Il problema è che io sogno

Potenza

Il mio problema è che io sogno. E non mi rassegno alla realtà, per questo sono diventata così incazzosa e polemica sui social network.

Io sogno una cittadinanza coesa e solidale, in questo momento così tetro per la mia amata città natale. Una cittadinanza che la smetta di recriminare, di borbottare, di addossare colpe (che sicuramente ci sono, ma a che serve farne l’elenco?), di chiedere ad altri di assumersi responsabilità.

Sogno una cittadinanza che invece se la assuma in proprio, la responsabilità della qualità della vita cittadina.

Questo prezioso articolo di Sara Lorusso su Il Quotidiano fa chiarezza sulle cifre connesse al dissesto di bilancio. Sono circa 30 milioni di euro, che in mancanza di altro verranno recuperati con tagli dolorosissimi (prepensionamenti e licenziamenti, per dirne uno). I risparmi ovviamente riguardano i servizi, anche quelli essenziali.

E’ tanto assurdo pensare che alcuni di questi servizi vengano svolti in maniera sussidiaria dai cittadini?

E’ tanto assurdo pensare che nelle scuole il servizio mensa venga garantito dalle famiglie, cucinando a turno un pasto caldo per la classe dei propri figli? E’ tanto assurdo pensare che si avvi una raccolta differenziata condominiale finalmente seria, non quella semi pagliacciata che facciamo adesso, e che venga riciclato il riciclabile? E’ tanto assurdo pensare a forme massicce di car sharing che sopperiscano al taglio dei trasporti pubblici? E’ tanto assurdo pensare a famiglie / condomini / gruppi che si prendano cura del verde pubblico, una aiuola per ciascuno? o che si prendano cura del marciapiede davanti casa? trovare una, due , dieci aziende edili che rattoppino le strade, gratis, chiedendo in cambio il nome dell’azienda scritto all’inizio di quei 20 metri rattoppati gratis? E’ tanto assurdo pensare a supermercati che collaborino con associazioni di volontariato per mettere  a disposizione prodotti in scadenza, non più scaffalabili, così da risparmiare su assegni di solidarietà e varie?

L’Amministrazione Comunale avrebbe, dal canto suo, il compito di abilitare i cittadini a fare. Lo dico meglio: il Comune non dovrebbe rompere con richieste di permessi, multe, “questo non si può fare”, vigili urbani che fermano lavori. Siamo in guerra, dunque servono normative straordinarie, del tutto temporanee.

Insomma sogno una cittadinanza intera coesa e solidale – lo ripeto – che per il tempo necessario si faccia carico dei servizi (tutti? una parte? un pezzettino?) che il Comune non può più garantire, o non a quei costi, almeno. Chissà, magari ci prendiamo gusto, e continuiamo ad essere coesi e solidali anche dopo, quando il debito sarà ripianato. Non facciamo altro che parlare di resilienza, di resistenza di una cittadinanza alle botte della vita, alla sua capacità di uscire dal tunnel più bella di prima.

Ecco, cari concittadini: questo è il nostro tunnel. Come dopo il terremoto. E adesso abbiamo possibilità di contatto e comunicazione che nel 1981 non avevamo.

Io continuo a sognare, e intanto, nel mio piccolissimo, provo a fare.

[La foto è di Michele Franzese]

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