere il frutto di una “razionalizzazione” delle assegnazioni: qualcuno è andato in pensione, o ha cambiato ufficio, o è stato buttato fuori a calci nel culo e non si è portato dietro il pc, che è stato “riassegnato”. Spero di trovare qualche foto compromettente scordata negli archivi e poterci almeno lucrare qualcosa. E infine: una nuova policy regionale impone che si debba passare attraverso il servizio assistenza per installare qualunque cosa. Ingenua, mi sono fatta installare Skype, pensando fosse sufficiente. Oggi scopro che non posso guardare i video, mi devo far installare Flash Player, e chissà quanta altra roba do per scontata  e invece non c’è  :( 

Me ne vado a casa pensando che fra me e il tecnico dell’assistenza nascerà una bella storia d’amore, se va avanti così.

E così

19 maggio 2010

E così in questo scorcio di primavera fredda come un inverno succedono un sacco di cose.  Il cubo di Rubik non si è ancora fermato, anzi direi che gira piuttosto vorticosamente, e quindi sospendo il giudizio sulle persone con le quali mi toccherà lavorare.  Ho salutato quelli con cui ho lavorato finora, tutti destinati a molto luminosi (e talvolta molto rognosi, anche) nuovi incarichi, e sto ancora elaborando il lutto.

[Piccola fiammiferaia mode on]
io ricomincio sempre daccapo, giro sempre intorno allo stesso punto come le pale della ruota di un mulino. Macino un sacco di farina, l’acqua sotto di me non è mai la stessa, ma io non capitalizzo mai quello che ho fatto, e ad ogni nuovo giro devo pure ringraziare il Padreterno che ricomincio dallo stesso punto da cui sono partita, e non da un punto più in basso. Grrrr.
[Piccola fiammiferaia mode off]

Tra le cose che succedono, c’è anche questa: che dopo 62 giorni circa dalla richiesta, finalmente mi vengono ad installare la linea telefonica, insieme ad un sontuoso e lussoso telefono Sirio del 1996.
E’ un giovedì.
Spedisco mail a destra e  a manca con il nuovo numero cui mi si può rintracciare quasi fossi un funzionario pubblico vero, con toni trionfalistici esagerati.
Il lunedì successivo vengo convocata dal nuovo DG che mi annuncia, con gli stessi toni che si usano per dire a una che ha il cancro, che la stanza dove sono collocata serve a lui, deve piazzarci qualcuno della sua segreteria.
E quindi ecco che in 48 misere ore lavorative ho perso stanza e telefono in un sol colpo. Mi tocca riscrivere a tutti con la coda fra le gambe, con lo stesso stato d’animo di chi aveva già mandato le partecipazioni di nozze il giorno prima di scoprire che il promesso sposo è scappato ai Caraibi con la sciampista del coiffeur sotto casa.  Ora condivido la stanza con un collega, e ho biecamente derivato la sua linea telefonica sulla mia scrivania, un duplex, praticamente, ma vabbè.

L’unica soddisfazione della giornata è stata che hanno stanato dalla sua collocazione anche Maga Magò, la terribile vicina di stanza, che all’annuncio del suo trasferimento due piani più sotto ha sparato raffiche di bestemmioni e vaffanculi assortiti che si sono sparsi per il palazzo, e hanno reso necessario l’arrivo dei negoziatori dell’FBI. Il fiume di improperi è continuato per tre giorni (tanto ci è voluto per fare il trasloco, un faldone ogni ora), e gli echi ogni tanto risalgono dai bassifondi, dove ora essa divide la stanza con una martire che faranno santa ben prima di Giovanni Paolo II.

Della Casa non è passato di qui

28 aprile 2010

Scambio abituale di saluti tra il collega (maschio, che viene a trovare la mia vicina di stanza con sospetta frequenza) e la mia vicina di stanza:

Lui: Vabbuò, cia’, Cla’
Lei: ‘Afangul’

Giù le mani da Bella ciao

25 aprile 2010

Quando andavo alle elementari, la maestra ogni tanto ci faceva cantare. Quando mancavano pochi minuti alla campanella di fine giornata, o il sabato. In piedi ciascuna vicino al proprio banco, con i grembiulini bianchi e il fioccone azzurro, una fascetta azzurra nei capelli, allineate e coperte come soldatini, cantavamo. La mia maestra aveva dei (vecchi) dischi, e un vecchio giradischi portatile: ci faceva sentire la canzone una, due, dieci volte, fino a che non imparavamo il testo e musica a memoria.

