Archivio della Categoria 'Cambianeve'

Appunti per una ricerca di dati / 7

giovedì 26 agosto 2010

UPDATE delle varie ricerche sparse :)

I laureati: il MIUR ci risponde. Con una mail ampiamente copincollata immagino da altre mail simili, dalla quale nonostante l’abbia letta 3 volte e nonostante sia dotata di una intelligenza media, non cavo un ragno dal buco. Riscrivo con umile pazienza dicendo che è sicuramente colpa mia, la faccia mia sotto i piedi vostri, ma io non ho capito quale delle due fonti è (più) attendibile. Mi riscrive l’omo MIURche trattandomi con palese disprezzo mi spiega che la fonte Anagrafe Studenti è certificata, ma in essa non sono – non sono, ripeto – inseriti i dati relativi alle lauree del vecchio ordinamento  :-|  mentre la fonte Ufficio Statistica li contiene tutti. Ovviamente quella che quindi alla fine sembra essere la fonte che dovremo scegliere contiene anche i dati per noi meno favorevoli, ma vabbè. Ciliegina sulla torta, mi risponde anche Almalaurea, che stronca le nostre residue speranze (i numeri Almalaurea erano a metà fra i due numeri MIUR) rivelandoci – immaginabile, ma avevamo creduto al miracolo – che i dati provengono ogni anno da un numero di atenei sempre maggiore, ma non dalla totalità. Al momento coprono il 78% circa degli atenei italiani, ma ne coprivano meno del 40% neglianni fra il 2000 e il 2003. “A tutt’oggi mancano, ad es., gli atenei lombardi” [chissà perché, NdR] mi dice sconsolato l’interlocutore, che parla come Guccini.

I disabili: l’Istat, che ha studiato cose che nessuno vorrà mai sapere, tipo le variazioni statistiche nella produzione di colza da allevamenti biologici, ha, sui disabili, a livello di area regione, un misero studio fatto nel 2004. E basta. Ci viene il lampo di genio di rivolgerci all’INPS: tutti i disabili (e se non tutti la stragrande maggioranza) ha una pensione di disabilità pagata dall’INPS, l’INPS avrà i numeri delle pensioni che paga. Scrivo senza troppa convinzione una mail alla direzione della sede regionale. Oggi mi squilla il cellulare. E’ una mia cara amica, collega dell’Università, che infatti di mestiere fa l’avvocato. Mi chiede “se ho scritto una mail all’INPS, ieri”. Una domanda del genere fatta da un avvocato mi mette subito in agitazione: avrò offeso il direttore generale, chiedendogli volgari numeri? erano dati coperti da segreto istruttorio? ho intralciato le indagini della Finanza? Niente di tutto questo: la sorella gemella dell’avvocato (che – tra parentesi - ha il mio stesso cognome, fonte di infiniti qui pro quo nella bolgia della Federico II negli anni ’80) lavora all’INPS e sarà lei ad occuparsi di rispondermi. Miracoli del piccolo centro, e dei social network reali nati in tempi non sospetti.

Il nulla spinto, invece, dopo 16 giorni dalla richiesta e 15 dalla elaborazione dei dati, da parte dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro. La “spedizione in via ufficiale” non è probabilmente mai avvenuta. Ho scritto 4 mail di sollecito, li sto aspettando al varco per sputtanarli. I dati dell’altra provincia mi sono arrivati comodamente via fax, 7 giorni fa, senza tante storie.

Concludo con lodi lodi lodi al sistema informatico di monitoraggio regionale, che mi elabora tabelle in Excel su praticamente qualunque cosa, con infinite possibilità di estrazione di qualunque altra cosa. Con un filo di attenzione, sempre, ché la trappola è in agguato, e va scansata manualmente.

