V-Day personale

Un gigantesco V-Day mi aleggia nella testa da stamattina.
Tutti chiedono, io do, e poi quello che ho dato sparisce nel nulla, a volte senza manco un grazie. Nella sua versione estrema: tutti chiedono, io do, e quelli che hanno chiesto ringraziano qualcun altro.
Quando chiedo io, il silenzio.
Tutti si fanno i cazzi loro tranne me, e questa è colpa mia e del mio assurdo senso della responsabilità nonchè – lo ammetto – di un filo di pigrizia.

Ma andate a cagare tutti, me compresa.

Monday blues

Esco di casa.
In mano ho: il cellulare, le chiavi di casa, le chiavi della macchina, la valigetta professionale, una busta con una vecchia teglia da buttare.
Mi avvicino al cassonetto, butto la busta dentro e la sento con soddisfazione fare un rumore di ferraglia, segno che il cassonetto è vuoto.
Mi bastano pochi secondi per realizzare che il peggiore dei miei incubi si è materializzato: insieme alla monnezza, ho buttato nel cassonetto anche le chiavi della macchina. Quello che segue è il resoconto della pantomima in due atti (o un atto con un prologo) necessari al – ve lo dico subito, ce l’ho fatta – recupero delle preziose chiavi, che come forse qualcuno ricorderà sono anche le uniche che ho, avendo smarrito irrimediabilmente l’altra copia circa un anno fa nei prati del Pantano. Quando si dice l’attenzione verso le proprie cose.

PROLOGO: esaminiamo con calma la situazione, ok? no panico. Apro il cassonetto con due mani e facendo partire la prima ernia. Il cassonetto è vuoto, questo già lo sapevo, e questo è un bene perchè le chiavi sono lì, ben visibili sul fondo, non devo mettermi a rimestare nella munnezza, almeno. E questo è pure un male, però, perchè il fondo del cassonetto è ben lontano dalla portata delle mie braccia. Forse se faccio un pi-cco-lissimo sfor….

CLANG!

Oltre all’ernia, ho rischiato solo di cadere dentro il cassonetto o in subordine di essere decapitata dal coperchio. Mi serve qualcosa che tenga alzato il coperchio. La fila di persone che, facendo finta di aspettare l’autobus, si sta godendo la scena, comincia a lusingarmi.

ATTO UNICO: fermo il coperchio con un bidone di vernice vuoto, per fortuna i dintorni del cassonetto sono disseminati di qualunque fetenzia vi venga in mente, perchè usare un cassonetto quando si può abbandonare tutto comodamente in giro? l’ernia, che prima era solo un accenno, diventa realtà.
Aiutandomi con un ombrello rotto dopo soli 20 minuti di pesca sportiva tipo luna park e uan bella fila di bestemmioni recupero le agognate chiavi. Al 10° minuto una ragazza si avvicina, mi chiede scusa e butta nel cassonetto a sua volta una busta di immondizia, dalla quale mi scanso appena in tempo. Mi sorride appena un pò imbarazzata e se ne va.
La scena di una gentile signorina bionda in tailleur che pesca in un cassonetto dell’immondizia, spenzolata dentro per metà, deve aver dato parecchio da pensare a lei e ai miei vicini di casa su quanto è dura la vita, e su quanto persone insospettabili siano costrette a frugare nell’immondizia per mangiare.

Alla fine sfanculo tutto e tutti, recupero borsa borsetta e ammennicoli e vado verso la macchina facendo la linguaccia a quelli della fermata dell’autobus che continuavano a guardare. Non è stato un grandioso inizio di settimana, no, direi di no.

L’importante è non farsi notare

Il club dei marchesi del grillo (“io sò io e voi nun siete un cazzo”) si arricchisce da ieri di un nuovo e prestigioso membro, uno con cui avevo lavorato dieci anni fa e che avevo completamente rimosso, ora ricordo anche perchè.

Presenta il suo lavoro ad una platea di esperti, anche se junior, magnificandosi ogni tre minuti e attribuendosi anche ricerche geniali e dal risultato sconcertante, ad esempio quelle relativa alla curva dell’attenzione (“ho scoperto [??] che sale fino ai 40-45 minuti circa e poi comincia a scendere, e bisogna inventarsi qualcosa per farla risalire”).

