La solerte banda di consulenti ha - dopo infinite discussioni e rifacimenti - messo nero su bianco un organigramma dell’azienda, che è in parte specchio dell’esistente, in parte rappresentazione dei sogni aziendali del Kapo. Oggi si trattava di mettere dei nomi nelle caselline, ovvero capire chi fa che cosa, chi sovrintende alla tale funzione, chi ne è - per usare una bruttissima parola che non è più di moda - il RESPONSABILE.
E qui sono iniziati i balletti.
Ad una prima stesura, è venuto fuori che il Kapo assomma in sè cinque o sei funzioni, in alcune è non solo responsabile di area ma anche di sotto area, e quindi riferisce a sè stesso.
Dopo le opportune correzioni, e ri-assegnazioni di ruoli incarichi etc. è venuto fuori che la fidanzata del figlio del capo dovrebbe essere la responsabile dell’Ufficio Gestione Qualità , mansione della quale non ha mai sentito parlare, e che non a caso le è stata assegnata in contumacia. Il figlio del capo, al pensiero che lui è il Rappresentante per la Direzione della Qualità e la sua - immagino - futura moglie è la responsabile dell’Ufficio Qualità , comincia ad eccitarsi.
Per chiudere, si tocca un argomento spinosissimo, già in passato foriero di accesissime discussioni approdanti al nulla più totale, come è giusto che sia: l’argomento “archiviazione della documentazione”. Doverosa premessa:
1. per “documentazione” nel mio ufficio si intende tutto ciò che è cartaceo e suoi derivati (cartoncino, plasticato, lucidi, carta chimica, e così via);
2. il 98% della nostra produzione è cartacea, con i suoi derivati;
3. la storia professionale della XY Spa è ormai lunga 25 anni;
4. ergo, l’ufficio scoppia di carta disseminata ovunque, ammonticchiata sulle sedie, a stento contenuta in faldoni obesi, inutilmente segregata in uno sgabuzzino dal quale deborda fin nel corridoio; gli scaffali, che coprono senza soluzione di continuità tutte le pareti dell’immobile, hanno due, tre, quattro file di cartelle, faldoni e portaprogetti accastati gli uni sugli altri come in una colossale orgia cristallizzata;
5. ognuno di noi ha un suo metodo di archiviazione, personale, originale, mai banale. C’è chi affastella tutto alla rinfusa, chi divide per tipo di progetto, chi divide per “lavori in corso” diversi da “lavori conclusi”, chi chiude tutto in armadi come viene viene perchè meno lo vede meglio è. Esiste un protocollo corrispondenza, ultima zattera del naufrago alla disperata ricerca di una lettera, ma è ben misera cosa rispetto alla mole di carta che ci affoga;
6. se il documento che si cerca non è recentissimo (ma talvolta anche in questo caso) ed è stato “archiviato”, trovarlo diventa un compito per Madre Teresa di Calcutta.
Anche oggi, dopo ore passate a discutere accanitamente di biblioteconomia, codici di archiviazione, registri Access e ordine mentale, sotto gli occhi allibiti della consulente che non osava intervenire, non si è concluso niente. Però si è arrivati alla determinazione che tutta quella carta in giro è pericolosa, e quindi il Responsabile della Sicurezza, che è sempre il figlio del capo, dovrà intervenire.
Lui, al pensiero di poter cumulare ai precedenti anche questo incarico, e di poter dire, per esempio, a me come devo organizzare i miei archivi, era prossimo all’orgasmo. L’ho lasciato con gli occhi vitrei che sistemava la scrivania. Un pò di ordine nelle carte, eccheccazzo.