Facciamo il punto (sottotitolo: senza capo nè coda)

  1. forse compro un iPad
  2. è un inverno assurdamente caldo, ha fatto caldo finora ma si guasterà farà freddo e verrà forse perfino la neve esattamente in concomitanza con l'arrivo di mia sorella. Così, giusto per farci stare un po' con le palle in mano
  3. UDMV si ostina a ignorarmi e a non voler riconoscere che sono io la DDSV. Quando verrai da me piangendo a dirmelo implorandomi di darti un'altra possibilità, sarà troppo, troppo tardi. Sappilo
  4. ho speso un botto in sciarpe e foulard, quest'inverno: non ci posso fare niente, è una droga, è più forte di me, le adoro, ne ho di tutti i generi prezzi materiali colori fantasie
  5. ho finito gli acquisti di regali natalizi ben prima di Natale, riuscendo, come mi ero ripromessa, ad evitare le corse disperate dell'ultimo minuto e gli acquisti tanto per
  6. a Natale mi regalo un iPad. Se trovo risposte convincenti a tutte le domande e se riesco a bilanciare il parere degli entusiasti con quello dei detrattori (Jobs, come è noto, o lo si odia o si ama)
  7. tutti parlano della timeline di Facebook ma io ho ancora la vecchia versione. Dal che è evidente che Zuckerberg mi odia
  8. quando avrò l'iPad, mi servirà ancora un BlackBerry? domanda che mette in moto mozioni affettive e quindi non ci voglio pensare perchè va bene le novità, ma i vecchi amori non possono finire così. Mi ha fatto più compagnia lui negli ultimi tre anni di qualunque altro essere umano (no, non lo voglio un gatto, non mi piacciono gli animali)
  9. stasera c'è vento, tanto vento, una bufera di vento. Io odio il vento, mi innervosisce il rumore delle imposte che sbattono e delle serrande che gemono e delle cose che cadono e rotolano il fischio nelle finestre che non chiudono bene. Stanotte non dormirò e resterò a pensare all'iPad al maltempo a UDMV e al biglietto del Superenalotto che ho giocato e ancora non so se ho vinto (seeehh figuriamoci. Però fino a domani ci posso ancora sperare, e sperare è importante)
  10. ma mi servirà davvero un iPad?
  11. stasera ho usato i prodotti che ho comprato ieri – spendendo un altro mezzo botto – nella profumeria di una amica (una di quelle persone che conosci da sempre e poi ritrovi e riscopri così, senza sapere come è successo – grazie sempre facebook e social network vari). Saponi per detergere il viso, cremine idratanti. Ho una pelle da urlo,  stasera,  sembro Cenerentola la sera del ballo. Bibidibobidibù
  12. chi siamo? dove andiamo? quando arriviamo? perchè siamo partiti?
  13. buonanotte, vado a (non) dormire. E a sognare iPad che rotolano portati via dal vento.

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Di Rifkin, di piccole incoscienze rivoluzionarie e di polli all'arancia

E niente, sono qui dopo aver ascoltato Jeremy Rifkin, stamattina, che ci dice che siamo sull'orlo del baratro (anche lui!) e l'unica soluzione sono le energie alternative e la green economy. Partire dal piccolo, dall'ognuno per sè, poi diventare piccoli nodi di una minuscola rete, poi le reti possono collegarsi fra loro, e diventare città, e le città provincie e regioni, e nazioni.

E mondo.
Il mondo è nelle nostre mani.
Cosa stiamo aspettando? non occorre che ci pensi  il governo, o la politica (che difatti Rifkin ha ignorato, volgendo ostentatamente le spalle al tavolo delle istituzioni): se io domani decido di mettere celle solari al mio appartamento, ho dato  il mio piccolo contributo. Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità.

Il momento più bello della mattinata (che ovviamente nessuna cronaca ufficiale riporterà) è stato quando, sollecitati a fare domande, dalla platea di universitari si è alzata una ragazzina minuscola che in un buon inglese ha detto

Mr. Rifkin, lei parla di green economy come dell'unica risorsa possibile per il futuro. Ma i nostri governanti, che sono alle sue spalle, sono ancora fortemente focalizzati suòla risorsa “petrolio”. Per favore, potrebbe dire loro qualcosa?“.

Boato.
Applausi scroscianti.
Il tavolo delle istituzioni con facce sul verdognolo.
Brava, ragazza.
Ma neppure Rifkin ha affondato, si è limitato a ripetere che la rivoluzione green è bottom up.
“People have the power”, come canta la sua quasi coetanea (come vola, il tempo) Patti Smith.

(alzate le casse, e e provate a dire che non vi viene voglia di ballare)

Sarà per Rifkin, sarà per non lasciare isolata quella voce giovane e incosciente eppure così forte della sua semplicità, così lampante e serena, domani viene da me un amico che si occupa di impianti ad energia solare per privati. Voglio vedere se si può mettere il solare per riscaldare e portare l'acqua calda in mansarda, e se il preventivo è umano o mi devo vendere un rene. E se magari l'ingegnere del terzo piano ha voglia di diventare il secondo nodo della nostra minuscola rete condominale.

L'entusiasmo è contagioso.
Galvanizzata da Rifkin e dalla piccola incosciente, stasera mi sono messa seriamente ai fornelli e ho sfornato un piccolo capolavoro: petto di pollo all'arancia. Venghino, siore e siori, che c'è la spiega.

Ingredienti per 1 persona
1 petto di pollo
1 arancio non trattato e fresco [grazie, Nicola! N.d.R.]
1 tocchetto di burro
1 cucchiaio di cipolla tritata
1 cucchiaio di miele
1 pizzico di peperoncino
sale q.b.

Soffriggete nel burro la cipolla e la scorza dell'arancio grattugiata. Aggiungete il petto di pollo a tocchetti e fate rosolare mescolando spesso. Facoltativa una puntina di fecola o mezzo cucchiaino di farina. Quando il pollo è ben rosolato, aggiungete il succo dell'arancio e dopo 1 minuto il cucchiaino di miele e il peperoncino. Ancora un minuto per sciogliere il miele, e potete servire, ben bollente. Con purè di patate, se volete strafare, o insalatina di campo mista condita con olio e limone.

Lo so, Rifkin è vegetariano.
Vabbè, una cosa per volta.

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