Appunti per una ricerca di dati / 6

venerdì 20 agosto 2010

E venne, infine, il giorno della resa :D

Scherzo.
Ma la tentazione è forte.
Grazie Garp per il malefico suggerimento :D

Appunti per una ricerca di dati / 5

mercoledì 18 agosto 2010

Giorno sei: e venne il giorno del dramma dei laureati. La domanda era facile, o almeno così sembrava: quanti sono stati, negli ultimi 8 anni, i laureati lucani? La definizione dell’oggetto della ricerca non sembrava nemmeno dare adito a troppe interpretazioni, era oggettivo, insomma, non vago: un laureato è uno che ha concluso il corso di studi universitari, sia esso del vecchissimo, del vecchio, del nuovo o del futuro ordinamento. C’è una certificazione, comunemente detta “pergamena di laurea”, che lo attesta, e della quale normalmente si va così fieri che si appende al muro, debitamente incorniciata in palissandro.

E invece.

Il sito del MIUR ha un bellissimo motore di ricerca sotto la voce “Anagrafe Studenti” che consente di stratificare la ricerca fin quasi al colore degli occhi dei laureati italiani. E ci spara un numero, diviso per anni, inequivocabile, tondo, bellissimo. Poi però ha anche un Ufficio di statistica”, credo collegata a dati Istat, che consente lo stesso tipo di ricerca e ci dà, drammaticamente, un secondo numero, molto ma molto diverso dal primo.

Come nel caso di diagnosi mediche infauste, decidiamo di ravanare una terza fonte, quella di Almalaurea, istituzione alla quale, mi assicurano, ogni laureando deve iscriversi prima di potersi laureare. Anche lì la ricerca è facile e veloce, ben strutturata, anche lì non passibile di interpretazioni diverse, e dà risultati divisi addirittura per tipologia di laurea: ma il numero finale è diverso, diverso dal primo e dal secondo. Diverso. E non per qualche decina di numeri, che potrebbe anche essere interpretato come un accidente statistico, uno scostamento interpretativo, una differenza nel periodo di rilevazione dei dati. Parliamo di quasi 2.000 laureati in più o in meno nei vari casi. Il che, su una popolazione di meno di 600.000 abitanti in tutto, è un numero enorme.

Cosa c’è di diverso nella rilevazione dei dati? La fonte? quale delle tre sarà più verosimile? abbiamo, senza troppe speranze, scritto ad Almalaurea, una volta scartata l’ipotesi di scrivere al MIUR, dal quale le speranza di ricevere una risposta sono nulle. Inutile specificare, credo, che in nessuno dei tre siti e sottositi si fa minimanente menzione alla metodologia di rilevazione, che forse avrebbe potuto darci qualche lume.

Ipotesi al vaglio: 
a) fare una media fra i tre numeri
b) tirare a sorte
c) usare quello a noi più favorevole
d) metterli tutti e tre, arrendendoci di fronte all’evidenza.

Appunti per una ricerca di dati / 4

martedì 17 agosto 2010

Giorno 5: con mio enorme sollievo, la mail della gentile signora mi è poi arrivata, completa. Mi dava indirizzi e riferimenti delle persone a cui rivolgermi, quindi non è stata inutile. E ad un più attento esame, anche Istat mi ha tradito: è possibile ricavare i dati dei disoccupati lucani dal 2000 al 2009, ma degli inoccupati solo fino al 2003. Quindi va a finire che le colonne dei dati non sono poi confrontabili fra loro. Ho scritto ad un collega che si occupa di valutazione, spero abbia qualche pubblicazione più aggiornata. Però – indovinate un po’? – è in ferie, quindi se ne parla a fine mese (spero).

Vorrei spendere due parole anche sul sistema di monitoraggio di cui l’ente si è dotato per la programmazione 2000 – 2006: un brillante sistema informatico client-server, dal quale perfino io sono stata capace di estrarre informazioni utili. E se non io, ci sono vari guru, in Dipartimento, capaci di entrare sotto pelle al sistema e trovare dati più approfonditi. Quando poi bisogna entrare nelle viscere, basta in genere una telefonata alla società esterna che ha curato la scrittura del software: sono gentili e disponbili, e il dato arriva in tempo – quasi – reale.