Il repertorio:

  • L’inno nazionale
  • Va pensiero (tutto: a tutt’oggi sfido chiunque a scrivere qui e adesso su un foglio di carta il testo completo del coro verdiano, senza consultare testi nè Google).
  • La leggenda del Piave.
  • Ave Maria (nella straziante musica di Schubert).
  • Resta con noi, Signore, la sera.

E Bella ciao.  Nella versione a marcetta, con tanto di battito di mani ritmato durante il ritornello.

La mia maestra poteva essere definita in molti modi, ma sicuramente non “comunista”. Era una cattolica integralista senza riserve, una donna dalla disciplina inflessibile, e sono sicura che ha votato Democrazia Cristiana tutta la vita, e con convinzione.

Però veniva dalla guerra. Lei c’era, e sapeva come era stata. Con lei, sarebbe stato difficile sostenere che il peso della liberazione l0 hanno sostenuto per intero gli americani. Chi l’avesse detto davanti a lei si sarebbe beccato un ceffone di quelli che sapeva dare con le sue mani callose, che hanno insegnato a tutte noi il valore della disciplina e il timore, oggi mito estinto, dell’insegnante. E quindi insegnarci Bella ciao le pareva il minimo per una maestra, per una che deve presidiare la formazione, che deve plasmare nuove generazioni, come una volta facevano le maestre.

Non bisogna dimenticare, era il suo messaggio.

E quindi, in memoria della mia meravigliosa maestra, e di quella bimbetta con fioccone blu che cantava in coro con altre 25 bimbette vestite tutte uguali, battendo con gioia autentica le mani durante il ritornello, non vi azzardate a toccare Bella ciao, nè quello che significa.
Non ve lo consento.

Chissà se è un bene

24 aprile 2010

Constato con un filo di ansia che – per motivi vari e diversi - do del tu (potrei farlo, almeno: l’ho fatto fino a  ieri, adesso chissà se mi verrebbe consentito) a 4 assessori su 6 della nuova Giunta regionale.  L’anzianità di conoscenza e – talvolta – di frequentazione con ciascuno di loro va da un minimo di 10 ad un massimo di 30 anni. Uno di loro l’ho conosciuto bambino, un altro ha conosciuto bambina me.

Possibili spiegazioni:

1. sto diventando vecchia; 
2. il paese è piccolo, signora mia, e e gira e rigira siamo sempre gli stessi;
3. puro accidente statistico.

Il quadratino del cubo di Rubik

23 aprile 2010

Succede sempre così: ci sono le elezioni amministrative, e cambiano gli assessori. Quelli poi cambiano anche se c’è una cooptazione post dimissioni, un rimpasto, un mini-rimpasto, un CognomePresidente Due (o Tre, o Quattro, vabbè). Il sistema con il quale insieme agli assessori cambiano i suoi più diretti collaboratori è per un terzo puro spoil system, per un terzo puro salagadulamagicabula, per un terzo pura casualità. Il cubo di Rubik delle nuove collocazioni politiche e dirigenziali gira, in mano a mani invisibili e imponderabili, che cercano di risolverlo, ovvero di trovare la formula magica per la quale tutte le righe e le colonne (dello stesso colore, ma anche no, anzi soprattutto no, in questo la metafora è alquanto imperfetta) si trovino al posto giusto, tutte nella stessa faccia.

Ora, non dico niente di straordinariamente eversivo se affermo che ci sono persone con le quali (A)  mi piace lavorare, altre con le quali (B) mi posso adattare a lavorare, altre con le quali (C) non vorrei mai (più) lavorare. A volerla dire tutta, ci sarebbe anche una categoria (A++), ovvero persone con le quali mi piace MOLTO lavorare, ma non vorrei sembrare petulante. Purtroppo la mia mobilità all’interno degli uffici è pari a zero, nel senso che una volta che mi hanno inchiodato in un posto o in un ruolo diventa un’impresa titanica schiodarsene, ed in genere non ne vale la pena, perchè nel tempo che ci metto io a schiodarmi nel frattempo la giostra ha ripreso a girare.  Nessuno guarda mai il problema dal punto di vista mio, dell’ultima ruota del carro, del quadratino del cubo di Rubik che sta al centro, fermo, mentre tutto il resto intorno ruota, sperando che quando la mano invisibile avrà trovato la soluzione e poserà il cubo, i quadratini che mi troverò vicino siano quadratini almeno appartenenti alla categoria (B), se non addirittura – ehh ma quante ne vuoi – alla categoria (A) o – esagero – alla categoria (A++).

