Idroavventure / 2

Cambianeve batte Scarico del Lavandino 2 – 0.

La partita si è giocata con accanimento agonistico da ambo le parti. Fino a metà del primo tempo Scarico del lavandino, meglio posizionato in campo, manteneva l’iniziativa del gioco, resistendo con accanimento all’attacco di Cambianeve e del suo terzino di punta, Sturalavandini, anzi sbeffeggiando quet’ultimo con rigurgiti di scoria di varia origine e natura, ma soprattutto tricotica, e facendoli ricadere nel buco prima che Cambianeve avesse il tempo di liberarsene.

Il necessario trucco di otturare il troppopieno altrimenti non c’è risucchio, e contemporaneamente risucchiare, risultava difficile da attuare con sole due mani (gli svantaggi della singletudine), ma Cambianeve metteva in campo la riserva Straccio, con il quale astutamente veniva ottenuta l’otturazione necessaria. Il primo tempo si chiudeva quindi con un secco vantaggio da parte di Cambianeve.

Durante il secondo tempo la squadra in vantaggio decideva però di mettere al sicuro il risultato e faceva entrare in campo praticamente Maradona, ovvero un avanzo di Idraulico Liquido, con il quale la partita è terminata con il risultato di due a zero, fra i gurgle gurgle di vittoria degli astanti. 

Si segnalano alcuni danni collaterali: un bagno ridotto a palude di Comacchio.

Freedom

E’ stato quando sono passata dalla cucina al salotto, e ho aspirato con voluttà il profumo di cumino e spezie che il mio cous cous in cottura spargeva per le stanze, che ho pensato che adoro avere una casa mia. In camera da letto il profumo è di erba tagliata, i vicini hanno passato la falciatrice e quel meraviglioso aroma fresco e secco mi penetra nel naso facendomi sentire in pace con il mondo. L’idea di dormirci dentro, in quell’odore, mi entusiasma, e sorrido.

La mia casa, la mia cena, le lenzuola di bucato che ho deciso io di che colore dovevano essere, i soprammobili che ho autorizzato uno per uno a stare esattamente lì dove sono.  I libri, ammonticchiati nel loro meraviglioso disordine, tutti letti, molti amati, alcuni adorati.  Il terrazzino con i gerani dove lasciar sciogliere in bocca un pezzetto di cioccolato di Modica, sentendo sulla pelle la tramontana fresca, guardando le stelle e le luci di Pignola in lontananza, metà giallo scuro (il centro storico) metà bianche (la parte più recente).

La mia casa, e nessuno che rompe i coglioni.

Un deciso senso di rilassamento si fa lentamente strada nelle viscere annodate dagli stress quotidiani, una mano calda ed esperta che massaggia la pancia e distende, calma, rassicura. Sono ancora tutta intera, sono viva, sono io, e sto benissimo. Alla fine, ho vinto io. Questo pensero mi culla mentre scivolo piano verso il sonno. Ho vinto io.

 

Il pane e i denti /2

Leggo da qualche parte, cercatevelo da soli, di Angelina Jolie – che, vi vorrei far notare per inciso, ha per marito BRAD PITT – per avere i suoi gemelli ha fatto ricorso alla inseminazione artificiale per “evitare lo stress dei tentativi di concepimento”.

Ora.

A me Brad Pitt non piace particolarmente, ma ANGELINA!!!  Ti rendi conto che i “tentativi di concepimento” significa un tot di sbracamenti e andirivieni con BRAD PITT???  ma che te lo sei sposato a fare, per la ricchezza della sua conversazione? per come strapazzava le uova al mattino? per avere qualcuno con cui giocare a Risiko nelle fredde sere d’inverno?  per avere qualcuno che ti mettesse le valigie sulla reticella del treno, come diceva una mia amica, elencando le uniche due cose per le quali secondo lei serve un uomo – e la prima era appunto lo sbracamento di cui sopra? 

“Bambini? Preferisco cominciarne cento che finirne uno!” diceva Paolina Bonaparte. Altre tempre di dive.

Last minute

Dopo brevi ma intense colluttazioni con un sito di offerte turistiche last minute, con la signorina Chiara addetta al call center della medesima organizzazione – che per la verità è stata gentilissima pazientissima, geniale nell’escogitare soluzioni e quasi felice per me, oserei dire, quando tutto si è concluso per il meglio – e con il signor L. impiegato della mia banca che in sole 4 ore (??) ha ottenuto per me l’aumento del massimale della mia carta di credito e mi ha perfino augurato buone vacanze, posso dirvi che dal 2 al 10 Agosto vi abbandonerò in questa valle di lacrime e me ne andrò al mare, in acconcia struttura turistico villaggesca, servita e riverita con schiavi muniti di ventaglio che mi fanno aria se ho caldo. O almeno, questa è la previsione, poi, come dice un mio amico, l’immaginazione non usa mai materiali scadenti, la vita sì, quindi vi saprò dire.