Già, ma quale dato? quello che è stato inserito, ovviamente, perchè se un dato richiesto non è stato inserito manco con computer di Gesù Bambino potremo averlo. Non farà la lista dei dati che per fretta o noncuranza NON sono stati inseriti. Vi basti sapere che per buona parte (un 50%) sono esattamente quelli che sarebbero serviti a me, oggi :D

Appunti per una ricerca di dati / 3

venerdì 13 agosto 2010

Giorni tre e quattro:  come volevasi dimostrare, i dati già pronti, già caldi, già in posizione di start per arrivare a me, MA da inviare “ufficialmente”, non sono ufficialmente ancora pervenuti. Ho scritto due mail, una sul simpatico, l’altra sul nervoso, e attendo risposte.  Al C.p.I. dell’altra provincia la mia richiesta ha provocato scompiglio, ed un prevedibile palleggiamento di responsabilità, anche con toni nervosi. Vabbè, è Agosto: alla fine della giostra mi hanno rimandato al primo dirigente cui avevo scritto, che sicuramente è partito per le Galapagos e torna a metà settembre. Pace.
Istat invece, lasciandomi idi sasso, mi invia entro 24 ore non una pergamena ma una mail con tutti i link (che funzionano, doppio stupore) ove rintracciare ciò che mi serve. Ticket chiuso, grazie, serve altro? (teniamo sempre presente che è  il 13 Agosto). Sono talmente basita che non oso rispondere.
E infine, la chicca: riscrivo a quella signora della Provincia in cui risiedo, quella tanto gentile e garbata, per chiederle altre informazioni. Ci mette due giorni a rispondere e quando lo fa – giuro, non sto scherzando, il suo reply è:

“Gentile dr.ssa Cambianeve,

e basta.
Giuro, la mail finisce così.  Ho atteso invano un seguito. Sono preoccupata: sarà svenuta? le sarà caduto un faldone sulle dita, troncandogliele di netto? avrà ricevuto una brutta notizia? Che sarà successo alla gentile signora?

Appunti per una ricerca di dati / 2

mercoledì 11 agosto 2010

Giorno due: la risposta alla mail fatta all’Osservatorio del Mercato del Lavoro si è materializzata sotto forma di un giovane che ha bussato alla mia porta. Fisicamente. Di fronte al mio stupore per la trasformazione del virtuale in reale, mi ha spiegato che lui lavora con mezzo contratto all’Osservatorio, con l’altro mezzo nei miei stessi Palazzi. Ha annotato diligentemente la richiesta, e stamattina mi arriva una mail che dice che lui li ha sì trovati, ma li ha girati alla Direttrice dell’Osservatorio, che li manderà “in via ufficiale”. La frase mi provoca brividi, perchè può voler dire fra 20 giorni, e in formato cartaceo.
Il sito dell’Istat ha molte banche dati divisi per regioni. Un bel servizio, user friendly, gratuito. Però la banca dati che servirebbe a me più di altre, se cliccata, genera l’inquietante messaggio “503 – Service Temporarily Unavailable”. Trovo l’indirizzo del centro assistenza e scrivo una mail. Mi rispondono in tempo quasi reale che effettivamente c’è un problema del server, che verrà risolto “entro il 15 settembre“.
Gasp.
E aggiunge che “per i dati che mi occorrono posso far riferimento al Contact Center“. Ho fatto tutta la sacra trafila: iscrizione, accreditamento, recupero della pw via mail, cambio della pw, accesso. Ho fatto la richiesta. Mi immagino un povero sfigato  dietro al computer, unico rimasto nella sede romana dell’Istat, con il ventilatore a pale acceso e le ragnatele che lo legano alla scrivania, che riceve la mia mail, mi maledice, e bestemmiando va curvo ad aprire polverosi faldoni mangiati dai topi per cercare i dati che mi servono, e li trascrive con una penna d’oca su pergamena, aggiustandosi gli occhialetti unti. A me “Istat” mi genera questo tipo di associazioni, che ci volete fare. Aspetto la pergamen  mail di risposta.

