Archivio della Categoria 'scaldasedia'

Raccolta differenziata

Martedì 15 Aprile 2008

Dopo aver in tutti i miei forum vituperato in tutti i modi che conosco gli astenuti (se me le sono sporcate io le mani con la merda pur di andare a mettere quella cazzo di croce, non vedo perchè voi vi dobbiate sentire fighissimi e superiori a me solo perchè siete stati a casa, come dice Michele Serra, “a misurarvi la puzza sotto al naso”), e a tragici risultati acquisiti, ci rimane un problema: e adesso di Pecoraro Scanio, che ne facciamo? Il problema si pone per un bel pò di gente, ma per lui la soluzione può essere trovata con scientificità.

La regola delle 3R per la tutela del’ambiente, come mi dice un amico che se ne intende, prevede che il rifiuto venga Risparmiato, Riciclato, Recuperato. Ora, posto che sarebbe abbastanza sconsiderato il Riciclo, anche se probabilmente è l’unica via che verrà praticata - me lo aspetto da un giorno all’altro diventare paladino dei cacciatori - e che ormai è tardi per il Risparmio, cioè per evitare che P.S. sia immesso nell’ambiente, non resta che optare per il Recupero.

Termovalorizzare o compattare il P.S. e vedere che ne esce fuori: un lucente berlusconiano dell’ultima ora? (“Silvio, ricordati degli amici!!”) un nuovo conduttore di Miss Italia? un ballerino di lap dance? un pollo da batteria? dell’ottimo percolato per fertilizzare campi di pomodoro?

Il dibattito è aperto.

I guasti della TV

Sabato 11 Ottobre 2003

Scena: il mio ufficio giovedì scorso. Come ricorderete, giorno di telefonate di utenti inferociti - soprattutto padri - che non sanno se i beneamati pargoli sono stati o no ammessi a partecipare alle selezioni del Master che la mia azienda gestisce, insieme all’Università. Provo - arrampicandomi sugli specchi, perchè nemmeno io ho sotto mano la lista degli esclusi, con le motivazioni - ad elencare le possibili cause di esclusione, e lui me le nega ad una ad una. Concludo ammettendo la mia impotenza a dare altre informazioni utili, aspettandomi il solito: “E va bene! Ma non finisce qui! Farò ricorso!” già sparato da un altro paio di padri prima di lui. Ma questo è originale, e si vede che guarda molti TG, e molta tv in generale, perchè mi fredda con un secco: “E va bene! Ma non finisce qui! Farò una INTERPELLANZA PARLAMENTARE!!”

Eh la madonna.
Già me la vedo, Letizia Doppio Giro Di Perle Moratti che risponde in Parlamento al deputato calabrese che vuole sapere come mai il giovane Pinco Pallo non è stato ammesso alle prove di selezione del Master X.

Sarà meglio che io abbia pronta la motivazione, e che sia con le contropalle.

Qualità totale / 2

Giovedì 9 Ottobre 2003

Primo incontro con l’Ente che ci accompagnerà nel periglioso cammino attraverso la certificazione di qualità (totale, ovvio). Il consulente è un bel giovane con una leggera tendenza alla pinguedine (per questo mi è già simpatico) e per sua sfortuna capita qui in un giorno caldissimo. L’aggettivo non si riferisce alla temperatura, ma alle emergenze scattate già da ieri. Lui parte in scioltezza, rilassato, tutti intorno ad un tavolo, bloc notes pronti ad accogliere appunti, giovani (insomma) menti pronte a recepire e, se del caso, ad obiettare.

Per prima, parte la segretaria. Parte nel senso che si alza e torna al suo posto, dispensata coram populo dal seguire il discorso, perchè lo squillare incessante del telefono la costringe ogni volta a fare il giro del tavolo, sovrapponendo poi la sua voce a quella del consulente, che per il momento ridacchia solo un pò imbarazzato ma fa finta di niente.

E perchè il telefono squilla incessante? Perchè domani ci sono le prove scritte dell’ammissione al Master, e l’Università, che badate bene ci ha scippato di mano di forza qualunque gerenza sulle operazione di ammissione e selezione, non ha ancora pubblicato sul suo sito l’elenco degli ammissibili. I candidati residenti a più di due ore di viaggio dalla sede del Corso, disperati, chiamano tutti i numeri pubblicati sul bando, e l’unico a cui risponde qualcuno è il nostro, perchè l’Università ha pensato bene di staccare TUTTI i telefoni. Riusciamo con qualche affanno e molte urla ad avere questo benedetto elenco e lo pubblichiamo sul nostro sito, che è .com e non .net come compare sul bando, per le ormai note vicende Telecom (altre caterve di telefonate, giustamente).

