Archivio della Categoria ''gnurant'

Bassanini / 1

Venerdì 28 Marzo 2008

Testo di un volantino comparso nella mia buca della posta qualche giorno fa.

“Si comunica che per permettere il rifacimento della pavimentazione antistante l’ingresso delle rimesse interne di Vs. pertinenza con relativa rete di raccolta acque meteoriche, si renderà necessario interdire la transitabilità veicolare alle rimesse stesse a far data dal 17/03 al 20/03″

TRADUZIONE: siccome dobbiamo fare rifare i tombini, non potrete entrare in garage per tre giorni.

“Si comunica altresì che, dovendosi procedere alle operazioni di collaudo statico della costruenda passerella pedonale, l’ingresso veicolare alle pertinenze condominiali aventi accesso su Via X sarà interdetto dalle 7:00 alle 18:00 del 20/03″

TRADUZIONE: siccome ne approfittiamo per collaudare la passerella, il giorno 20/03 non potrete entrare neppure nel vialetto condominiale.

“Ringraziandovi per la collaborazione si coglie l’occasione per porgere anticipatamente le proprie scuse per i disagi che le SS.LL. ill.me avranno a subire”

TRADUZIONE: Cazzi vostri dove metterete la macchina.

Per titoli ed esami

Lunedì 6 Ottobre 2003

Riunione del Comitato di Valutazione per l’ammissione dei candidati al Master di II livello coordinato dalla nostra azienda tramite la fulgida figlia del Kapo, quella che lavora 4 ore ma viene pagata per 8, grazie allo squallido paravento di un infante cui badare (classico caso di sfruttamento minorile) e alla ben più concreta realtà di essere la figlia del Kapo.

Siccome sono stata inserita nella Commissione senza che alcuno si degnasse di dirmelo, decido di farmi due risate, e metto a frutto la scuola dell’Architetto, secondo la quale a) un eccesso di informazioni confonde e disorienta l’avversario lasciandolo alla fine nell’ignoranza al pari della penuria delle medesime; b) qualunque argomento è buono per cavillare e rompere i coglioni.

All’ordine del giorno c’è la verifica dell’ammissibilità delle domande pervenute. L’Università si è arrogata il diritto di provvedere in autonomia tramite il suo Ufficio Protocollo. Pianto un casino di un’ora circa tirando fuori norme, regolamenti, accordi ministeriali, questioni di principio e questioni di responsabilità istituzionale (?) Quando hanno tutti gli occhi vitrei, tiro fuori come per caso una possibile soluzione formale, che viene accolta come una scialuppa dai passeggeri del Titanic. Mi guardo le unghie con espressione candida mentre si passa al

Secondo punto all’ordine del giorno: definizione dei criteri di valutazione di titoli ed esami degli ammessi. Interloquisco spocchiosa su ogni singolo concetto espresso, stronco, demolisco, insinuo dubbi normativi che lasciano nel panico i Commissari, poi offro magnanima possibili scappatoie. Mi sto sulle palle da sola, però mi sto divertendo troppo. Verso la fine, quando si tratta di assegnare un punteggio alla conoscenza certificata di una lingua straniera, un Commissario propone di dare un certo punteggio alla conoscenza di inglese e spagnolo, e un punteggio inferiore alla conoscenza di “altre lingue”. Faccio una mozione d’ordine chiedendo che vengano specificate nel verbale quali sono le “altre lingue” da premiare, facendo presente che è stata presentata domanda da parte di una candidata che conosce lo swahili (è vero!). Di fronte alla prospettiva di dover elencare per iscritto tutte le lingue del pianeta, per decisione unanime vengo buttata fuori dalla stanza

Poco prima di andarcene, chiedo sottovoce in separata sede al rappresentante dell’Università se può fornirmi copia dei test di ammissione con le relative risposte, perchè ho intenzione di fare proposte viziose ed oscene ai candidati maschi appetibili. Ho il dubbio che non abbia capito che scherzavo.

Qualità totale / 1

Venerdì 3 Ottobre 2003

E’ partito il corso di formazione ai dipendenti dell’azienda nella quale mi onoro di prestare la mia opera professionale. Titolo - assolutamente sovradimensionato rispetto a modalità ed obiettivi: “QUALITA’ TOTALE”.

Wow.

Obiettivi (reali): utilizzare i finanziamenti pubblici per certificare l’azienda. Sembra la stessa cosa, e per alcuni versi lo sarà, ma non è proprio la stessa cosa. Modalità: tutti e cinque intorno ad un tavolo, bloc notes con il logo della società, penne bic, lavagna a fogli mobili, un essere umano in piedi che parla e ogni tanto scrive qualcosa sulla lavagna a fogli mobili. Trarrebbe in inganno chiunque, non vi pare?

