Archivio della Categoria 'aiuto!'

Monday blues

Lunedì 21 Aprile 2008

Esco di casa.
In mano ho: il cellulare, le chiavi di casa, le chiavi della macchina, la valigetta professionale, una busta con una vecchia teglia da buttare.
Mi avvicino al cassonetto, butto la busta dentro e la sento con soddisfazione fare un rumore di ferraglia, segno che il cassonetto è vuoto.
Mi bastano pochi secondi per realizzare che il peggiore dei miei incubi si è materializzato: insieme alla monnezza, ho buttato nel cassonetto anche le chiavi della macchina. Quello che segue è il resoconto della pantomima in due atti (o un atto con un prologo) necessari al - ve lo dico subito, ce l’ho fatta - recupero delle preziose chiavi, che come forse qualcuno ricorderà sono anche le uniche che ho, avendo smarrito irrimediabilmente l’altra copia circa un anno fa nei prati del Pantano. Quando si dice l’attenzione verso le proprie cose.

PROLOGO: esaminiamo con calma la situazione, ok? no panico. Apro il cassonetto con due mani e facendo partire la prima ernia. Il cassonetto è vuoto, questo già lo sapevo, e questo è un bene perchè le chiavi sono lì, ben visibili sul fondo, non devo mettermi a rimestare nella munnezza, almeno. E questo è pure un male, però, perchè il fondo del cassonetto è ben lontano dalla portata delle mie braccia. Forse se faccio un pi-cco-lissimo sfor….

CLANG!

Oltre all’ernia, ho rischiato solo di cadere dentro il cassonetto o in subordine di essere decapitata dal coperchio. Mi serve qualcosa che tenga alzato il coperchio. La fila di persone che, facendo finta di aspettare l’autobus, si sta godendo la scena, comincia a lusingarmi.

ATTO UNICO: fermo il coperchio con un bidone di vernice vuoto, per fortuna i dintorni del cassonetto sono disseminati di qualunque fetenzia vi venga in mente, perchè usare un cassonetto quando si può abbandonare tutto comodamente in giro? l’ernia, che prima era solo un accenno, diventa realtà.
Aiutandomi con un ombrello rotto dopo soli 20 minuti di pesca sportiva tipo luna park e uan bella fila di bestemmioni recupero le agognate chiavi. Al 10° minuto una ragazza si avvicina, mi chiede scusa e butta nel cassonetto a sua volta una busta di immondizia, dalla quale mi scanso appena in tempo. Mi sorride appena un pò imbarazzata e se ne va.
La scena di una gentile signorina bionda in tailleur che pesca in un cassonetto dell’immondizia, spenzolata dentro per metà, deve aver dato parecchio da pensare a lei e ai miei vicini di casa su quanto è dura la vita, e su quanto persone insospettabili siano costrette a frugare nell’immondizia per mangiare.

Alla fine sfanculo tutto e tutti, recupero borsa borsetta e ammennicoli e vado verso la macchina facendo la linguaccia a quelli della fermata dell’autobus che continuavano a guardare. Non è stato un grandioso inizio di settimana, no, direi di no.

L’importante è non farsi notare

Sabato 19 Aprile 2008

Il club dei marchesi del grillo (“io sò io e voi nun siete un cazzo”) si arricchisce da ieri di un nuovo e prestigioso membro, uno con cui avevo lavorato dieci anni fa e che avevo completamente rimosso, ora ricordo anche perchè.

Presenta il suo lavoro ad una platea di esperti, anche se junior, magnificandosi ogni tre minuti e attribuendosi anche ricerche geniali e dal risultato sconcertante, ad esempio quelle relativa alla curva dell’attenzione (“ho scoperto [??] che sale fino ai 40-45 minuti circa e poi comincia a scendere, e bisogna inventarsi qualcosa per farla risalire”).

Ma non mi dire.

