1° Maggio
Non siamo più capaci – io non lo sono più, almeno, anche se faccio ragguardevoli sforzi – di assegnare un senso alle celebrazioni. Ormai i giorni di festa si caratterizzano solo per il fatto che non si va a lavorare (cosa nemmeno del tutto vero se come me siete sostanzialmente dei free lance e come me amate moltissimo il vostro lavoro), e l’unica palpabile differenza fra le feste nazionali è “feste da regali” vs. “feste senza regali”, o “feste che fa freddo” vs. “feste che fa caldo”.
Ho provato a ricostruire cosa è per me, lo spirito, il mio spirito, del 25 Aprile. Ci provo, con molta minor fortuna, per il 1° Maggio.
Affidandomi a Caparezza.
2 maggio 2009 alle 10:49
Mhà .
Probabilmente è una questione generazionale; le “feste” le sentivamo e le vivevamo senza dubbio con spirito diverso in età diverse. Ora sono “battute” obbligatorie in un discorso che in realtà , almeno cerebralmente, non ha grandi possibilità di fermarsi.
La buonanima di mio padre, la cui enorme ironia ancora oggi fa da sottofondo al mio quotidiano, un giorno riguardo la vita mi disse “vedi, è un gioco che non puoi vincere, non puoi perdere e non puoi fermare. Puoi soltanto continuare a giocare”.
Più passa il tempo, più mi rendo conto che aveva ragione. Come sempre.
YOB – che con l’età si convince sempre di più di avere sbagliato pianeta