Stamattina per l’avvio delle attività formative è venuta anche la temibile funzionaria regionale, che ieri mi ha frantumato gli zebedei che non ho in minutissimi cocci, perchè “sull’elenco dei dipendenti da avviare a formazione non c’è la data di nascita, io come faccio a sapere che sono proprio le stesse persone trascritte sul libro matricola?” Ho promesso per stamattina dipendenti sull’attenti con documento di riconoscimento - valido - stretto fra i denti.

Questo il resoconto minuto per minuto della procedura di avvio delle attività formative, che, badate bene, non poteva essere fatto nel pomeriggio per “non costringere agli straordinari, che poi non vengono pagati, e poi siete voi che vi dovete adattare alla Regione, e non il contrario” (che due maroni):

ore 9:00:00 - la funzionaria entra, trova tutti allineati e coperti, compresi docente e responsabile dell’ente di formazione cui è affidato il coordinamento, registri compilati, firme messe, tutto pronto.

ore 9:00:30 - la funzionaria affida a me un documento da compilare, mezza paginetta di generalità del’azienda che lei potrebbe ricavare da altri sette documenti già in suo possesso. Intanto procede al “riconoscimento”: “chièilcoordinatore? ahèleinome? chièilresponsabiledell’ente? ahèleinome? chisonoidipendenti? pincopallonatoilduemaggiosessanta? pallopinconatoilquattroaprilesessantacinque?” e così via, senza mai prendere fiato. Al termine esala la domanda che da sola vale tutto il cabaret: “SIETE PROPRIO VOI?” Tutti annuiscono. I documenti di riconoscimento restano nei portafogli. La fiducia è l’anima del dipendente pubblico.

ore 9:02:00 - la funzionaria infila la porta dopo aver raccomandato: “Iovadomiraccomandoperqualunqueproblemarivolgeteviame”

ore 9:03:00 - tutti affastellano i bloc notes e tornano alle rispettive occupazioni.

Digital divide

Giovedì 18 Settembre 2003

Una novità strabiliante ci attendeva al rientro dalle vacanze: sulla scrivania del Kapo, un monolite nero perennemente coperto su tutta la superficie da pile assurde di carta, in mezzo alle quali può esserci qualunque cosa, da bollettini Telecom dell’anno scorso a taralli col pepe di due anni fa, troneggia un pc portatile ultima generazione. Tanto per far vedere che non si scherza, il pc è perfino connesso alla rete elettrica, quindi può essere acceso e - meraviglia delle meraviglie - è connesso alla rete aziendale e quindi ad Internet.

Il Kapo sta prendendo lezioni di informatica.

Le potenzialità collegate alla navigazione sul web, unite alla scoperta che scrivere un documento su Word, salvarlo, correggerlo e stamparlo richiede le stesse energie mentali di uno sbadiglio, hanno trasformato il pacioso studioso di economia agraria in un invasato, che rimane in ufficio fino a tarda notte a smanettare come un ragazzino, impazzito al pensiero che TUTTE le informazioni prima così difficili da reperire - dati ISTAT, i resoconti periodici della Banca d’Italia, i documenti INEA - sono lì, proprio lì, a portata di mano, anzi di mouse. Di giorno, capelli dritti, occhio vitreo, gira per il corridoio chiedendo a chiunque gli indirizzi web di qualunque cosa, e mormorando frasi sconnesse tipo “Devo cercare su GUGL”, oppure “Chi ha preso il mio MAUSS??”

Gli inevitabili fallimenti propri del neofita si traducono in un interno che squilla, e nella voce del Kapo che miagola “Nessuno mi vuole aiutare” perchè già la segretaria e un altro paio di dipendenti gli hanno detto che in quel momento hanno da fare e no, non possono aiutarlo a scaricare TUTTI i documenti pubblicati dall’UNESCO sulla desertificazione. E’ una voce che commuoverebbe una montagna, quindi ci si alza e si va dietro il moloch a vedere che cavolo ha combinato e “perchè la freccetta è ferma immobile” e “perchè lo schermo è diventato tutto nero”.

A domani!

Telekom Serbia, al confronto ..

Martedì 16 Settembre 2003

L’antefatto: due anni e mezzo fa la nostra azienda ha stipulato un contratto con Telecom chiamato NetEconomy24, che ci consentiva di connettere la rete aziendale ad Internet alla velocità della luce, nonchè di godere dei seguenti strabilianti accessori: due caselle di posta elettronica da un miliardo di mega, con la possibilità di creare almeno 5 alias, il dominio registrato e non so che sterminio di spazio sul web per un eventuale sito (che all’epoca non avevamo). Viste le nostre bollette degli ultimi 5 anni, che da sole bastavano a pareggiare il debito estero del Ruanda, nonchè - credo - a pagare gli stipendi di almeno 6 impiegati Telecom, la Telecom stessa ha ritenuto che noi dovessimo avere l’onore della visita di un area manager, un ragazzino abbronzato in completo scuro che dopo averci appioppato una mezza cartonata di biglietti da visita e il contratto NetEconomy24, si è vaporizzato, lasciando al suo posto un replicante in grado di dire solo “Mi spiace, questo non è di mia competenza. Dovete telefonare al numero” e giù un numero a caso.