La città svedese del celebre accordo comunitario sull’ambiente per lui è Gioteborg  (ohh ggesù) e saltella nervoso con gli occhi spiritati ed iniettati di sangue per la sala mentre descrive il suo lavoro - il lavoro di tutti quelli che gli stanno seduti di fronte - come una sorta di missione sociale eroica, nella quale si vince o si perde (e se si perde ci si va a fare una striscia di coca, si direbbe guardandolo).

Quando arriva al punto in cui racconta come la sua missione gli sia stata data direttamente da Dio sul monte Tabor, scolpita su due tavole di pietra, raduno gli appunti - pur utili, lo giuro - e vado a fare un pò di telefonate.

Dopo di lui arriva uno ancora più interessante, ma ad un certo punto dice best practais, e allora capisco che la giornata è finita.

Voto o non voto?

Mercoledì 9 Aprile 2008

Le cose che NON voglio, a proposito del voto del 13 Aprile, sono incompatibili fra loro, e mi portano in un vicolo cieco.

  • NON voglio non andare a votare –> allora vai, e chi voti? PD?
  • NON voglio votare PD, i candidati che eleggerei sono veramente improponibili –> allora vai, e vota Sinistra Arcobaleno: voto di protesta, pur sempre a sinistra. Ok, però
  • NON voglio disperdere il voto –> allora vai, e per estrema protesta vota PdL. A parte che un’ipotesi del genere  mi fa veramente vomitare, e farei rivoltare nella tomba il povero nonno sindacalista della CGIL nel 1952 , e prenderebbero fuoco da sole le sue tessere del PC che gelosamente custodisco, c’è il fatto che
  • NON voglio far vincere quel trombone di Berlusconi –> allora non andare a votare
  • e il cerchio si chiude.

      Aggiornamento:
  • NON voglio arrivare fin là ed annullare la scheda, mi pare una baggianata totale e già so che odierò chi lo farà, perchè a me farà perdere due ore di tempo (basta un seggio con scrutatori poco preparati al caso) e a loro li farà solo sentire fighissimi, ma non cambieranno una ceppa di nulla
  • In questa circostanza, andare come al solito a votare tappandosi per la centesima volta il naso è - mi si perdoni la metafora non finissima - scegliere chi ce l’ha più piccolo perchè ti faccia meno male quando ti si inchiappetterà.

    Non è che una vuole gli applausi ..

    Giovedì 3 Aprile 2008

    … però due mail proveniente dalla Kapa in ciascuna delle quali si viene cazziati alla grande per due cose diverse, che si pensava di aver fatto nel migliore dei modi possibili, non è che proprio dia una spinta decisiva all’autostima.

    E comunque arrivare a prendersela in quel modo con due che non sono l’ultima ruota del carro, sono proprio i fanalini a petrolio attaccati dietro all’ultima ruota, mi pare veramente significativo dello sclero generale, nonchè chiaro indizio della guerra termonucleare globale che sta attraversando l’insano ufficio pubblico nel quale mi pregio di prestare la mia attività lavorativa.

    Motti del giorno:
    “Calatu juncu, ca passa la china”
    “Col culo degli altri, tutto sono buoni a fare i ricchioni”

    Eppure è facile

    Martedì 1 Aprile 2008

    Dopo aver visto negli anni della mia gioventù centinaia di tetrapak sventrati da mio padre, e aver rilevato lo stesso identico genere di sventramento praticato da un ospite che si era gentilmente offerto di preparare la colazione, sono giunta ad una conclusione: gli uomini non sanno aprire le buste del latte.

    Un serata di fine Ottobre

    Mercoledì 29 Ottobre 2003

    Una pizza con due amiche, di quelle che ti conoscono da talmente tanto tempo da non avere bisogno di niente per capirti, un nome, una battuta e le quindicenni che eravamo sono di nuovo lì a ridere come venti anni fa. C’è anche un uomo, un pò estraneo alle nostre chiacchiere di provincia, lui viene dalla capitale, ma mi sembra non si stia annoiando.

