Archivio di settembre 2008

E la nave va

lunedì 8 settembre 2008

Il mio lavoro di stamattina prevedeva un sopralluogo ad un luogo. Uso questa orribile allitterazione perchè non ho molte altre parole per descrivere l’ecomostro che ho sopralluogato. Ci provo.

In mezzo a due palazzine lunghe svariate centinaia di metri ed alte 12 piani (quindi ecomostri anche loro, solo molto più vecchi) c’era uno spazio inutilizzato. In questi spazio, occupandolo per intero con effetto fortemente claustrofobico, il Comune ha fatto costruire quella che i tecnici e l’architetto spagnolo appositamente convocato hanno chiamato “la nave”: una sorta di bunker in massiccissimo cemento armato dipinto di rosso pompeiano. Non c’è un pezzo di queste pareti in cemento armato che sia dritto: sono tutte diagonali, o sbilenche, o si interrompono a 50 cm da terra, o spuntano ad altezza uomo. Nel complesso, dà l’idea di un enorme scatola di cemento armato rossa a cui Godzilla abbia assestato un cazzotto, lasciandola così, deforme e contorta.

All’interno, a cui si accede per squarci ovviamente sbilenchi nel cemento armato, il nulla più assoluto. Altri piani sfalsati in cemento, bui, invasi dall’acqua piovana che evidentemente infiltra, senza nulla che somigli a porte, o impianti di un qualche genere. Il tutto è costato svariati milioni di euro, e non è ancora terminato.

Ma non è nemmeno questo, il peggio che ho riportato dal sopralluogo di stamattina. Il peggio si condensa in questa consapevolezza: di questa avveniristica enome costruzione, costata soldi, tanti, incombente sulle case già brutte di quel quartiere, NESSUNO SA QUALE SIA LA DESTINAZIONE FINALE. Nessuno vuol dire nessuno, cioè nemmeno il Comune, i suoi tecnici, il Sindaco, gli assessori. Ovvero nessuno sa perchè è stata costruita, cosa farne quando sarà finita, quale era lo scopo per il quale un progetto è stato approvato, dei milioni di euro spesi, dei cittadini costretti a subire i fastidi temporanei e permanenti del capolavoro.

Prometto foto a breve, se no non mi credete.

Update: un assaggio di immagini, gentilmente fornite dal Beppe Grillo Meetup Group della mia città.

E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

venerdì 5 settembre 2008

Il mio luogo di lavoro oggi è stato quello che vedete nelle foto.
Schiattate pure, con calma, poi pulite tutto, grazie.

Pensaci bene

giovedì 4 settembre 2008

Scena: un istituto di rieducazione minorile
Personaggi: un animatore – educatore che chiameremo Tonino, ed un ospite, un minorenne con una fedina penale lunga 4 pagine, che chiameremo Rocco.

Questa la trascrizione più o meno fedele del dialogo che si è svolto fra i due.

Rocco > Prufessò, ma non lo dare retta a quello, quello è un infame!
Tonino > E perchè?
R. > Ha visto che rubbavano ‘na macchina, ha chiamato i Carabbinieri! E’ nu ‘nfame!
T. >  …..
R. > Ma pecchè, prufessò, tu c’avresti fatto? se vedevi che arrubbavano ‘na macchina?
T. > Avrei chiamato i Carabinieri pure io.

Rocco fa un gesto di stizza, manda a cagare Tonino, e borbottando male parole fa per allontanarsi. Poi si inchioda, un’idea brillante in testa. Deciso a dare al professore un’altra possibilità, torna indietro di scatto:

Rocco > Prufessò, la macchina … NON E’ LA TUA!!!!! 

 

Questa me l’ero scordata (l’importante è non farsi notare)

lunedì 1 settembre 2008

Controllo bagagli al metal detector, aereoporto di Napoli Capodichino.

Io passo, senza problemi. Il mio trolley passa.

Poliziotto davanti allo schermo: “Ferma un attimo il bagaglio della signora. Signò, ma che portate, una mozzarella?” e fa cenno al collega di controllare.
Io, già bordeaux: “No, in effetti è un provolone“.

Il poliziotto addetto al controllo apre, tasta, poi tira fuori e annusa davanti a circa 2.000 persone uno splendido caciocavallo podolico di circa un chilo e mezzo.  “Si, si, è proprio un provolone” dice al collega, serissimo, mentre le altre 1.998 persone stanno più o meno fra la risatina e lo sganascio, e mentre io mentalmente depenno il provolone dai possibili doni per parenti lontani, come avevo già depennato la soppressata, quando allo stesso punto di controllo un altro poliziotto (o forse lo stesso, chissà), sventolò verso l’universo mondo una busta di salami sottovuoto, mentre io desideravo solo che si aprisse una botola sotto i miei piedi e mi trascinasse nel regno del Bianconiglio.

Il sospetto che una mia foto segnaletica insieme a foto di generi alimentari tipici vari campeggi nei posti di frontiera di tutta Italia è diventata certezza.