Come se non bastasse

Ne ho la certezza, quasi al 100%: l’inquilina del secondo piano è anoressica. Oppure ha problemi seri con l’apparato gastrointestinale. E’ magra come un chiodo, una magrezza esagerata che le ho perfino invidiato, all’inizio. Mascherata d’inverno da cappottoni sciarpone cappelloni non ci avevo fatto caso più di tanto. Adesso, i jeans elasticizzati aderiscono come una seconda pelle a gambe fatte praticamente solo di ossa. La vedo camminare e mi stupisco di come riesca a stare in piedi: si muove cauta, come un uccellino, come se avesse paura di spezzarsi. La settimana scorsa è salita su da me per discutere un piccolo problema condominiale: era ancora più scheletrica. Gliel’ho fatto garbatamente notare, preoccupata, e lei mi ha raccontato che le è morto il cagnolino, uno yorkshire silenzioso come lei che la seguiva ovunque, senza necessità di guinzaglio. E che l’elaborazione del lutto la prendeva allo stomaco, era inappetente e effettivamente aveva perso peso. Le guardavo il volto scavato, il petto praticamente privo di seno, e pensavo che con qualche chilo in più addosso sarebbe una bella ragazza, è alta, proporzionata, le gambe lunghe, una gran massa di capelli neri e mossi. L’ho bonariamente invitata a non trascurarsi, e l’ho invitata a cena. Invito declinato, come molte altre volte.

Ma ovviamente non è tutto qui, una può essere così magra per costituzione, beata lei. 

Però l’inquilina del piano di sotto vomita, tutti i giorni, forse più volte al giorno. Uno dei pregi di questi appartamenti è che sono spesso immersi in un silenzio totale, ideale per riposare e per pensare. E in questo silenzio totale, acuito dall’ora tarda o dalla giornata festiva, io la sento distintamente vomitare, al piano di sotto. La prima volta era notte, era inverno, pensai che avesse l’influenza. Ma è successo troppe volte per essere un fatto transitorio, un malessere passeggero, un’indigestione, un virus. Ora, mentre scrivo, sento distintamente gli sforzi che sta facendo per vomitare. Non è il rumore di chi vomita suo malgrado, come succede quando si mangia qualcosa che ci ha fatto male. E’ il verso rantolante di chi sta facendo ogni sforzo possibile per tirare fuori dallo stomaco qualunque cosa possa esserci finita dentro.

Può essere tutto un equivoco, naturalmente. Può essere semplicemente una persona cagionevole di salute, o con qualche serio problema di gastrite nervosa. Però la domanda è: che faccio? faccio finta di niente e me ne frego? se glielo dico, che la sento vomitare, non peggioro la situazione, mettendola ancora più in ansia (se davvero è anoressica?) che si fa in questi casi? non ci conosciamo affatto, siamo due cortesi signore che abitano per pura combinazione da circa un anno nello stesso palazzo (fatto di soli 3 appartamenti) che condividono l’ascensore e alcuni aspetti della nostra vita: tutte e due single, tutte e due quarantenni. Ma si può essere anoressiche a 40 anni? Non è in genere un problema dell’adolescenza, che magari si protrae fino ai 25-30 anni, poi o si guarisce o si muore? Potrebbe essere un fatto sporadico, dovuto in effetti allo stress della morte del cagnolino, e io sono stata fuorviata dalle mie letture in materia? Devo chiederle se per caso non abbia perso le mestruazioni?

La strada che non presi

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I–
I took the one less traveled by,
and that has made all the difference.
(“The road not taken”, Robert Frost)

Le motivazioni razionali sono state affrontate con metodo razionale e direi quasi scientifico: tirare una riga su un foglio e scrivere a destra i pro (molti), a sinistra i contro (uno solo). E quindi non c’è stata partita, diciamo la verità. Anche se ci ho pensato a lungo, scassando le balle a destra e a manca, facendo il giro di tutti i miei angeli custodi, sforzandomi di immaginare tutti i più tetri scenari, anche quelli più improbabili. Ma i pro erano sempre più dei contro, o forse così mi sono voluta convincere.

Adesso però arrivano le motivazioni emotive, che sono ben più dure da affrontare. perchè lì non esistono pro e contro, ma solo cose che fanno male o dispiacciono, contro cose che non si sa ancora quanto faranno bene. Non numeri, solo stati d’animo.  Che vanno affrontati uno per uno a mani nude, in lunghe notti più o meno insonni passate a vagliare cose impalpabili e viscide come il coraggio, l’affidabilità, la lealtà, la nostalgia, il sentirsi parte di qualcosa, la nicchia ecologica che tutti noi ci siamo scavati intorno, in un modo o nel’altro, e fa fatica abbandonare.

Two roads diverged in a wood, and I–
I took the one less traveled by,
and that has made all the difference.

Era meglio morire da piccoli

E’ sicuramente per un intento brunettianamente punitivo che il combinato disposto fra il caffè della macchinetta (ingredienti: acqua, caffè in polvere, cozze, Viakal) e uno snack preso alla medesima macchinetta (ingredienti: cioccolato [tracce], grassi idrogenati, cemento a presa rapida, calce viva, coloranti, merda di piccione) faccia passare brutti quarti d’ora gastrointestinali a chi si azzarda al consumo.

Così imparate a voler fare una pausa senza uscire dall’edificio, bastardi scansafatiche.