    Fuori c’è il diluvio. La pizzeria è in campagna, andiamo via ridendo, due per macchina, attenti a non perderci di vista nel torrente che è diventata la strada.

    Quando cominci a riconoscere di nuovo i luoghi, piove un pò meno. La strada è lucida, sparpagliata di foglie morte, schizzata della luce gialla dei lampioni. Vai piano, assaporando la sensazione di pienezza e serenità che questa serata ti ha dato. I pensieri fanno un loop ed ecco, così, all’improvviso, fra il muretto della strada e l’incrocio pericoloso, ti rendi conto che stasera nemmeno per mezzo secondo hai pensato ai tuoi malesseri, alle tue paure, non hai paura a tornare a casa, sguazzi tranquilla nelle pozzanghere alzando muri d’acqua con la Cinquecento e ridendo come una bambina.

    Ridi pensando alla serata trascorsa, ridi pensando a lui che oggi pomeriggio ti ha fatto ridere fino a sentirti male, per motivi così futili che a spiegarli non riderebbe nessuno.

    Ecco, questo dovrebbe essere parte della cura. Ridere, ridere molto, se ci riesce. Aiuta, credetemi.

    Il male oscuro / 2

    Martedì 28 Ottobre 2003

    Ha ragione mio fratello (come sempre). Posso recuparere tutto il mio élan vital e la mia gioia di vivere se riesco ad enumerare e vivisezionare con freddezza e precisione i molteplici strati ansiogeni, a farne una carta d’identità, foto, nome, cognome, causa, tempo di permanenza nella mia vita, separarli gli uni dagli altri - intrecci e fusioni sono all’ordine del giorno, e talvolta gli strati sono invecchiati e si sono incancreniti - e affrontarli uno per volta, tentando di mandarli affanculo a pedate.

    Cominciamo dalle cose semplici: una visita specialistica mi ha assicurato che ho ancora lunghissima vita davanti, e 5 giorni di antibiotico locale e per bocca risolveranno brillantemente il problema. Quel menagramo del mio medico curante è scettico sulla diagnosi, ma in onore del mio nuovo corso emotivo ho deciso che non me ne strafotte niente. Domani vado a fare un check up generale, e poi vediamo.

    Per oggi potrebbe bastare. Stasera ho gli esercizi di respirazione shiatzu, ieri sera mi sono addormentata come un infante davanti a Marco Paolini, per poi risvagliarmi sul finale del monologo, che non mi sarei persa per nulla al mondo.

    Un pezzetto al giorno.

    Un problema alla volta.

    Il male oscuro / 1

    Lunedì 27 Ottobre 2003

    Quando ho letto questo meraviglioso libro avevo una quindicina d’anni, e ricordo distintamente che i malesseri di origine psicosomatica ma drammaticamente reali del protagonista mi sembravano banali e facilmente risolvibili. Come si fa a cadere in depressione per un male fisico che in realtà non c’è? Può la paura avere tutto questo potere? Ma no, dai. Un bel respiro e la vita sorride. Le persone che passano di questi guai devono essere già un pò squilibrate per i fatti loro. E comunque, come è scritto bene, Berto è bravissimo. Ecco, questi erano più o meno i pensieri con i quali liquidavo il problema.

    Non la penso più così.

    Ho scoperto sulla mia fragile pelle che la paura dell’ignoto può trasformare una cazzata in un serio problema, con il quale non si riesce più a convivere, perchè la paura e la depressione che ne consegue si installano dentro, si annidano un atomo alla volta negli angoli più nascosti del nostro io, e a lì cominciano a rosicare, come tarli.

    E’ fuori tema, lo so, ma spero che scriverlo mi basti a mettere ordine nei pensieri, e liberarmi un poco dalla morsa dell’angoscia, anche se per farlo compiutamente devo dire cose che avrei preferito non dire. Vabbè, le accennerò soltanto, so io che cosa sto dicendo.

