Archivio della Categoria 'vincere'

Family ties

Giovedì 21 Febbraio 2008

Un pomeriggio piovoso, e umido.
Sentimenti difficili da raccontare, così stratificati che non è più possibile capire dove finiscono e dove iniziano, sai solo che quello dominante è la tenerezza, e l’istinto di protezione.

Abbiamo lottato, mamma, ancora una volta tutti insieme.
Abbiamo vinto, forse, papà. Ci basta un pò di fortuna, e avremo vinto.
 
Io sono rimasta qui, e mi prendo tutto il bello e anche tutto il brutto di essere qui, le angosce trattenute, le preoccupazioni strette fra i denti, le difficoltà a costruirmi un futuro, va tutto bene ma anche no, la stanchezza che mi prende quando taglio un qualunque traguardo, e il sollievo nel pensare - oggi per la prima volta - che per vivere meglio, alla fine, basta non fare sogni troppo più grandi di me.
 
L’immagine che mi rimane di questo difficile pomeriggio sono due vecchietti un pò curvi, coi capelli bianchi che si allontanano nella penombra a braccetto, ancora una volta insieme contro il mondo, scendendo per la milionesima volta le stesse scale, come nella poesia di Umberto Saba, ancora uniti, ancora insieme contro il mondo, come da quasi 50 anni a questa parte.
Io riesco solo a pregare che campino ancora 200 anni, e bene, più di me, più di tutte i dolori le rinunce le umiliazioni le sofferenze.

E a fine di questa giornata, pure bestemmiare perchè non riesco a inserire nel fottuto blog le strafottute slides è un modo di rilassarsi. Alla fine ci sono riuscita, grazie Giancarlo, anche se non nel modo perfetto che avrei voluto, maledetta me e le mia sete di misurazione con asticelle sempre troppo alte, ma ci sono riuscita.
Ci vuole tanta pazienza, per vincere, vero, papà?

Lo sport è rischioso

Venerdì 26 Settembre 2003

Come tutte le mattine, anche stamattina sono in strada alle 7:25 del mattino, tuta, k-way, cuffiette attaccate alla radiolina. Cammino a passo spedito, non corro perchè se no sarebbe una tortura e invece mi piace che sia una cosa utile ma dilettevole. Il problema è che la mia città, e quindi il mio quartiere, del quale faccio il giro completo per un totale di circa 4 km., non sono minimamente attrezzate per il jogging, il footing, il cammining o qualsivoglia forma di sport povero. Infatti ogni mattina affronto sempre le stesse problematiche:

C come Cani - Ho già più volte dichiarato di non essere particolarmente amante degli animali, e mi piacerebbe poter dire che quelli che di tanto in tanto mi tendono agguati dietro i cassonetti dell’immondizia e gli alberi sono cani randagi, senza responsabilità della loro aggressività ad ignare joggers che vorrebbero solo farsi la loro passeggiatina in pace, ma non lo sono. Sono bestiacce di solito di grossa taglia, con tanto di collare, guardati da lontano da idioti di tutte le età che quando comincio a urlare dalla paura, sul punto di essere sbranata, e già mi vedo nei titoli dei quotidiani, mi gridano - sempre da lontano: “Tranquilla, vuole solo giocare!!” E CHI SE NE FREGA??!!  Ma perchè non lo fai giocare con quella zoccola di tua moglie?!?   Ci sono poi i vecchietti educati, con canilli da salotto sempre rigorosamente guinzagliati, che fanno comunque un sacco di casino ma almeno non mi fanno morire dalla paura. E poi ci sono poi un paio di bestiacce agli arresti domiciliari, che possono solo abbaiare - ma lo fanno, ah, se lo fanno - da dietro robusti cancelli.