Il consulente continua a parlare davanti a quello che sembra un teatrino dei pupi: ogni tanto qualcuno si alza, parla al telefono, apre il pc, risolve un problema, torna a sedersi; dopo pochi minuti si alza un altro, e così via. Stiamo però ben attenti a non lasciare mai il consulente completamente da solo, perchè non sarebbe carino. Lui comincia ad avere un tic nervoso all’angolo della bocca, che si accentua quando agli squilli del telefono e alle concitate discussioni si aggiungono gli squilli dei cellulari e le discussioni si moltiplicano.

Verso le undici siamo in stato di emergenza codice rosso: alle telefonate di chi voleva solo sapere se è stato ammesso o no, si aggiungono le telefonate di chi è stato escluso e vuole sapere perchè. Questo si verifica in quanto è stato pubblicato SOLO l’elenco degli ammessi: chi non è in quell’elenco, evidentemente non è stato ammesso, ma chissà perchè. Il consulente per la certificazione parla ormai solo a sè stesso, tentando di conservare un minimo di dignità e di tenere alta la testa (si è alzato in piedi, ottima mossa) sul mare in tempesta di teste che si alzano ormai a gruppi di due o di tre, discutono tra loro, ordinano caffè, lo bevono, sovrappongono soluzioni e pongono nuovi problemi (l’Architetto, ovviamente), sia generali che in tema con la certificazione.  Però chiediamo scusa, ogni volta.

Sicuramente preso dal panico, al consulente scappano un paio di perle che non manco di annotare, diligente:”nell’asso di tempo” (lo dice, non lo scrive, quindi la perla è dubbia, però il fonema parrebbe essere proprio quello);  e la ben più notevole ed inequivocabile “sono un consulente esterno FREELAND” detto con amorevole nonchalance.

La mattinata finisce come era cominciata: siamo tutti dietro un tavolo, buoni buoni, in un silenzio quasi perfetto, dal momento che minacce di denunce e di ricorsi hanno fatto sì che l’Università provvedesse a telefonate a tutti gli esclusi (una trentina) spiegando le motivazioni dell’esclusione. Peccato che quando questo stato di grazia si verifica, ormai il consulente ha finito. E’ quindi in un irreale silenzio carico di attenzione che lui chiude i suoi appunti, ci dà appuntamento per la prossima settimana e va via, scosso da un inspiegabile tremito nervoso.

Eppure non ha preso nemmeno il caffè.

Per titoli ed esami

Lunedì 6 Ottobre 2003

Riunione del Comitato di Valutazione per l’ammissione dei candidati al Master di II livello coordinato dalla nostra azienda tramite la fulgida figlia del Kapo, quella che lavora 4 ore ma viene pagata per 8, grazie allo squallido paravento di un infante cui badare (classico caso di sfruttamento minorile) e alla ben più concreta realtà di essere la figlia del Kapo.

Siccome sono stata inserita nella Commissione senza che alcuno si degnasse di dirmelo, decido di farmi due risate, e metto a frutto la scuola dell’Architetto, secondo la quale a) un eccesso di informazioni confonde e disorienta l’avversario lasciandolo alla fine nell’ignoranza al pari della penuria delle medesime; b) qualunque argomento è buono per cavillare e rompere i coglioni.

All’ordine del giorno c’è la verifica dell’ammissibilità delle domande pervenute. L’Università si è arrogata il diritto di provvedere in autonomia tramite il suo Ufficio Protocollo. Pianto un casino di un’ora circa tirando fuori norme, regolamenti, accordi ministeriali, questioni di principio e questioni di responsabilità istituzionale (?) Quando hanno tutti gli occhi vitrei, tiro fuori come per caso una possibile soluzione formale, che viene accolta come una scialuppa dai passeggeri del Titanic. Mi guardo le unghie con espressione candida mentre si passa al