    Ho un problema fisico recidivante, iniziato un paio di anni fa e che si ripresenta con diabolica costanza un paio di volte all’anno. Curato con prodotti locali, ogni volta si è ripresentato in una forma leggermente più seria della volta precedente, fino a richiedere cure antibiotiche. In questi giorni è tornato, e insieme a lui un effetto secondario che apparentemente non c’entra nulla, ma che invece deve entrarci per forza, perchè le due cose arrivano sempre insieme. Tutto ad un tratto sento una specie di grosso brivido, che mi prende tutta, e per un paio di secondi sento che sto per svenire. Subito dopo il cuore comincia ad andare all’impazzata. Dopo pochi minuti tutto torna normale.

    Però.

    Però non posso dirlo a nessuno, perchè non voglio spaventare i miei; l’ansia cresce, ho paura di stare in piedi perchè potrei sbattere a terra. Ho paura di mettermi a letto e ho paura di chiudere gli occhi e cercare di dormire perchè ho paura di non svegliarmi più. Si ingenera un circolo vizioso che contribuisce ad iniettare altra ansia, e sto sempre peggio.

    Come faccio a dire che è un fatto psicosomatico? Per una serie di considerazioni empiriche:

    1. la crisi mi viene SEMPRE quando sono a casa. E la “casa” e la “famiglia” sono per me foriere di ansie di ogni genere: ho paura che i miei possano ammalarsi, ho paura che ci possano portare via la casa per un problema di debiti, mi mette ansia l’atteggiamento lassista di mio padre nei confronti dei problemi - sempre rimandare, mai affrontare, finchè non è troppo tardi - mi mette ansia questa vita da figlia di famiglia dalla quale non so staccarmi per complicatissmi motivi consci e inconsci.

    2. la crisi non mi viene MAI quando lavoro, quando esco con gli amici, quando ho ospiti a pranzo o a cena, quando sono fuori città il fine settimana, anche se in queste ultime occasioni sono sola anche di notte e quindi a rigore ci dovrebbero essere molti più motivi di preoccupazione per me stessa e per la mia salute.

    3. sono quasi alla fine di un periodo nel quale si sono stratificate molte sofferenze e preoccupazioni, quelle già descritte, più altre personali, e come ho già detto anche in questo blog, fare il cuscinetto ammortizzatore, e fare l’olio lubrificante per fare in modo che tutti possano essere felici, mi sta ammazzando.  Nascondo segreti: cose mie che non posso dire ai miei genitori nè agli amici, se non a pochissimi, tristezze e ansie altrui che non posso socializzare, che mi devo tenere per me, facendomene carico, un colpo al cerchio e uno alla botte, mediare, mediare sempre, non rompere mai, fare in modo che altri possano non rompere fra loro.

    Va bene, se lo sai, che è un fatto psicosomatico, metà del problema è risolto, giusto?

    Non lo so.

    Il brivido mi prende a tradimento, quando non me lo aspetto, e ogni volta non so quanto durerà. Come una scossa di terremoto: iniziano a vibrare i vetri, il lampadario oscilla, tu sai che è il terremoto e la cosa può finire lì, oppure aumentare, i vetri spaccarsi, i muri creparsi, la casa crollare in un rombo senza fine.

    Come farò a guarire dal male oscuro? Appurato che il mio problema fisico è una stupidaggine, cambiato magari specialista e trovatone uno che mi risolva il problema di queste infezioni periodiche, passeranno anche le crisi di ansia? Ho bisogno di psicoterapia? di yoga? di cambiare vita? cambiare casa? abbandonare la mia famiglia al suo destino? fregarmene della felicità universale? e saprò farlo?

    Ho paura a spegnere il pc e tornare a casa, stasera. E se chiamassi un’amica e andassi a bere una birra? Mi imbriaco, torno a casa e mi schiatto a letto con un salto, op. Ma posso fare questo tutte le sante sere? Ho bisogno di un diversivo per imbrogliare e confondere l’ansia, e tenerla relegata in un angolino, inoffensiva.

    Aiuto.