O come Operatori Ecologici - Il camion dell’immondizia fa il mio stesso tragitto, alla mia stessa ora. Il “camion dell’immondizia” è un insieme composito, fatto di mezzo semovente a motore, lutulento, vorace divoratore di monnezza, e di esseri umani, uno alla guida e due in piedi sui predellini posteriori, di età compresa fra i 25 e i 35 anni, quindi in grado di apprezzare ancora le gioie della vita, fra le quali indubbiamente vi deve essere una ragazza in k-way rosso che cammina lungo il bordo della strada. Deve essere questo il motivo per il quale non c’è giorno che non mi facciano omaggio dei loro sguardi - quando va bene - dei commenti a bassa voce fra loro - quando va un pò meno bene - e di un commento proprio a me medesima indirizzato - nei giorni no. Sono ragazzi, facciamoli sfogare …

O come Operai edili - vedi alla voce Operatori Ecologici.

C come Carabineri - ad un certo punto del mio tragitto passo davanti ad una caserma dei Carabinieri, una palazzina discreta nella quale ci sono uffici amministrativi e gli alloggi degli ufficiali del locale Comando. Tutte le mattine, esattamente nel momento in cui passo davanti al cancello, sta uscendo un gruppetto di ufficiali in uniforme, compresi cappello e guanti, che va a prendere il caffè al bar all’angolo. Sono sorridenti, distesi, chiacchierano amabilmente a voce bassa, sono profumatissimi (il più delle volte ci passo e meno di un metro di distanza). Hanno un loro fascino, anche perchè la dignità della divisa gli impedisce di fare gli stessi commenti di Operatori Ecologici ed Operai. Magari li pensano e basta. Stamattina ho rischiato l’arresto. Le cuffiette mi rimandano ogni giorno il giornale radio, le condizioni del traffico, le previsioni del tempo, lo sport, l’oroscopo di Linda Wolf, la pubblicità, Fabio e Fiamma. Oggi quando Fiamma è arrivata a “R come Raskolnikhov” (chi l’ha sentito mi capirà) sono scoppiata a ridere. In faccia ai Carabinieri. Ho dovuto fargli vedere le cuffiette, invisibili se non da vicinissimo, per evitare  l’oltraggio a pubblico ufficiale …

Let’s together!

Sabato 20 Settembre 2003

La riunione tipo è quella nella quale ci sono 5 persone: io, quello che dirige la riunione, quello che non la dirige ma parla in continuazione, quello che interloquisce solo con quello che parla in continuazione, quella che non capisce niente e fa tornare tutti indietro a chiedere di rispiegare, quello che piazza una frase ogni tanto, per lo più rivoluzionaria, e lascia che si scateni il pandemonio per dieci minuti. Quando si rifà silenzio, ripiazza una seconda frase, e si ricomincia.

Livello di produttività di questa riunione: prossima allo zero.

Sta per partire un nuovo bando, e siamo ancora in cordata con quelli che sono andati in ferie un giorno prima della scadenza del megaprogettone estivo. Ieri, riunione fra i “responsabili” per definire almeno una bozza di modi, tempi, compiti, documenti da preparare. Il bando, che non è stato ancora pubblicato, è frutto (come al solito, anzi più del solito) di una mente collettiva perversa e per lo più sgrammaticata che prende il nome di “funzionari regionali”. Quindi ieri era il tempo di porsi problemi interpretativi: che vuol dire questo? come si dimostra quest’altro? e siccome è un bando destinato agli imprenditori agricoli singoli o associati, ecco che i due agronomi del gruppo si sono scatenati in faziose e perverse sigle e acronomi dei quali mi è assolutamente oscuro il significato: OP, ULU, SAL, e così via. Io facevo margheritine sul bloc notes, come al solito, visto che non ho ancora letto i bandi e che nessuno mi faceva domande, e prendevo appunti mentali per questo post. C’è stato un momento in cui tutti parlavano insieme, tacevano tutti insieme e poi riprendevano a parlare tutti insieme, con serio nocumento della comprensibilità, nonchè, come detto, della produttività della riunione.

E’ finita a racconti umoristici e crasse risate. L’Architetto ha raccontato di quando è andato in Nepal e la sera gli hanno dato da fumare qualcosa, e la notte non ha dormito perchè sentiva i grilli a 7 chilometri di distanza.

La vedo complessa, questa collaborazione, però non priva di verve. Â