Archivio di novembre 2008

La ricerca

martedì 11 novembre 2008

Uno striscione così avrebbe convinto la Gelmini a tornare indietro?  :D

da Domenico Salvatore.

Il mondo si rovescia / 2

lunedì 10 novembre 2008

Il sottotitolo potrebbe essere, come nella compianta rubrica del compiantissimo settimanale Cuore, “Hanno la faccia come il culo”.

1. Per poter fare il concerto a Castelvolturno in nome della solidarietà a Saviano e della lotta contro tutte le camorre, gli organizzatori hanno dovuto pagare il pizzo alla camorra. O perlomeno, è stato loro chiesto di pagarlo.

2. “Quando si è la first lady di un paese importante come la Francia, bisognerebbe stare più attente alle dichiarazioni che si fanno”. L’inverosimile tragicomica dichiarazione, recitata con la massima serietà, è uscita dalla bocca di Castelli – o di Calderoli, non mi ricordo, tanto la faccia di cui sopra è uguale. Nel deserto neuronale proprio dei leghisti, la cautela nelle dichiarazioni vale per le first lady, non per i premier, evidentemente.

Obama style

lunedì 10 novembre 2008

Perchè tutti abbiamo bisogno di pensare che esista sempre una possibilità diversa.
Perchè io e il Socio, in particolare, in questi giorni abbiamo bisogno di appoggiarci ai muri, stringere i denti e lavorare, cercando di assegnare le giuste priorità, di trovare ogni giorno un equilibrio tra quello che pensiamo e quello che possiamo dire, tra pro e contro, tra spingere e tirare. 
Perchè come le fanno gli Americani, ‘ste cose, nessuno.
Perchè alla fine il risultato estetico, al di là del senso delle parole, che pure abbiamo imparato a memoria a furia di sentirle, è strepitoso. Perchè non ci importa granchè del fatto politico, quanto ci importa di sentire che siamo in sintonia, per un’alchimia del destino, con persone così lontane e diverse e altre da noi, che dicono cose che sentiamo nostre, oggi.
Perchè la stanza è la nostra e – almeno per un altro pò – mandiamo a tutto volume quel cazzo che ci pare.
Per tutti questi motivi, ed altri ancora, che hanno a  che fare con l’amicizia e il sostenersi nei momenti difficili, con il ricordarci domani questi giorni difficili solo con tre parole, e una melodia, per tutto questo,

YES, WE CAN

 

It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.
Yes we can.
It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.
Yes we can.
It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.
Yes we can.
It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.
Yes we can to justice and equality.
Yes we can to opportunity and prosperity.
Yes we can heal this nation.
Yes we can repair this world.
Yes we can.
We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.
We have been told we cannot do this by a chorus of cynics…they will only grow louder and more dissonant ……….. We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope.
But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.
Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea –
Yes. We. Can.

Faceche?

lunedì 10 novembre 2008

Mi iscrivo a Facebook, perchè se devo toccare il fondo meglio quello virtuale che quello reale. A parte il Socio, fra le millemila facce che il sistema mi presenta come “persone che potresti conoscere” spunta il mio (ex) ginecologo, il breve ma intenso rapporto con il quale è rintracciabile QUI.

E subito vengo conivolta in una discussione sull’esistenza o meno del punto G. Starei per partire con il cazzeggio, quando mi rendo conto che è una discussione seriosissima fra addetti ai lavori,  con tanto di disegnini da libro di anatomia. Mi sarà abbastanza difficile incontrarlo per strada e non scoppiargli a ridere in faccia.

Queste sì che sono chat

venerdì 7 novembre 2008

Io e Stelvio: 29 righe (per lavoro)
Io e il Genio del Multimediale: 94 righe (interessante)
Io e l’ex Marchese del Grillo: 29 righe (eh la stanchezza, eh il libro, eh il sonno, etc. etc.)
Io e Only Don’t-touch-me Reader: 2 righe (ormai risalenti a fine Settembre, vabbè, datemi un masso e un braccio di mare profondo)
Io e Monj: 265 righe

Giusto per farvi capire di che sono capaci le donne, quando vogliono farsi un pò di compagnia.

La colonna sonora di stasera è offerta da Sir Elton John.

 

Intanto che non c’ero, il mondo si rovescia

giovedì 6 novembre 2008

Repubblica di oggi apre con otto colonne: “IL MONDO E’ CAMBIATO”.
La Nuova di oggi apre con otto colonne: “DE FILIPPO: NON PARLO PIU’ CON NESSUNO, NEL PD”.

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I ragazzini di Secondigliano intervistati dopo la gambizzazione dei coetanei dichiarano con grande serietà che loro non possono portare il casco integrale, quando vanno in motorino, per non essere scambiati per killer e fatti fuori da qualcuno che voglia portarsi avanti con il lavoro. Quindi il casco, che in tutto il resto del mondo si porta per sicurezza, a Secondigliano, per sicurezza, è meglio non portarlo.

In fila per tre

lunedì 3 novembre 2008

Proviamo a fare un pò il punto della situazione, nell’attesa di prendere una mazza da baseball e irrompere negli uffici giusti in stile Columbine. E perchè è giusto che certe cose si sappiano.

Il mio contratto – ma nella mia precisa identica situazione ci sono almeno 13 persone – scade il 30 Novembre prossimo venturo. A quella data, avremo lavorato per questo Ente pubblico locale per 4 anni e 7 mesi. Occupandoci – in media 8/10 ore al giorno, 5 giorni alla settimana – di questione complesse e delicate, che hanno a che fare con i fondi comunitari, con l’Unione Europea, con i Ministeri. Avremo rappresentato l’Ente pubblico di cui sopra ai più disparati tavoli, anche (soprattutto) nazionali ed internazionali. Non me la tiro, ma insomma non abbiamo solo messo timbri o fatto fotocopie.