    La smania spostereccia

    Martedì 21 Ottobre 2003

    Ogni tanto - diciamo all’incirca ogni sei mesi - mi prende. Devo cambiare qualcosa nella disposizione dei mobili, se no non riesco a lavorare. Oggi è quel giorno. Il problema è che lo spazio a disposizione è limitato, e soprattutto ci sono dei vincoli oggettivi dovuti alla disposizione - assurda - delle prese di corrente e dei pin della rete. Ma credetemi, non c’è niente che mi soddisfa di più che smontare tutta la postazione, già che ci sono dare una pulita, che ci sono angoli di cui la signora delle pulizie non sospetta neppure l’esistenza, rimontarla in modo anche solo leggermente diverso, verificare che la cosa sia possibile rispettando i vincoli suddetti, riaccendere tutto e scoprire che tutto funziona. Riprendo a lavorare conl massimo dell’entusiasmo.

    Oggi è stato più difficile del solito anche perchè, come nel kamasutra, c’è un limite alle posizioni che si possono provare senza rischiare di rimanere storpi. Il pc prima era al centro della scrivania. Ora è tutto a sinistra, e la colonna, che prima era sul tavolo, ora è sotto il tavolo. Così ho molto più spazio a disposizione sulla destra, per studiare - roba di ufficio o roba di scienze della comunicazione.

    Però ho dovuto spostare la cassettiera, che era a sinistra, e ora è è tutta a destra; in questo modo il cassetto dell’attrezzatura - spillatrice, levapunti, gomme, matite, pinza, trincetto, cacciavite - non è più  a portata di mano. Vabbè,  ma la sedia ha le rotelle, un colpetto di piede e sono lì. Stesso discorso per il telefono. Ma quello ha anche il filo estensibile, quindi no prob. Ora il ficus benjamin, amorevolmente curato da circa tre anni  a botte di acqua, potature periodiche con forbici da ufficio, chiacchieratine amorevoli e drogamento con fondi di caffè e concime appositamente acquistato, ce l’ho propro dietro le spalle, e mi sembra di essere all’ombra di un albero, bellissima sensazione bucolica, però devo stare attenta quando mi alzo a non spingermi troppo indietro con la sedia rotellata, se no lo abbatto e addio cure amorevoli.

    Sono più lontana pure dalla collega buddista, il che potrebbe essere un problema perchè spesso essa collega, quando parla con me, non so se per via della filosofia buddista o per una innata ristrosìa, tende a mormorare, e non di rado devo chiederle di ripeterle perchè non ho sentito.

    Mi sa che passerò la giornata a fare dest-sinist con la sedia rotellata. Facciamo così: sperimentiamo per un paio di giorni.

    Se non mi abituo, rimetto tutto come era prima.

    Oppure, potrei spostare la postazione pc tutta sulla destra, però a questo punto bisognerebbe togliere il mobiletto a due ante perchè se no non ho spazio, e metterlo all’ingresso della stanza, sostituendolo con la cassettiera marrone, che non mi serve più ….

    (e così via)

    E infatti …

    Martedì 21 Ottobre 2003

    .. non è durata manco ventiquattr’ore. Troppe difficoltà dovute al fatto che sono destra - come ha argutamente rilevato la buddista - e quindi devo avere il mouse a destra. Quindi, i documenti da consultare mentre lavoro devono stare a sinistra. Adesso ho spostato la postazione pc tutta a destra. Ho potuto quindi rimettere dove stavano prima molte delle mie attrezzature vitali: la cassettiera (a sinistra) il telefono (a destra). Ho sloggiato una vecchia stampante guasta - basterebbe chiamare il tecnico, ma non l’ha fatto nessuno finora e a me non serve - e ho recuperato posto per telefono, guida telefonica, carta riciclata per disegnare fiorellini o cazzucci nei momenti di stanca della creatività.

    La chiudo qui, mi sono fatta due palle così da sola e quindi immagino anche i miei affezionati lettoriÂ