Archivio di gennaio 2009

Le cose finiscono, e non siamo mai pronti

venerdì 9 gennaio 2009

Una fila di istantanee, che continuano a scattarmi davanti agli occhi.

Il nostro primo colloquio, con quella enorme foto di donna velata di rosso alle sue spalle, che non riuscivo a smettere di guardare.
“Quanti anni dura il contratto?”
“Tre”
“Rinnovabile?”
“Per altri tre”
“Ahhheeeeee!!!! E chi v’ caccia cchiù, da qua dentro” rise lei.

Il nostro primo Natale da assistenza tecnica, quando le lasciammo sulla scrivania un ramo di agrifoglio con un fiocco e un bigliettino, e lei si commosse.

Quella volta che entrò nella stanza urlando e rimproverandoci per un errore fatto, uscì sbattendo la porta e dopo due secondi riaprì, urlando chiese scusa per aver urlato e richiuse la porta.

Quei viaggi a Roma, ridendo sempre, lavorando moltissimo ma chissà perchè non mi pesava.

E’ stata il mio Capo nel periodo più buio della mia vita. E lei aveva un suo modo semplice e piano di aiutare le persone, non mi diceva niente, però capiva che stavo malissimo e mi metteva tutti i giorni un cioccolatino sulla scrivania. Lei, il Dirigente Generale, a me, l’ultima arrivata.

La sua ironia tagliente, le sue irresistibili imitazioni delle dame dell’alta borghesia cittadina fintamente impegnate nel sociale.

Quel viaggio a Lecce, poco più di un anno fa. 

“Non vi fate fregare”, quasi il suo ultimo pensiero. Per noi.
 
Buon viaggio, Cecilia, grande Capo, amica preziosa.
Le cose finiscono, e non siamo mai pronti.

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Propositi per il nuovo anno

giovedì 8 gennaio 2009

1. evitare fermamente di andare a guardare i propositi dell’anno prima, per non scoprire che non ne ho azzeccati manco metà;

2. dire con chiarezza a tutti quelli che quest’anno ti hanno mandato auguri via sms o mail che anche il prossimo anno NON gli risponderai, e quindi è inutile offendersi; d’altra parte, se non te li mandassero affatto, gli auguri, non ti offenderesti nemmeno tu, e quindi il conto torna;

3. dire a tutti i tuoi contatti su Facebook che non aderirai a NESSUNA causa, non vuoi baci, abbracci, regali, fiori, palle di neve, peluche, non fai pettegolezzi (non on line, almeno), non fai test, partecipi a pochissimi selezionatissimi gruppi e i posti sono già tutti occupati. Quindi se magari evitano di sommergerti di notifiche all’uopo, è tanto di guadagnato;

4. evitare di cedere alla tentazione dell’acquisto compulsivo per poi ritrovarsi fra le mani gli auricolari a forma di coccinella comprati su E-bay, due biografie di Ludwig van Beethoven (nessuna delle due finita), il peluche a forma di Ariete che cammina e bela, scarpe blu coi tacchi di 12 cm sui quali si può camminare solo 5 minuti, e solo sulla moquette;

5. finire di scrivere i miei bellissimi racconti (ok, piacciono solo a me, ma secondo me sono bellissimi) e poi metterli in una busta, come si usa, e spedirli a case editrici, come si usa, e come si usa stare seduta mangiucchiandosi le unghie finchè non arrivano le lettere di rifiuto;

6. fare solenne, solennissimo voto di castità emotiva, riversando tutte le energie nell’evitare invece qualunque forma di castità fisica;

7. prendersi un pò cura di questa malandata carcassa che sostiene e amorevolmente avvolge la ancora più malandata materia grigia della sottoscritta: ma che so, non dico un check up, ma almeno banali analisi del sangue, farsi battere un martelletto sul ginocchio, farsi auscultare e palpare anche un pò a casaccio, farsi infilare specula nelle parti basse, roba così, niente di serio;

8. dare fondi alla ricerca per gli studi sul teletrasporto;

9. rinchiudersi in una comunità di recupero che combatta contemporaneamente  le dipendenze dagli oroscopi di Rob Brezsny, dal cioccolato fondente 70%, dal rhum cubano, dagli uomini morti dentro le bocce di cristallo, dalla pizza con la provola, dai massaggi casalinghi, da Lost e Grey’s Anatomy, da Vasco Rossi e Bruce Springsteen, da ‘sto cazzo di computer che se l’appicciassi sarebbe meglio per tutti.
Me compresa.

Buon anno!

Rito satanico al 4° piano

mercoledì 7 gennaio 2009

Sono in ufficio, le vacanze sono finite e bon, si ricomincia.
Prima di uscire, verso le 14:00, mi reco ignara e ilare verso i bagni del 4° piano. Apro la porta di uno dei due vani wc e resto folgorata.

Chi l’ha usato non può essere solo una persona maleducata.
Io dico che lì dentro, in un orario imprecisato fra le 10:00 e le 14:00, si è svolto un rito satanico.

Copiose (vi prego di credere: copiose) tracce di sangue sporcano il bordo del wc, il pavimento, perfino il muro dietro alla tazza.
L’oggetto in morbida cellulosa comunemente usato per raccogliere il sangue delle donne in età fertile è stato affogato nell’acqua, spinto fino in fondo, in modo da intasare credo irreparabilmente, se non si chiama un idraulico, il condotto per lo scarico dell’acqua. Tutti (vi prego di credere: TUTTI) i possibili prodotti del corpo umano, oltre al sangue, sono stati lasciati nella tazza, oltre a una generosa dose di carta igienica.

E poi, capolavoro finale, è stata tirata l’acqua.

Risultato: l’acqua sfiora il bordo del wc, con dentro galleggianti tutti i resti sopra menzionati. Ci mancano giusto un crocifisso capovolto e un feto, e poi c’è veramente tutto quello che serve per evocare Satana.

Sono stati chiamati una squadra di idraulici, il prete di Linda Blair, il pifferaio di Hamlin e Mastro Lindo. Stanno ancora lavorando. 
Io mi sono tenuta la pipì e sono andata a casa mia a vomitare.