Chi lascia la via vecchia

Ufficio, 11 Maggio 2010, mattina

Compagno di stanza: “Ma porc.. il pc non si accende più. Morto.”
Io: “Hai provato a fare così? a fare cosà? cambiato la ciabatta? chiamato un esorcista?”

[N.d.R.: i nostri pc ci sono stati gloriosamente dati in dotazione a Maggio 2004, quando facevamo il nostro trionfale ingresso nel dorato mondo dei precari della Pubblica Amministrazione. Li abbiamo gelosamente custoditi e manutenuti finora, ma se è vero che un pc diventa obsoleto ogni sei mesi, i nostri sono morti che camminano]

Compagno di stanza: “Si, fatto così e cosà, è morto. Chiamo l’assistenza”

Dopo un’ora il tecnico è nei nostri uffici. Constata pigramente che effettivamente il pc sembra morto, se lo porta. Dopo 24 ore arriva con un pc nuovo di zecca, compresi tastiera e schermo piatto megafico 16:9 granduff lupmann. Constato il solertissimo cambio e chiamo a mia volta l’assistenza.

Io: “Ho visto che avete cambiato il pc al mio collega perchè era rotto. Il mio funziona (a criceti, ma funziona): però se gli do una martellata, così da ammortarlo per sempre, lo venite a cambiare anche a me?
Tecnico (risatina): “Signo’, non c’è bisogno di prenderlo a martellate. Fate una richiesta, fatela controfirmare da capufficio, Direttore, Presidente della Repubblica, Gesù Cristo in persona e poi mandatecela per fax”.

Faccio religiosamente tutta la trafila, compresa la firma di Nostro Signore. Spedisco il fax.
E’ venerdì 14 Maggio 2010.

Ufficio, 24 Maggio 2010.

Io: “Scusate, avevo mandato una richiesta di sostituzione del pc obsoleto. Sono passati dieci giorni. A che punto siamo?
Tecnico: “Quando l’avete mandata?”
Io: “Dieci giorni fa”
Tecnico: “Non la trovo. Rimandatemela”

La rimando.

Ufficio, Venerdì 28 Maggio 2010, ore 13:00
Arriva il tecnico e si porta via il vecchio pc (solo la tower).

Ufficio, Lunedì 31 Maggio 2010.
Arriva il tecnico e mi porta il nuovo pc, nel quale ha diligentemente travasato tutto il contenuto del vecchio (almeno io così spero, se no mi sparo). Mi viene un leggerissimo sospetto quando constato che solo lo schermo viene estratto effettivamente da uno scatolo, e quindi sembrerebbe nuovo di pacca. La tower invece è portata a mano nuda come un agnello sacrificale. Il sospetto aumenta quando constato che sulla tower è applicato un adesivo dell’Ufficio Economato sbiadito e semistaccato. Il sospetto diventa certezza quando mi viene fatto firmare un foglio di ricevuta nel quale sono state cancellate le credenziali stampate e sostituite a penna con le mie. La certezza si rafforza quando apro il pc e trovo oltre alle mie alcune cartelle con nomi di – suppongo – colleghi, che per fortuna non si aprono. E infine, per la serie “l’erba del vicino è sempre più verde”, io, chissà perchè, ho diritto ad una tower e ad uno schermo, ma non ad una tastiera e ad un mouse, che infatti restano quelli che sono; il tecnico che era venuto per il mio collega ha installato tutto e razionalizzato il cascame dei fili con bellissimi porcellini di gomma; il mio lascia tutto pendente e intricato, con le plastichine originarie attaccate, e se ne va, e pure sbuffando.

Insomma, ‘sto computer sembra essere il frutto di una “razionalizzazione” delle assegnazioni: qualcuno è andato in pensione, o ha cambiato ufficio, o è stato buttato fuori a calci nel culo e non si è portato dietro il pc, che è stato “riassegnato”. Spero di trovare qualche foto compromettente scordata negli archivi e poterci almeno lucrare qualcosa. E infine: una nuova policy regionale impone che si debba passare attraverso il servizio assistenza per installare qualunque cosa. Ingenua, mi sono fatta installare

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Skype, pensando fosse sufficiente. Oggi scopro che non posso guardare i video, mi devo far installare Flash Player, e chissà quanta altra roba do per scontata e invece non c’è 🙁

Me ne vado a casa pensando che fra me e il tecnico dell’assistenza nascerà una bella storia d’amore, se va avanti così.

E così

E così in questo scorcio di primavera fredda come un inverno succedono un sacco di cose.  Il cubo di Rubik non si è ancora fermato, anzi direi che gira piuttosto vorticosamente, e quindi sospendo il giudizio sulle persone con le quali mi toccherà lavorare.  Ho salutato quelli con cui ho lavorato finora, tutti destinati a molto luminosi (e talvolta molto rognosi, anche) nuovi incarichi, e sto ancora elaborando il lutto.

[Piccola fiammiferaia mode on]
io ricomincio sempre daccapo, giro sempre intorno allo stesso punto come le pale della ruota di un mulino. Macino un sacco di farina, l’acqua sotto di me non è mai la stessa, ma io non capitalizzo mai quello che ho fatto, e ad ogni nuovo giro devo pure ringraziare il Padreterno che ricomincio dallo stesso punto da cui sono partita, e non da un punto più in basso. Grrrr.
[Piccola fiammiferaia mode off]

Tra le cose che succedono, c’è anche questa: che dopo 62 giorni circa dalla richiesta, finalmente mi vengono ad installare la linea telefonica, insieme ad un sontuoso e lussoso telefono Sirio del 1996.
E’ un giovedì.
Spedisco mail a destra e  a manca con il nuovo numero cui mi si può rintracciare quasi fossi un funzionario pubblico vero, con toni trionfalistici esagerati.
Il lunedì successivo vengo convocata dal nuovo DG che mi annuncia, con gli stessi toni che si usano per dire a una che ha il cancro, che la stanza dove sono collocata serve a lui, deve piazzarci qualcuno della sua segreteria.
E quindi ecco che in 48 misere ore lavorative ho perso stanza e telefono in un sol colpo. Mi tocca riscrivere a tutti con la coda fra le gambe, con lo stesso stato d’animo di chi aveva già mandato le partecipazioni di nozze il giorno prima di scoprire che il promesso sposo è scappato ai Caraibi con la sciampista del coiffeur sotto casa.  Ora condivido la stanza con un collega, e ho biecamente derivato la sua linea telefonica sulla mia scrivania, un duplex, praticamente, ma vabbè.

L’unica soddisfazione della giornata è stata che hanno stanato dalla sua collocazione anche Maga Magò, la terribile vicina di stanza, che all’annuncio del suo trasferimento due piani più sotto ha sparato raffiche di bestemmioni e vaffanculi assortiti che si sono sparsi per il palazzo, e hanno reso necessario l’arrivo dei negoziatori dell’FBI. Il fiume di improperi è continuato per tre giorni (tanto ci è voluto per fare il trasloco, un faldone ogni ora), e gli echi ogni tanto risalgono dai bassifondi, dove ora essa divide la stanza con una martire che faranno santa ben prima di Giovanni Paolo II.