Appunti per una ricerca di dati

martedì 10 agosto 2010

Chi cerca i dati sono io, che pure rappresento il Palazzo per eccellenza, almeno nel ristretto ambito regionale nel quale vivo; chi dovrebbe darmeli sono altri uffici pubblici, sparsi sul territorio, presidiati da essere umani – almeno spero. Warning: questo è un post soggetto ad aggiornamenti quotidiani, perchè la strada sarà lunga e merita che io ne appunti giorno per giorno gli avvenimenti. Il post è dedicato ad Alberto Cottica, lui sa perchè (idea: potrei farne un libro dal titolo “La wikicrazia è ancora mooolto lontana”)  :D

Giorno uno: va bene, è il dieci Agosto. La gente è in ferie, non si può pretendere chissà che. Però persone che rispondono al telefono ce ne sono. Mi servono dati relativi ai Centri per l’Impiego. Voi chi avreste chiamato? Ma i Centri per l’Impiego, perbacco! che domanda scema. E infatti, l’impiegata del CpI di Potenza con cui riesco a parlare (la Direttrice, che conosco, persona molto fattiva, è purtroppo in ferie) mi dichiara immediatamente con voce schifata che loro NON HANNO i dati relativi, ad es., a quante persone hanno sostenuto i colloqui PRESSO DI LORO, e che per sapere queste cose astruse e levantine mi tocca parlare con la Provincia. Beh, penso, almeno mi rispamierò di chiamare tutti i CpI provinciali, che sono almeno tre. La signora della Provincia di cui ho avuto il nome è gentile e competente, MA mi rimanda all’Osservatorio del Mercato del Lavoro, che fa “proprio questo, di mestiere“. Cavolo, sembra pensare, li paghiamo, almeno si prendano le rogne. Il numero che mi dà però è sbagliato, e quindi sono costretta a ricorrere al sito dell’Osservatorio, nel quale l’unico numero disponibile è quello della responsabile dell’aggiornamento del sito, che quindi prevedibilmente non saprà una ceppa nè si assumerà la responsabilità di passarmi dati sensibili. E comunque, al numero che diligentemente faccio, che chissà perchè ha il prefisso di un distretto telefonico diverso da quello della città capoluogo, non risponde nessuno. Scrivo una mail. Sto aspettando una risposta.

UPDATE: la signora della Provincia gentile e competente, cui avevo chiesto la mail, e che mi aveva specificato anche che il suo nome si scrive col k, mi ha dato un indirizzo sbagliato. Ho provato anche senza k, ma è uguale. Mi toccherà richiamarla. Ma domani, perchè a quest’ora sono andati già tutti via.

(segue)

E prima ancora

mercoledì 21 luglio 2010

Cominciamo dalla fine? La fine è stato tornare nello stesso albergo, in una rovente domenica di luglio, a fare niente cercando di inghiottire il magone. E’ stato bruttissimo perchè ogni movimento mi ricordava che la vacanza era finita, e invece fino a poche ore prima non lo era ancora. Ho provato ad uscire, ma la domenica d’estate a Roma i romani se ne vanno, e la città sembra un luogo abbandonato dopo un disastro nucleare e rioccupato da alieni: cingalesi, indiani, greci, africani del mediterraneo, cinesi e poi schiere di giapponesi dietro a una giapponese con un ombrellino, americani (a tonnellate), francesi, tedeschi, slavi. Tutte le etnie del mondo, tranne gli italiani. E forse è meglio così.

Prima c’era stato l’aeroporto, il luogo che odio di più al mondo. Code per controlli sempre temuti e sempre inutili, code per passare valigie sotto un metal detector. A quel punto bisogna separarsi, il metal detector è il punto di confine fra il nodo e il suo taglio, fra chi vola verso Ovest e chi scende in treno verso sud. Il punto della massima sofferenza, poi piano piano passa. Si esibisce la sofferenza agli occhi vuoti di baristi e hostess e personale di terra con le tute arancioni che guarda, sempre più stupita che partecipe, le lacrime che non si riescono a fermare.