Vi preannuncio che nel pacchetto di servizi all inclusive c’è anche l’Internet point, quindi non è escluso che vi ammorbi anche in quei 7 giorni flagellando un pò di personaggi da villaggio. Hasta siempre.

Robby

A totale spregio di qualunque coerenza, la pubblica amministrazione che fa tante difficoltà per fare un pò di posto stabilizzato a chi bene o male lavora a livelli medio alti per essa da oltre 4 anni, la pubblica amministrazione che si dichiara fermamente contraria a tutte le forme di precariato, ha, nell’ultimo mese, infilato dentro circa 100 tirocinanti.

Al nostro Dipartimento ne sono toccati una ventina, perfettamente riconoscibili perchè molto giovani, perchè si aggirano con aria spaesata nei corridoi, perchè ancora non gli è chiarissimo dove sono e quindi ostentano un disinteresse pressochè totale per il decoro che si deve ad un ufficio pubblico. Ho visto bermuda, ciabatte infradito, camice fuori dai pantaloni, jeans consumati e strappati, capelli incolti e spioventi, barbe lunghe ma non curate. Vabbè, odio fare ‘sti discorsi da vecchia zia, ma io a queste cose un pò ci tengo.

Di essi 20, uno ha trovato precario alloggio nella stanza affianco a quella mia e di Stelvio. Ignoro come si chiami, ci è stato presentato come “avvocato” e l’unica caratteristica fisica che finora mi è rimasta impressa è la panza modello airbag, le braccine corte e una vaga rassomiglianza con Robertino di Troisi. Insomma non gli avrei dato due soldi in mano, fino a che ieri non ho rischiato di essere investita sulle strisce da una Mercedes grigio metallizzata ultimo modello full optional con alla guida, indovinate un pò?  proprio lui, Robertino in persona, che mi strombazza e poi mi fa un vago cenno di saluto con la mano.

Molte domande mi salgono spontanee, che resteranno senza risposta.

Ho evitato di chiedergli come può un precarissimo giovane a 800 euro mensili permettersi una macchina come quella (solo il liquido per detergere i vetri gli costerà mezzo stipendio), per paura che mi rispondesse che gliel’ha regalata zio Vito.

 

Meritocrazia!

La ferma volontà politica di stabilizzare i precari si estrinseca in due atti, entrambi ufficiali: una delibera di Giunta e una risposta scritta, sempre del Presidente della Giunta, ad una interrogazione consiliare di 4 mesi fa che chiedeva, detta brutalmente, che fine fanno i 13 sfigati esperti di fondi comunitari che vi hanno per lo più salvato le chiappe negli ultimi 4 anni.

Il combinato disposto dei due documenti non lascia adito a troppi dubbi: i 13 sfigati? cazzi loro. Noi faremo un megaconcorsone tanto per salvare la faccia, già piuttosto compromessa, nel quale ci sarà posto per tutti, dal lavoratore socialmente utile con la quinta elementare (sia detto con il massimo del rispetto), passando per quelli pescati nel mazzo dopo attente procedure di comparazione dei curricula, e arrivando a voi, i 13 superesperti che hanno già fatto un concorso per poter essere sfigati proprio titolari, con il timbro “sfigato” scritto in fronte. Che lavoriate in questi sacri uffici da un giorno o da quattro e passa anni, che siate neolaureati o in possesso di dieci anni di esperienza, che abbiate fatto finora fotocopie o abbiate in più occasioni salvato il culo della Pubblica Amministrazione, e di chi la rappresenta, nei confronti dell’Unione Europea, non ce ne pò fregà de meno: siete tutti precari, e tanto ci basta per sputarvi un pò in faccia.

Scusate lo sfogo, ma andate pure a cagare, però.

Perchè poi

… perchè poi alla fine può anche non succedere assolutamente nulla. Però questa levità, questa bellissima sensazione di galleggiamento solo a chiudere gli occhi e riportare alla mente qualche dettaglio, me li merito tutti. 

 

Yes, I got it!!

Con una pazienza veramente sovrumana e del tutto inusuale per la sottoscritta, dopo appena 6 mesi ho finito di mettere i titoli ai post che non li avevano e ho finito di ricopiare i post del mio primo blog.

Ergo, ora tutta la mia vita bloggarola è alla vostra mercè, maiali, nero su bianco, gioie e tristezze assortite, fin dal primo post. Osservazione UNO: ero insopportabilmente seria, all’inizio. Osservazione DUE: quanto cazzo scrivevo, porco Giuda, ci sono giorni che ho scritto 3 post nella stessa giornata, e che esaGGerazione ….

