Tesserini rubati all’agricoltura

Il notista politico oggi.
Parliamone.

Marco Frittella, Bruno Luverà, quella bionda con caschetto a funghetto, quell’altra con le labbra tumefatte che si mette di 3/4 davanti alle telecamere, al grido di “ma chi cazzo è Lilli Gruber rispetto a me”, e tanti altri.

La giornata tipo del notista politico.

Ore 10:00 – inizia un’altra durissima giornata di lavoro. Entrare al Parlamento esibendo il tesserino RAI e passeggiare nei corridoi spingendosi fino alla bouvette, fino a che non spuntano Cota, o Di Pietro, o la Sereni, o Anna Finocchiaro, o Gasparri, o Schifani, o Bonaiuti e dicono qualcosa, che il notista politico annota politicamente. Capezzone non c’è bisogno che spunti, è sempre lì, dorme sulla moquette e quando vede le telecamere salta in pedi e dice qualcosa, qualunque cosa, con quella sua faccia da chierichetto sodomizzato.
Il vero notista politico starà bene attento non solo a non fare la benchè minima domanda, meno che mai una domanda intelligente, ma baderà anche che nel riportare il pensiero altrui non ci sia nemmeno la più piccola sbavatura di pensiero proprio. Un registratore umano, praticamente, con giacca e cravatta / tailleur rosa, e bloc notes d’ordinanza.

Ore 13:00 – fare il conto delle dichiarazioni ottenute e scoprire che per coprire i 5 minuti di collegamento ne mancano un altro paio. Partire alla caccia dei commentatori di seconda fascia, i leghisti di primo pelo, le piddielline brutte (rare come la volpe albina), la Santanchè. In casi estremi, uscire fuori dal palazzo e braccare i sottosegretari di passaggio mentre vanno a pranzo. In casi disperati, ripresentarsi davanti a Capezzone sperando dica una cosa anche solo leggermente diversa da quella della mattina. Purchè dicano qualcosa, cazzo. Tanto io trascrivo e stop.

Ore 19:00 – riciclare le stesse dichiarazioni della mattina per il TG della sera, cambiando l’ordine degli interventi e anche delle parole dentro gli interventi, tanto i concetti sono di plastica e non ne risentiranno.

Ore 20:30 – distrutti, andare a dormire.

Ne valeva davvero la pena, eh, Bruno?
Era proprio così, che te l’immaginavi, la professione del giornalista?

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