Prima ancora c’era stato il viaggio che dal mare porta verso la montagna passando per altre montagne, coperte di boschi, dove si indovinano i sentieri lungo i quali si arrampicarono i trecento di Carlo Pisacane, prima di morire per mano di oppressi che non volevano essere liberati. A farla in senso inverso, quella strada, sembra impossibile che porti verso il mare, tanto la montagna è erta e il bosco è fitto: eppure ad un certo punto la montagna si apre e in fondo, nell’ultimo spicchio di bosco, si vede l’azzurro. Il mare, la vacanza.

Mi ha preso una sorta di nostalgia infantile, bellissima a ritrovarsi: la gioia primordiale del primo piede messo sulla sabbia, l’odore di Coppertone e di gomma delle ciambelle e del canotto, le grida di bambini, la radio, le chiacchiere della signora dell’ombrellone affianco.  Dopo le dodici il pubblico dei bagnanti, composto in grande maggioranza da famiglie giovani con bambini piccoli e piccolissimi e da persone anziane o decrepite, risaliva verso la pineta, il fresco delle stanze, il pranzo. La spiaggia restava nostra, e la si poteva guardare dalla terrazza: il sole che fa luccicare l’azzurro, il rumore della stoffa dell’ombrellone tesa dal vento, che fa cigolare le corde con le quali l’ombrellone è legato al parapetto. Un rumore marino, se si chiudono gli occhi si può pensare di essere sulla tolda di una barca a vela, davanti solo il mare, il legno caldo sotto i piedi nudi.

L’acqua era verde o blu, a seconda delle ore del giorno, ferma come una tavola, trasparente sempre. Così trasparente che si vedeva chiaramente il fondo, alcune decine di metri sotto, così chiaramente che  evitavo di guardare di sotto per non farmi venire le vertigini, mi pareva di stare sospesa sul precipizio. Per rito e quasi scaramanzia arrivavavamo ogni giorno a nuoto alla boa che segna il confine al di qua del quale le barche a motore non possono arrivare. Ci siamo divertite a doppiarla, battendoci sopra con le nocche per farla suonare, per provare che eravamo arrivate fin là. Ci siamo arrostite al sole, e nutrite quasi esclusivamente di pesce, frutta, granite, gelati e mojito.  Vacanza, insomma.

Prima ancora c’era stata la gioia pura dell’attesa dell’arrivo, dell’avvento, che è sempre meglio dell’arrivo vero e proprio, come aveva già astutamente intuito quel gobbo secchione di Giacomo Leopardi.

E’ stato bello, comunque. Abbiamo riso moltissimo. Stasera il post mi è uscito un pò intimista e malinconico, ma le cose che ci hanno fatto ridere me le ricordo tutte. Le racconto un’altra volta, in un’altra puntata.

Come se non bastasse

domenica 27 giugno 2010

Ne ho la certezza, quasi al 100%: l’inquilina del secondo piano è anoressica. Oppure ha problemi seri con l’apparato gastrointestinale. E’ magra come un chiodo, una magrezza esagerata che le ho perfino invidiato, all’inizio. Mascherata d’inverno da cappottoni sciarpone cappelloni non ci avevo fatto caso più di tanto. Adesso, i jeans elasticizzati aderiscono come una seconda pelle a gambe fatte praticamente solo di ossa. La vedo camminare e mi stupisco di come riesca a stare in piedi: si muove cauta, come un uccellino, come se avesse paura di spezzarsi. La settimana scorsa è salita su da me per discutere un piccolo problema condominiale: era ancora più scheletrica. Gliel’ho fatto garbatamente notare, preoccupata, e lei mi ha raccontato che le è morto il cagnolino, uno yorkshire silenzioso come lei che la seguiva ovunque, senza necessità di guinzaglio. E che l’elaborazione del lutto la prendeva allo stomaco, era inappetente e effettivamente aveva perso peso. Le guardavo il volto scavato, il petto praticamente privo di seno, e pensavo che con qualche chilo in più addosso sarebbe una bella ragazza, è alta, proporzionata, le gambe lunghe, una gran massa di capelli neri e mossi. L’ho bonariamente invitata a non trascurarsi, e l’ho invitata a cena. Invito declinato, come molte altre volte.

