Di quello che dovrei aver imparato in questi mesi (ma invece non imparerò mai)

Ho imparato che perdere il lavoro non è un raro evento cosmico, come la quadratura di Saturno: può succedere, e da un momento all’altro, ed è possibile non sapere con precisione quando ricomincerai a lavorare. 
Io non ero preparata. E’ dal 1999 che lavoro con la certezza di uno stipendio a fine mese: prima quasi simbolico, poi via via sempre più alto. Trovarmi di colpo privata di questa certezza, privata di un accredito a fine mese, di una scrivania, di un pc, di un posto dove andare la mattina è stato durissimo, una durezza tanto più dolorosa quanto più sorprendente, come un cazzotto a freddo dato da uno sconosciuto che ti passa vicino in strada.

Non me ne sono accorta subito; per un pò sono andata in ufficio lo stesso, con la scusa di sistemare cose rimaste appese: ma la la consapevolezza che lo stavo facendo gratis, e che comunque non avrei dovuto stare lì, e lo sguardo fra il compassionevole e lo stupito che mi rivolgevano (alcuni) colleghi piano piano hanno rosicchiato le residue sicurezze. E’ arrivato il giorno che non ce l’ho fatta più, e in ufficio non ci sono andata.

Improvvisamente ho avuto un sacco di tempo libero, nessuna idea su come utilizzarlo, e pochi soldi.
Un sacco di tempo libero per uscire di casa e spostare la macchina per evitare che qualcuno passando la vedesse lì e capisse che non ero andata a lavorare, in effetti; un sacco di tempo libero per andare a fare la spesa in orari in cui non l’avevo fatta mai, prima ero sempre di corsa, adesso ho potuto scegliere con calma i prezzi, le qualità, confrontarle, soppesare. Ma è una cosa che mi ha messo addosso una tristezza senza precedenti.

Piano piano la vita ha rallentato.

E’ venuto il giorno che non sono voluta più nemmeno uscire di casa, e dopo poco quello in cui non volevo più alzarmi dal letto.
Una debàcle molto stupida, certo.
Ma anche del tutto imprevista e spiazzante, come reazione, perfino per me stessa.

Mi sono sentita inverosimilmente idiota, isolata, spazzata via in un angolino come la polvere sul parquet. Mi tenevo – con grande fatica –  in contatto con persone che avrebbero dovuto essere nella mia stessa situazione, ma mi pareva che nessuno fosse veramente tagliato fuori come me: mi è parso che tutti ci avessero pensato per tempo, tutti avessero altro da fare, nell’attesa di, e tutti riuscissero benissimo a resistere. Tutti, tranne me. Un senso di esclusione paralizzante.

Per fortuna mi sono piovute addosso due o tre cose da fare, tutte più o meno futili e inutili, ma che mi hanno consentito di non perdere completamente il contatto con la realtà. E anche tirarmi fuori dal letto a forza di litigate con me stessa per andare a mettere la testa sotto l’acqua fredda, poi mettermi al pc obbligata a scrivere una sola stupida mail, era meglio che niente.

Ci sono delle persone che vorrei ringraziare, a questo proposito. Alcune più o meno consapevolmente, altre molto molto meno, mi hanno costretto a rimettermi in piedi, o meglio a non stendermi del tutto. Ma sono timida. Un giorno, forse, glielo dirò di persona.

E a proposito: dovrei, anzi vorrei veramente aver imparato che darsi con signorile splendida generosità alle persone lavorando gratis fa sentire padreterni però non paga, MAI. Non solo non paga in moneta sonante, che fin qua ci potrebbe anche stare: non paga nemmeno in rispetto e attenzione. E questo è un fatto ben più doloroso, molto noto all’universo mondo, ma per me sempre nuovo e urticante, perchè, appunto, non imparo mai.

Ma stavolta, forse, chissà.

 

5 Commenti a “Di quello che dovrei aver imparato in questi mesi (ma invece non imparerò mai)”

  1. giovanna scrive:

    sei semplicemente e genuinamente GRANDE.

  2. Gio scrive:

    Accidenti, mi ero perso questo pessimo cambiamento.
    Che dire, se non un grosso in bocca al lupo affinchè le cose ricambino ancora alla svelta (e questa volta in meglio)

  3. Marco scrive:

    chissà che invece tu riesca a non imparare anche stavolta…..io ti preferisco così….non studiare….esci…..sorridi….piangi….ma non imparare!!!!! Non saresti più Ida!

  4. Carlotta scrive:

    Ida ci sono per una caffè, una cena, una spesa insieme… quello che vuoi! un grande abbraccio! ah, e …impara! eccome cazzo!

  5. Ida scrive:

    ho firmato il 1° marzo, per altri tre anni non dovrei lamentarmi più

    a quel punto avrò circa 47 anni e posso cominciare a pensare serenamente alla pensione e al ponte sotto al quale andare a vivere, visto che la mia pensione ammonterà a circa 90 euro mensili

    ma di questo parleremo nel prossimo post

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