Secondo punto all’ordine del giorno: definizione dei criteri di valutazione di titoli ed esami degli ammessi. Interloquisco spocchiosa su ogni singolo concetto espresso, stronco, demolisco, insinuo dubbi normativi che lasciano nel panico i Commissari, poi offro magnanima possibili scappatoie. Mi sto sulle palle da sola, però mi sto divertendo troppo. Verso la fine, quando si tratta di assegnare un punteggio alla conoscenza certificata di una lingua straniera, un Commissario propone di dare un certo punteggio alla conoscenza di inglese e spagnolo, e un punteggio inferiore alla conoscenza di “altre lingue”. Faccio una mozione d’ordine chiedendo che vengano specificate nel verbale quali sono le “altre lingue” da premiare, facendo presente che è stata presentata domanda da parte di una candidata che conosce lo swahili (è vero!). Di fronte alla prospettiva di dover elencare per iscritto tutte le lingue del pianeta, per decisione unanime vengo buttata fuori dalla stanza

Poco prima di andarcene, chiedo sottovoce in separata sede al rappresentante dell’Università se può fornirmi copia dei test di ammissione con le relative risposte, perchè ho intenzione di fare proposte viziose ed oscene ai candidati maschi appetibili. Ho il dubbio che non abbia capito che scherzavo.

Qualità totale / 1

Venerdì 3 Ottobre 2003

E’ partito il corso di formazione ai dipendenti dell’azienda nella quale mi onoro di prestare la mia opera professionale. Titolo - assolutamente sovradimensionato rispetto a modalità ed obiettivi: “QUALITA’ TOTALE”.

Wow.

Obiettivi (reali): utilizzare i finanziamenti pubblici per certificare l’azienda. Sembra la stessa cosa, e per alcuni versi lo sarà, ma non è proprio la stessa cosa. Modalità: tutti e cinque intorno ad un tavolo, bloc notes con il logo della società, penne bic, lavagna a fogli mobili, un essere umano in piedi che parla e ogni tanto scrive qualcosa sulla lavagna a fogli mobili. Trarrebbe in inganno chiunque, non vi pare?

Stamattina per l’avvio delle attività formative è venuta anche la temibile funzionaria regionale, che ieri mi ha frantumato gli zebedei che non ho in minutissimi cocci, perchè “sull’elenco dei dipendenti da avviare a formazione non c’è la data di nascita, io come faccio a sapere che sono proprio le stesse persone trascritte sul libro matricola?” Ho promesso per stamattina dipendenti sull’attenti con documento di riconoscimento - valido - stretto fra i denti.

Questo il resoconto minuto per minuto della procedura di avvio delle attività formative, che, badate bene, non poteva essere fatto nel pomeriggio per “non costringere agli straordinari, che poi non vengono pagati, e poi siete voi che vi dovete adattare alla Regione, e non il contrario” (che due maroni):

ore 9:00:00 - la funzionaria entra, trova tutti allineati e coperti, compresi docente e responsabile dell’ente di formazione cui è affidato il coordinamento, registri compilati, firme messe, tutto pronto.

ore 9:00:30 - la funzionaria affida a me un documento da compilare, mezza paginetta di generalità del’azienda che lei potrebbe ricavare da altri sette documenti già in suo possesso. Intanto procede al “riconoscimento”: “chièilcoordinatore? ahèleinome? chièilresponsabiledell’ente? ahèleinome? chisonoidipendenti? pincopallonatoilduemaggiosessanta? pallopinconatoilquattroaprilesessantacinque?” e così via, senza mai prendere fiato. Al termine esala la domanda che da sola vale tutto il cabaret: “SIETE PROPRIO VOI?” Tutti annuiscono. I documenti di riconoscimento restano nei portafogli. La fiducia è l’anima del dipendente pubblico.

ore 9:02:00 - la funzionaria infila la porta dopo aver raccomandato: “Iovadomiraccomandoperqualunqueproblemarivolgeteviame”

ore 9:03:00 - tutti affastellano i bloc notes e tornano alle rispettive occupazioni.

Aggiornamenti / 5

Mercoledì 1 Ottobre 2003

1. E’ fatta. In sole 24 ore ho aggiunto alle mie già molteplici personalità due status nuovi: a. studentessa universitaria (mi sa che aprirò un canale o addirittura un blog a parte, perchè anche lì, ce n’è da raccontare); b. lavoratrice dipendente a tempo indeterminato. Eppure mi sembra che la mia faccia allo specchio fosse uguale a quella di ieri …

2. Non abbiamo ancora iniziato l’attività formativa coi fondi pubblici e già la funzionaria regionale che ci deve seguire mi tiene sulle palle. Stamattina l’ho chiamata chiedendole se anzichè venerdì 3 si poteva iniziare lunedì 6 e lei mi ha fatto un pistolotto di mezz’ora sul rispetto delle regole, inquisendomi per un’altra mezz’ora sulla documentazione da presentare e cavillando sulla forma dei medesimi, facendo diventare fondamentali particolari che finora non lo erano e viceversa. Essa funzionaria sottovaluta la mia capacità di farla schiattare in corpo facendo come dico io, pur presentando i documenti che dice lei.