Ma ovviamente non è tutto qui, una può essere così magra per costituzione, beata lei. 

Però l’inquilina del piano di sotto vomita, tutti i giorni, forse più volte al giorno. Uno dei pregi di questi appartamenti è che sono spesso immersi in un silenzio totale, ideale per riposare e per pensare. E in questo silenzio totale, acuito dall’ora tarda o dalla giornata festiva, io la sento distintamente vomitare, al piano di sotto. La prima volta era notte, era inverno, pensai che avesse l’influenza. Ma è successo troppe volte per essere un fatto transitorio, un malessere passeggero, un’indigestione, un virus. Ora, mentre scrivo, sento distintamente gli sforzi che sta facendo per vomitare. Non è il rumore di chi vomita suo malgrado, come succede quando si mangia qualcosa che ci ha fatto male. E’ il verso rantolante di chi sta facendo ogni sforzo possibile per tirare fuori dallo stomaco qualunque cosa possa esserci finita dentro.

Può essere tutto un equivoco, naturalmente. Può essere semplicemente una persona cagionevole di salute, o con qualche serio problema di gastrite nervosa. Però la domanda è: che faccio? faccio finta di niente e me ne frego? se glielo dico, che la sento vomitare, non peggioro la situazione, mettendola ancora più in ansia (se davvero è anoressica?) che si fa in questi casi? non ci conosciamo affatto, siamo due cortesi signore che abitano per pura combinazione da circa un anno nello stesso palazzo (fatto di soli 3 appartamenti) che condividono l’ascensore e alcuni aspetti della nostra vita: tutte e due single, tutte e due quarantenni. Ma si può essere anoressiche a 40 anni? Non è in genere un problema dell’adolescenza, che magari si protrae fino ai 25-30 anni, poi o si guarisce o si muore? Potrebbe essere un fatto sporadico, dovuto in effetti allo stress della morte del cagnolino, e io sono stata fuorviata dalle mie letture in materia? Devo chiederle se per caso non abbia perso le mestruazioni?

La strada che non presi

venerdì 18 giugno 2010

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I–
I took the one less traveled by,
and that has made all the difference.
(“The road not taken”, Robert Frost)

Le motivazioni razionali sono state affrontate con metodo razionale e direi quasi scientifico: tirare una riga su un foglio e scrivere a destra i pro (molti), a sinistra i contro (uno solo). E quindi non c’è stata partita, diciamo la verità. Anche se ci ho pensato a lungo, scassando le balle a destra e a manca, facendo il giro di tutti i miei angeli custodi, sforzandomi di immaginare tutti i più tetri scenari, anche quelli più improbabili. Ma i pro erano sempre più dei contro, o forse così mi sono voluta convincere.

Adesso però arrivano le motivazioni emotive, che sono ben più dure da affrontare. perchè lì non esistono pro e contro, ma solo cose che fanno male o dispiacciono, contro cose che non si sa ancora quanto faranno bene. Non numeri, solo stati d’animo.  Che vanno affrontati uno per uno a mani nude, in lunghe notti più o meno insonni passate a vagliare cose impalpabili e viscide come il coraggio, l’affidabilità, la lealtà, la nostalgia, il sentirsi parte di qualcosa, la nicchia ecologica che tutti noi ci siamo scavati intorno, in un modo o nel’altro, e fa fatica abbandonare.

Two roads diverged in a wood, and I–
I took the one less traveled by,
and that has made all the difference.