Quel treno per Yuma

Sembra facile. Devo tornare a casa mia dalla capitale. In un orario insolito, a metà mattinata, perchè poi qualcuno un giorno mi spiegherà come mai le mail nelle quali mi deve incaricare di grandissime rotture di coglioni la nostra kapa riesce a mandarmele con netto anticipo, e invece la mail – fondamentale – nella quale mi si dice che una riunione del 17 Luglio alle 10:00 a Roma è stata annullata mi viene mandata il 17 Luglio alle 18:30 (ho le prove).

Digito con nonchalance sulle macchinette per fare i biglietti nella lussuosa stazione capitolina e scopro che posso arrivare a destinazione prendendo un comodo costosissimo Eurostar Alta Velocità fino a Napoli e da lì, dopo soli

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40 minuti di attesa, prendere un meno comodo ma anche più economico Treno Regionale che mi porterà a casa. Sull’Eurostar Alta Velocità, niente da dire: il messaggio è “fammi quello che vuoi, tanto ti sei cavato un occhio per prendermi, ti ho fottuto lo stesso”. Arrivo a Napoli.

Ripartenza da Napoli: ore 14:00

Arrivo con calma, mangio un panfossile con paleoprosciutto gentilmente fornito dalla stamberga bisunta che qualcuno chiama “Snack Bar della Stazione di Napoli” e mi dispongo a verificare il binario della partenza. Alle ore 13:40, il display segna il seguente orario:

Destinazione: Sapri ore 13:50
Destinazione: Benevento ore 13:56
Destinazione: Milano ore 14:03

E che fine ha fatto il mio treno per Yuma delle ore 14:00?
Sempre con nonchalance, vado al container recante la scritta INFORMAZIONI. L’essere mitologico metà uomo e metà sedia ivi collocato non si scompone alla notizia della sparizione del mio treno: con occhio semichiuso, mi informa che il treno, per lavori sulla linea, è soppresso, riprende da Battipaglia, da Napoli a Battipaglia c’è un bus sostitutivo che parte da corso Lucci (e qui fa un ampio gesto sulla mia sinistra che mi invita a scavalcare transenne, paratie in cartongesso, corpi umani, mattoni e polvere di lavori in corso e avviarmi, che è tardi).

Con un filo meno di nonchalance affronto il percorso di guerra sempre con il mio fido trolley al seguito, ponendomi alcune domande, fra cui la principale è: ma quando mai i pullman sostitutivi sono partiti da corso Lucci, che è praticamente il retro della stazione? E infatti, quando ci arrivo, indovinate un pò? non c’è un cazzo di niente, cespugli che rotolano e marocchini che rollano canne, ma di bus manco l’ombra.

Rifaccio all’indietro il percorso, nel frattempo si sono fatte le 13:49 e la nonchalance è sparita quasi del tutto. Nel ripassare esattamente dove ero 10 minuti prima, noto il display del treno delle 13:50 per Sapri: esso, meraviglie della tecnica, fa scorrere una stringa nella quale sono nominate via via le stazioni intermedie.

…. Pompei, Torre Annunziata C.le, Pontecagnano, Salerno, Battipaglia ….

Ricapitoliamo.

C’è un treno diretto da Napoli a casa mia che non riesce ad arrivare a Battipaglia perchè ci sono “lavori sulla linea”, e c’è treno diretto da Napoli a Sapri che a Battipaglia ci arriva tranquillamente. Quasi per sfidare il destino, invece di continuare a cercare un pullmann che forse non troverò mai, che forse è frutto dello stupore alcoolico dell’uomo delle informazioni, salgo sul treno per Sapri.

Dentro ci sono 42 gradi centigradi e il 70% di umidità, quindi la via crucis fino a Battipaglia mi consente di sperimentare il mio nuovo record di resistenza alla disidratazione. L’unica cosa che ricordo con precisione è un tizio che siede di fronte a me e viaggia con la camicia aperta fino all’ombelico, mettendo in mostra peli e crocifisso d’oro di ordinanza. Desiderando una secchiata d’acqua in faccia scendo alla stazione di Battipaglia e dopo una breve colluttazione con gli uomini delle FF.SS. riesco a capire qual è il mio treno. Che non parte subito, però: deve aspettare che arrivi il pullmann da Napoli, che quindi esisteva, ma chissà da dove è partito. Poi finalmente il treno per Yuma si avvia, lento come la morte per inedia, e alle ore 17:45, dopo sole 6 ore di comodissimo viaggio, faccio il mio trionfale ingresso nella stazione della mia città.

Percorso netto: 380 km.
Media oraria: 63,3 Km/ora.
Praticamente un Apecar.