Che succede dal 1° Dicembre?  Due strade possibili:

1. un DDL di stabilizzazione dei precari che butta dentro chiunque, al livello contrattuale più basso possibile – quindi con molti meno soldi in busta paga – impone gli obblighi propri della dipendenza ma lascia intatto lo status di precario, perchè il massimo cui si può aspirare è un contratto di 3 anni a tempo determinato. E comunque il DDL non è stato approvato in Giunta, e comunque quando sarà approvato in Giunta andrebbe poi approvato in Consiglio, dopo di che partirebbero i concorsi. Tempo stimato da oggi alla firma di un eventuale contratto:  3-5 anni.

2. un avviso pubblico per selezionare esperti per l’assistenza tecnica per ciascuno dei fondi comunitari di cui ci occupiamo (esattamente quello che abbiamo fatto finora). Il FEASR l’ha fatto, il FESR l’ha fatto, il FSE (il fondo mio e di Stelvio) no. Perchè? Non si sa. Gli altri due avvisi pubblici, a cui pure potremmo partecipare, firmati dai rispettivi dirigenti, giacciono nella segreteria della Giunta da 20 giorni. Perchè? Non si sa. Tempo stimato da quando l’avviso verrà pubblicato alla firma di un eventuale contratto (con tutte le incognite del rifare un concorso): 1 anno.

Nelle more dell’attesa dei tempi necessari ad espletare gli avvisi pubblici, la legge consentiva una breve proroga dei nostri contratti, sei mesi circa. Soluzione penosissima, che la dice lunga sulla capacità istituzionale di fare programmi di sviluppo delle risorse umane della nostra amministrazione, ma tant’è. I soldi necessari vanno ricercati, ancora una volta, sui rispettivi fondi comunitari, ogni fondo per sè e i suoi consulenti. Eccoci quindi con in mano le foto dei bambini a chiedere alla Baccalajuola e al suo fantastico Capo di consentirci di pagare l’affitto ancora per sei mesi. Richiesta a cui si opporrà una risposta presumibilmente negativa, se si pone mente alla circostanza che Stelvio ed io abbiamo nei mesi passati evidenziato una certa tendenza all’autonomia di pensiero, dicendo, facendo e scrivendo cose non sempre in linea con la politica dipartimentale. Perchè così ci piaceva, certo, perchè condividevamo alcune altre posizioni, ma anche perchè ci veniva chiesto di farlo, dagli stessi che oggi, alla resa dei conti, alzano le spalle e ci dicono ci spiace, arrangiatevi altrove, perchè qui non è più aria.  Tutti bravi a fare i ricchioni col culo degli altri, come dice Stelvio.

Tenete conto, topolini all’ascolto, che i “non inquadrati” dell’Ente di cui parlo sono circa 250, ma essi non sono, ripeto NON SONO tutti uguali: ci sono i portaborse, ci sono quelli pescati nel mazzo delle numerosissime long list succedutesi nel corso degli anni, ci sono gli interinali, e ci siamo noi: i consulenti di eccellenza, quelli che hanno già – A DIFFERENZA DI TUTTI GLI ALTRI – sostenuto un concorso pubblico per entrare, quelli capaci di trovare soluzioni, quelli capaci di sostituire i dirigenti nelle contrattazioni comunitarie (portando a casa risultati), quelli che hanno gestito risorse per milioni di euro, quelli che si sono assunti responsabilità anche quando non gli competeva, quelli che si sono scritti da soli i contratti di rinnovo, gli avvisi pubblici, le delibere di Giunta.  Quelli che hanno lavorato alla stesura di progetti, piani, programmi, quelli che hanno avuto idee nuove, regolarmente rivendute ed apprezzate, dappertutto tranne che qui. Quelli che studiano.

Siamo sempre stati dalla parte sbagliata?
Lo sfascio istituzionale si gioca innazitutto sulla nostra pelle?

Può anche darsi che nelle ultime 24 ore utili, di fronte alla marea crescente di malcontento, si buttino dentro tutti, con un provvedimento urbi ed orbi, almeno per i famosi sei mesi. Ma la delusione e l’amarezza di essere confusi nella massa di quelli con il cappello in mano è veramente grande, perfino per i più duri fra noi.

Io, da parte mia,  mi venderò quel poco di credito professionale che credo di aver messo insieme in 14 anni di lavoro senza risparmio. Poi magari scoprirò che non vale nulla, ma a me, col cappello in mano a fare anticamera, non mi ci vedranno.

La colonna sonora del giorno è offerta da Edoardo Bennato.

Anniversari

domenica 2 novembre 2008

Perchè le cifre tonde devono lasciare un segno.
Perchè le cose non sono mai come sembrano: nascono, vivono, possono morire o trasformarsi. Nel mio caso, si sono trasformate, e nel migliore dei modi possibili.
Perchè se si ricominciasse si rifarebbe tutto più o meno uguale. Più o meno.
Perchè si cresce, e della giovane donna infagottata e terrorizzata non c’è più niente, tolto il velo dagli occhi, liberata la parte migliore di me.
Perchè le persone che ti entrano sotto la pelle, e fanno parte del tuo orizzonte, e sono lì quando ne hai bisogno, e loro sanno che sei lì se ne hanno bisogno loro, sono l’unica ricchezza che ci rimane.

Grazie, nonostante.

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