E così io, quadratino, aspetto.

Ispettoromachia – la saga / 3

16 aprile 2010

E dopo le dichiarazioni di guerra venne il giorno della battaglia finale: l’ispezione ministeriale di secondo livello.

Un battaglia cruenta, giocata dai due lati di una scrivania, a colpi di “celo, celo, mi manca”, con richieste di rinforzi da casa via mail, telefonate, sms, files pdf volati nell’etere in tempo per planare sul campo di battaglia e mitragliare certezze.

Ma alfine, come scrive il nostro comandante, possiamo telegrafare il

BOLLETTINO  DELLA  VITTORIA

Pescara, 15 Aprile 2010

Controdedotti: euro 91.916,55
Riconosciuti: euro 81.628,19 (88,8%)
Da discutere: euro 2.847,06

I resti di quello che fu uno dei più scassaminchia ISPESL d’Italia risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza…

Numeri

9 aprile 2010

38 – i giorni che sono occorsi perchè l’economato passasse l’ordine all’ufficio acquisti e poi a quello “contratti e gare” e poi a quello “manovalanza spicciola ” e ancora a quello “mastri geppetti” ed alfine un falegname venisse a mettere una fetente di maniglia alla mia porta. Corrono voci di telefonate fatte da pezzi grossi per ungere la pratica, ma c’è forte il sospetto di millanterie.

2 - le copie che bisogna compilare a mano, ben in colonna, e rispettando gli spazi, per poter avere della cancelleria (al massimo entro 48 ore, se non si chiedono cose troppo difficili). Fra una copia e la successiva del modulo è possibile apporre della carta copiativa, un bene di consumo che credevo sparito dal mercato e avevo visto l’ultima volta nel 1972 nell’ufficio di mio nonno al Pio Monte della Misericordia. Le due copie devono poi essere datate e controfirmate dal dirigente dell’ufficio. In fondo, un rigo misteriosissimo in corpo 9 chiede l’apposizione di un secondo visto, quella del “politico responsabile”. Per fortuna, lo ignorano tutti.

39 - i giorni passati dalla richiesta di una linea e di un apparecchio telefonico. Senza esito alcuno, al momento. Evidentemente l’iter è diverso da quello del falegname. Un analogo numero di giorni sono passati senza che nessuno sia venuto a togliermi dalla stanza una vecchia scrivania smontata ed accatastata al muro. Se sapessi dove metterla, avrei fatto da sola. Altrimenti posso aspettare la primavera, fare finta di essere a Valle Giulia nel 1968 e buttarla giù dalla finestra.
Un collega tuttofare del Dipartimento ogni tanto entra nella mia stanza, guarda la scrivania e parla per alcuni minuti, facendo riferimento a lei, a me, e alla possibilità di spostarla. Putroppo il collega in questione parla solo un antico dialetto africano, per cui non comprendo cosa cerchi di dirmi. Quello che capisco bene però è che delle soluzione che lui mi prospetta nessuna prende in considerazione l’ipotesi che sia lui, a caricarsi la scrivania e portarsela. Per carità.

Copacabana Day

8 aprile 2010

Da:            CRAL Uffico Pubblico
A:              Tutto il mondo
Oggetto:   Promozione caffè

Cari Soci,
il bar dell’Ufficio Pubblico ha cambiato somministrazione di caffè.
Per l’occasione il Cral propone una giornata di degustazione (completamente gratuita) del nuovo aroma il giorno 13 aprile p.v.
L’invito è esteso anche ai non Soci.
Cordialmente

Qua non stiamo mica a pettinare le bambole, ragazzi.
Qua si LA-VO-RA.

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