3. Dopo infiniti giri di telefonate e mail ci è arrivato un trionfante messaggio dalla Telecom che ci avvertiva che lo spazio sul web per la pubblicazione del nostro sito era finalmente disponibile. Peccato si facesse riferimento ad un contratto vecchio, su un numero di telefono che non era quello giusto. Su suggerimento del tecnico sedicenne, che ho scoperto essere iscritto all’Università e giocare a rugby (da circa una settimana porta in giro un virile occhio viola e versamenti ematici vari), abbiamo comprato, con la modica spesa di 30 euro, spazio e un dominio .com da un gestore X, e quando fra vari eoni avremo finalmente la disponibilità dello spazio Telecom ci metteremo un bel redirect e vaja con Dios.

Perle

Mercoledì 17 Settembre 2003

1. Stiamo lavorando ad un Bando che scade domani, io e l’Architetto, ormai indissolubilmente legati a lavorare insieme per l’eternità. Facciamo la spunta di quello che manca - non manca mai un quadro sinottico, vera perversione notturna dell’Architetto, che sospetto metta quotidianamente in un quadro sinottico anche la storia della sua vita e delle sue prestazioni sessuali - quando ad un tratto lui esclama: “Ah aspetta! Manca anche il flosh kart!”  (prima che maliziose interpretazioni facciano capolino nella vostra testolina, vi comunico che il misterioso documento altro non è che il flow chart, in una personalissima pronuncia architettesca).

2. Per lo stesso bando, ci serve un curriculum corredato di copia del documento di identità del celebre Avvocato, già assurto agli onori di questa rubrica come il “rimestatore di pozzanghere”, ovvero il nulla spinto, ma molto ben vestito (si fa per dire). Dopo averlo tampinato per tre giorni, finalmente viene in ufficio e consegna il curriculum. Naturalmente manca la copia del documento di identità. “Dammelo” sospiro paziente “Te la faccio io, la copia”. Fruga in una tasca. Poi nell’altra. Tasche della giacca. Taschino della camicia. Tira fuori un quadratino di carta blu ed esala: “La carta d’indentità non la porto mai, con me.. questo non va bene?”  Il quadratino blu è il tesserino di riconoscimento dell’Ordine degli Avvocati della mia città, una prestigiosa istituzione seconda solo al Peppino Gagliardi Fan Club. Abbiamo dovuto tampinarlo altri due giorni per avere un fax con la famosa fotocopia. Ovviamente è pressochè illeggibile.

3. Questa è di Peppe Barra, non c’entra niente ma è fantastica:  “Il pero fa la pera, il melo fa la mela, il fico fa … ECCEZIONE!!”

Telekom Serbia, al confronto ..

Martedì 16 Settembre 2003

L’antefatto: due anni e mezzo fa la nostra azienda ha stipulato un contratto con Telecom chiamato NetEconomy24, che ci consentiva di connettere la rete aziendale ad Internet alla velocità della luce, nonchè di godere dei seguenti strabilianti accessori: due caselle di posta elettronica da un miliardo di mega, con la possibilità di creare almeno 5 alias, il dominio registrato e non so che sterminio di spazio sul web per un eventuale sito (che all’epoca non avevamo). Viste le nostre bollette degli ultimi 5 anni, che da sole bastavano a pareggiare il debito estero del Ruanda, nonchè - credo - a pagare gli stipendi di almeno 6 impiegati Telecom, la Telecom stessa ha ritenuto che noi dovessimo avere l’onore della visita di un area manager, un ragazzino abbronzato in completo scuro che dopo averci appioppato una mezza cartonata di biglietti da visita e il contratto NetEconomy24, si è vaporizzato, lasciando al suo posto un replicante in grado di dire solo “Mi spiace, questo non è di mia competenza. Dovete telefonare al numero” e giù un numero a caso.

Abbaimo cominciato a capire che qualcosa non andava quando abbiamo tentato di attivare gli alias, che dovevano consentire a tutti noi di avere il proprio bell’indirizzino personalizzato, ad es. marta.schender@nomeazienda.it. Dopo circa un mese di tentativi a tutti i livelli, circa 600 telefonate alla Telecom e un esaurimento nervoso della segretaria, ci siamo arresi: il risultato dei nostri sforzi era che tutti scaricavano la posta di tutti, con grande incremento dei pettegolezzi, esponenziale aumento del casino e abissale diminuzione della produttività aziendale.

