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La smania spostereccia

Martedì 21 Ottobre 2003

Ogni tanto - diciamo all’incirca ogni sei mesi - mi prende. Devo cambiare qualcosa nella disposizione dei mobili, se no non riesco a lavorare. Oggi è quel giorno. Il problema è che lo spazio a disposizione è limitato, e soprattutto ci sono dei vincoli oggettivi dovuti alla disposizione - assurda - delle prese di corrente e dei pin della rete. Ma credetemi, non c’è niente che mi soddisfa di più che smontare tutta la postazione, già che ci sono dare una pulita, che ci sono angoli di cui la signora delle pulizie non sospetta neppure l’esistenza, rimontarla in modo anche solo leggermente diverso, verificare che la cosa sia possibile rispettando i vincoli suddetti, riaccendere tutto e scoprire che tutto funziona. Riprendo a lavorare conl massimo dell’entusiasmo.

Oggi è stato più difficile del solito anche perchè, come nel kamasutra, c’è un limite alle posizioni che si possono provare senza rischiare di rimanere storpi. Il pc prima era al centro della scrivania. Ora è tutto a sinistra, e la colonna, che prima era sul tavolo, ora è sotto il tavolo. Così ho molto più spazio a disposizione sulla destra, per studiare - roba di ufficio o roba di scienze della comunicazione.

Però ho dovuto spostare la cassettiera, che era a sinistra, e ora è è tutta a destra; in questo modo il cassetto dell’attrezzatura - spillatrice, levapunti, gomme, matite, pinza, trincetto, cacciavite - non è più  a portata di mano. Vabbè,  ma la sedia ha le rotelle, un colpetto di piede e sono lì. Stesso discorso per il telefono. Ma quello ha anche il filo estensibile, quindi no prob. Ora il ficus benjamin, amorevolmente curato da circa tre anni  a botte di acqua, potature periodiche con forbici da ufficio, chiacchieratine amorevoli e drogamento con fondi di caffè e concime appositamente acquistato, ce l’ho propro dietro le spalle, e mi sembra di essere all’ombra di un albero, bellissima sensazione bucolica, però devo stare attenta quando mi alzo a non spingermi troppo indietro con la sedia rotellata, se no lo abbatto e addio cure amorevoli.

Sono più lontana pure dalla collega buddista, il che potrebbe essere un problema perchè spesso essa collega, quando parla con me, non so se per via della filosofia buddista o per una innata ristrosìa, tende a mormorare, e non di rado devo chiederle di ripeterle perchè non ho sentito.

Mi sa che passerò la giornata a fare dest-sinist con la sedia rotellata. Facciamo così: sperimentiamo per un paio di giorni.

Se non mi abituo, rimetto tutto come era prima.

Oppure, potrei spostare la postazione pc tutta sulla destra, però a questo punto bisognerebbe togliere il mobiletto a due ante perchè se no non ho spazio, e metterlo all’ingresso della stanza, sostituendolo con la cassettiera marrone, che non mi serve più ….

(e così via)

Perle

Mercoledì 17 Settembre 2003

1. Stiamo lavorando ad un Bando che scade domani, io e l’Architetto, ormai indissolubilmente legati a lavorare insieme per l’eternità. Facciamo la spunta di quello che manca - non manca mai un quadro sinottico, vera perversione notturna dell’Architetto, che sospetto metta quotidianamente in un quadro sinottico anche la storia della sua vita e delle sue prestazioni sessuali - quando ad un tratto lui esclama: “Ah aspetta! Manca anche il flosh kart!”  (prima che maliziose interpretazioni facciano capolino nella vostra testolina, vi comunico che il misterioso documento altro non è che il flow chart, in una personalissima pronuncia architettesca).

2. Per lo stesso bando, ci serve un curriculum corredato di copia del documento di identità del celebre Avvocato, già assurto agli onori di questa rubrica come il “rimestatore di pozzanghere”, ovvero il nulla spinto, ma molto ben vestito (si fa per dire). Dopo averlo tampinato per tre giorni, finalmente viene in ufficio e consegna il curriculum. Naturalmente manca la copia del documento di identità. “Dammelo” sospiro paziente “Te la faccio io, la copia”. Fruga in una tasca. Poi nell’altra. Tasche della giacca. Taschino della camicia. Tira fuori un quadratino di carta blu ed esala: “La carta d’indentità non la porto mai, con me.. questo non va bene?”  Il quadratino blu è il tesserino di riconoscimento dell’Ordine degli Avvocati della mia città, una prestigiosa istituzione seconda solo al Peppino Gagliardi Fan Club. Abbiamo dovuto tampinarlo altri due giorni per avere un fax con la famosa fotocopia. Ovviamente è pressochè illeggibile.

3. Questa è di Peppe Barra, non c’entra niente ma è fantastica:  “Il pero fa la pera, il melo fa la mela, il fico fa … ECCEZIONE!!”