Abbaimo cominciato a capire che qualcosa non andava quando abbiamo tentato di attivare gli alias, che dovevano consentire a tutti noi di avere il proprio bell’indirizzino personalizzato, ad es. marta.schender@nomeazienda.it. Dopo circa un mese di tentativi a tutti i livelli, circa 600 telefonate alla Telecom e un esaurimento nervoso della segretaria, ci siamo arresi: il risultato dei nostri sforzi era che tutti scaricavano la posta di tutti, con grande incremento dei pettegolezzi, esponenziale aumento del casino e abissale diminuzione della produttività aziendale.

Ma il bello è arrivato nei giorni scorsi. Abbiamo finalmente un sito Internet, progettato da un tecnico coi ricci rossi dell’apparente età di 16 anni. Però bisognerebbe pubblicarlo. Vorremmo quindi avere accesso al nostro fantasmagorico spazio web, che dovrebbe essere rimasto lì vuoto ad attenderci tristemente per circa due anni. Il tecnico ci comunica di non essere riuscito, con le coordinate e le password trovate sul contratto, ad accedere ad alcunchè. Comincia la tragicommedia in tre atti intitolata TELEFONARE ALLA TELECOM, sottotitolo E CERCARE DI CAPIRCI QUALCOSA.

ATTO I - la segretaria chiama il numero verde e per circa tre giorni viene allegramente rimbalzata a tutti i numeri di tutti gli impiegati degli uffici Telecom, ai quali con pazienza degna veramente di miglior causa spiega SEMPRE DACCAPO il problema. Ad ogni numero che chiama, la nostra situazione peggiora, nel senso che se alla prima interlocutrice “non risulta che abbiamo diritto allo spazio su web”, alla nona “non risulta che abbiamo un contratto TeleEconomy24″ e alla quindicesima “non risulta che abbiamo un contratto con la Telecom” e quindi stiamo chiamando con la forza del pensiero.

ATTO II - in realtà si tratta di un interludio dell’Atto I: ad ognuna delle 27 telefonate è presente il famoso tecnico, al quale viene OGNI VOLTA passata la cornetta per spiegare in termini tecnici il problema. Purtroppo il tecnico anche al telefono dimostra l’insicurezza propria dei suoi 16 anni, e quindi esordisce con un vocino da formica e “buonaserasentaiononriescoadentrarenellapaginadellasocietà”: dopo 10 secondi i telecommisti fanno finta di non sentirlo, dicono che il problema non è di loro competenza e danno un altro numero di telefono, sempre a caso, ovviamente. E’ così che oggi si è passati all’

ATTO III - Scena madre. La puerpera di cui ho parlato a Giugno è finalmente rientrata a lavorare (solo la mattina, per carità). Chiamata in causa, si ricorda di essere oltre che mamma anche avvocato, nonchè figlia del Capo, proprietaria di quote azionarie della Società, quindi indossa la toga e chiama lei. Questo il resoconto più o meno fedele della sua telefonata. A voi il piacere di provare a ricostruire le frasi dell’interlocutore.

“Buongiorno, sono l’avvocato XX YY della ZZ Spa. Abbiamo un problema.”

(Houston, avrebbe dovuto aggiungere, ma non è così spiritosa. Segue spiegazione casereccia ma precisa del problema).

“Senta, questo non è un problema nostro. Questo sito doveva essere pubblicato una settimana fa. La Telecom ci sta procurando un danno non da poco, per il quale  mi riservo di chiedere il risarcimento”.

“MA LEI STA SCHERZANDO?? Scusi, posso sapere con chi sto parlando? Certo, voglio il suo nome e cognome e numero di identificazione!”

(peccato che il tecnico non sia un marines, sarebbe stata accontentata).

“COME SAREBBE A DIRE A CHE MI SERVE?? Devo indicarlo negli estremi del reclamo che farò a Telecom!! E nella denuncia per interruzione di pubblico servizio che state perpetrando ai nostri danni!!”

(mai rivelare i piani al nemico).

“CERTO!!”

(pausa)

“CERTO!!”

(pausa)

“CERTO!!”

(tre volte, nell’ultima è prossima alle lacrime)

“CIOE’, LEI MI STA DICENDO CHE NON VUOLE DARMI I SUOI DATI?? MA QUALE PRIVACY!! LEI MI DEVE RISOLVERE IL PROBLEMA!  E SE NON PUO’ RISOLVERLO, PAGARNE LE CONSEGUENZE! SIETE DEGLI IRRESPONSABILI! MA CHE VUOL DIRE SONO SOLO UN POVERO TECNICO? MI DIA I SUOI DATI, SUBITO!!!”

Clic.

“IO NON CI POSSO CREDERE! MI HA SBATTUTO IL TELEFONO IN FACCIA!”

Quando si dice orientamento al problem solving.