Di Rifkin, di piccole incoscienze rivoluzionarie e di polli all’arancia
venerdì 2 dicembre 2011E niente, sono qui dopo aver ascoltato Jeremy Rifkin, stamattina, che ci dice che siamo sull’orlo del baratro (anche lui!) e l’unica soluzione sono le energie alternative e la green economy. Partire dal piccolo, dall’ognuno per sè, poi diventare piccoli nodi di una minuscola rete, poi le reti possono collegarsi fra loro, e diventare città , e le città provincie e regioni, e nazioni.
E mondo.
Il mondo è nelle nostre mani.
Cosa stiamo aspettando? non occorre che ci pensi il governo, o la politica (che difatti Rifkin ha ignorato, volgendo ostentatamente le spalle al tavolo delle istituzioni): se io domani decido di mettere celle solari al mio appartamento, ho dato il mio piccolo contributo. Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità .
Il momento più bello della mattinata (che ovviamente nessuna cronaca ufficiale riporterà ) è stato quando, sollecitati a fare domande, dalla platea di universitari si è alzata una ragazzina minuscola che in un buon inglese ha detto
“Mr. Rifkin, lei parla di green economy come dell’unica risorsa possibile per il futuro. Ma i nostri governanti, che sono alle sue spalle, sono ancora fortemente focalizzati suòla risorsa “petrolio”. Per favore, potrebbe dire loro qualcosa?“.
Boato.
Applausi scroscianti.
Il tavolo delle istituzioni con facce sul verdognolo.
Brava, ragazza.
Ma neppure Rifkin ha affondato, si è limitato a ripetere che la rivoluzione green è bottom up.
“People have the power”, come canta la sua quasi coetanea (come vola, il tempo) Patti Smith.
(alzate le casse, e e provate a dire che non vi viene voglia di ballare)
Sarà per Rifkin, sarà per non lasciare isolata quella voce giovane e incosciente eppure così forte della sua semplicità , così lampante e serena, domani viene da me un amico che si occupa di impianti ad energia solare per privati. Voglio vedere se si può mettere il solare per riscaldare e portare l’acqua calda in mansarda, e se il preventivo è umano o mi devo vendere un rene. E se magari l’ingegnere del terzo piano ha voglia di diventare il secondo nodo della nostra minuscola rete condominale.
L’entusiasmo è contagioso.
Galvanizzata da Rifkin e dalla piccola incosciente, stasera mi sono messa seriamente ai fornelli e ho sfornato un piccolo capolavoro: petto di pollo all’arancia. Venghino, siore e siori, che c’è la spiega.
Ingredienti per 1 persona
1 petto di pollo
1 arancio non trattato e fresco [grazie, Nicola! N.d.R.]
1 tocchetto di burro
1 cucchiaio di cipolla tritata
1 cucchiaio di miele
1 pizzico di peperoncino
sale q.b.
Soffriggete nel burro la cipolla e la scorza dell’arancio grattugiata. Aggiungete il petto di pollo a tocchetti e fate rosolare mescolando spesso. Facoltativa una puntina di fecola o mezzo cucchiaino di farina. Quando il pollo è ben rosolato, aggiungete il succo dell’arancio e dopo 1 minuto il cucchiaino di miele e il peperoncino. Ancora un minuto per sciogliere il miele, e potete servire, ben bollente. Con purè di patate, se volete strafare, o insalatina di campo mista condita con olio e limone.
Lo so, Rifkin è vegetariano.
Vabbè, una cosa per volta.