Ma il bello è arrivato nei giorni scorsi. Abbiamo finalmente un sito Internet, progettato da un tecnico coi ricci rossi dell’apparente età di 16 anni. Però bisognerebbe pubblicarlo. Vorremmo quindi avere accesso al nostro fantasmagorico spazio web, che dovrebbe essere rimasto lì vuoto ad attenderci tristemente per circa due anni. Il tecnico ci comunica di non essere riuscito, con le coordinate e le password trovate sul contratto, ad accedere ad alcunchè. Comincia la tragicommedia in tre atti intitolata TELEFONARE ALLA TELECOM, sottotitolo E CERCARE DI CAPIRCI QUALCOSA.

ATTO I - la segretaria chiama il numero verde e per circa tre giorni viene allegramente rimbalzata a tutti i numeri di tutti gli impiegati degli uffici Telecom, ai quali con pazienza degna veramente di miglior causa spiega SEMPRE DACCAPO il problema. Ad ogni numero che chiama, la nostra situazione peggiora, nel senso che se alla prima interlocutrice “non risulta che abbiamo diritto allo spazio su web”, alla nona “non risulta che abbiamo un contratto TeleEconomy24″ e alla quindicesima “non risulta che abbiamo un contratto con la Telecom” e quindi stiamo chiamando con la forza del pensiero.

ATTO II - in realtà si tratta di un interludio dell’Atto I: ad ognuna delle 27 telefonate è presente il famoso tecnico, al quale viene OGNI VOLTA passata la cornetta per spiegare in termini tecnici il problema. Purtroppo il tecnico anche al telefono dimostra l’insicurezza propria dei suoi 16 anni, e quindi esordisce con un vocino da formica e “buonaserasentaiononriescoadentrarenellapaginadellasocietà”: dopo 10 secondi i telecommisti fanno finta di non sentirlo, dicono che il problema non è di loro competenza e danno un altro numero di telefono, sempre a caso, ovviamente. E’ così che oggi si è passati all’

ATTO III - Scena madre. La puerpera di cui ho parlato a Giugno è finalmente rientrata a lavorare (solo la mattina, per carità). Chiamata in causa, si ricorda di essere oltre che mamma anche avvocato, nonchè figlia del Capo, proprietaria di quote azionarie della Società, quindi indossa la toga e chiama lei. Questo il resoconto più o meno fedele della sua telefonata. A voi il piacere di provare a ricostruire le frasi dell’interlocutore.

“Buongiorno, sono l’avvocato XX YY della ZZ Spa. Abbiamo un problema.”

(Houston, avrebbe dovuto aggiungere, ma non è così spiritosa. Segue spiegazione casereccia ma precisa del problema).

“Senta, questo non è un problema nostro. Questo sito doveva essere pubblicato una settimana fa. La Telecom ci sta procurando un danno non da poco, per il quale  mi riservo di chiedere il risarcimento”.

“MA LEI STA SCHERZANDO?? Scusi, posso sapere con chi sto parlando? Certo, voglio il suo nome e cognome e numero di identificazione!”

(peccato che il tecnico non sia un marines, sarebbe stata accontentata).

“COME SAREBBE A DIRE A CHE MI SERVE?? Devo indicarlo negli estremi del reclamo che farò a Telecom!! E nella denuncia per interruzione di pubblico servizio che state perpetrando ai nostri danni!!”

(mai rivelare i piani al nemico).

“CERTO!!”

(pausa)

“CERTO!!”

(pausa)

“CERTO!!”

(tre volte, nell’ultima è prossima alle lacrime)

“CIOE’, LEI MI STA DICENDO CHE NON VUOLE DARMI I SUOI DATI?? MA QUALE PRIVACY!! LEI MI DEVE RISOLVERE IL PROBLEMA!  E SE NON PUO’ RISOLVERLO, PAGARNE LE CONSEGUENZE! SIETE DEGLI IRRESPONSABILI! MA CHE VUOL DIRE SONO SOLO UN POVERO TECNICO? MI DIA I SUOI DATI, SUBITO!!!”

Clic.

“IO NON CI POSSO CREDERE! MI HA SBATTUTO IL TELEFONO IN FACCIA!”

Quando si dice orientamento al problem solving.