Ma non mi dire.

La città svedese del celebre accordo comunitario sull’ambiente per lui è Gioteborg (ohh ggesù) e saltella nervoso con gli occhi spiritati ed iniettati di sangue per la sala mentre descrive

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il suo lavoro – il lavoro di tutti quelli che gli stanno seduti di fronte – come una sorta di missione sociale eroica, nella quale si vince o si perde (e se si perde ci si va a fare una striscia di coca, si direbbe guardandolo).

Quando arriva al punto in cui racconta come la sua missione gli sia stata data direttamente da Dio sul monte Tabor, scolpita su due tavole di pietra, raduno gli appunti – pur utili, lo giuro – e vado a fare un pò di telefonate.

Dopo di lui arriva uno ancora più interessante, ma ad un certo punto dice best practais, e allora capisco che la giornata è finita.

Raccolta differenziata

Dopo aver in tutti i miei forum vituperato in tutti i modi che conosco gli astenuti (se me le sono sporcate io le mani con la merda pur di andare a mettere quella cazzo di croce, non vedo perchè voi vi dobbiate sentire fighissimi e superiori a me solo perchè siete stati a casa, come dice Michele Serra, “a misurarvi la puzza sotto al naso”), e a tragici risultati acquisiti, ci rimane un problema: e adesso di Pecoraro Scanio, che ne facciamo? Il problema si pone per un bel pò di gente, ma per lui la soluzione può essere trovata con scientificità.

La regola delle 3R per la tutela del’ambiente, come mi dice un amico che se ne intende, prevede che il rifiuto venga Risparmiato, Riciclato, Recuperato. Ora, posto che sarebbe abbastanza sconsiderato il Riciclo, anche se probabilmente è l’unica via che verrà praticata – me lo aspetto da un giorno all’altro diventare paladino dei cacciatori – e che ormai è tardi per il Risparmio, cioè per evitare che P.S. sia immesso nell’ambiente, non resta che optare per il Recupero.

Termovalorizzare o compattare il P.S. e vedere che ne esce fuori: un lucente berlusconiano dell’ultima ora? (“Silvio, ricordati degli amici!!”) un nuovo conduttore di Miss Italia? un ballerino di lap dance? un pollo da batteria? dell’ottimo percolato per fertilizzare campi di pomodoro?

Il dibattito è aperto.

Voto o non voto?

Le cose che NON voglio, a proposito del voto del 13 Aprile, sono incompatibili fra loro, e mi portano in un vicolo cieco.

  • NON voglio non andare a votare –> allora vai, e chi voti? PD?
  • NON voglio votare PD, i candidati che eleggerei sono veramente improponibili –> allora vai, e vota Sinistra Arcobaleno: voto di protesta, pur sempre a sinistra. Ok, però
  • NON voglio disperdere il voto –> allora vai, e per estrema protesta vota PdL. A parte che un’ipotesi del genere  mi fa veramente vomitare, e farei rivoltare nella tomba il povero nonno sindacalista della CGIL nel 1952 , e prenderebbero fuoco da sole le sue tessere del PC che gelosamente custodisco, c’è il fatto che
  • NON voglio far vincere quel trombone di Berlusconi –> allora non andare a votare
  • e il cerchio si chiude.

      Aggiornamento:
  • NON voglio arrivare fin là ed annullare la scheda, mi pare una baggianata totale e già so che odierò chi lo farà, perchè a me farà perdere due ore di tempo (basta un seggio con scrutatori poco preparati al caso) e a loro li farà solo sentire fighissimi, ma non cambieranno una ceppa di nulla
  • In questa circostanza, andare come al solito a votare tappandosi per la centesima volta il naso è – mi si perdoni la metafora non finissima – scegliere chi ce l’ha più piccolo perchè ti faccia meno male quando ti si inchiappetterà.

    Non è che una vuole gli applausi ..

    … però due mail proveniente dalla Kapa in ciascuna delle quali si viene cazziati alla grande per due cose diverse, che si pensava di aver fatto nel migliore dei modi possibili, non è che proprio dia una spinta decisiva all’autostima.

    E comunque arrivare a prendersela in quel modo con due che non sono l’ultima ruota del carro, sono proprio i fanalini a petrolio attaccati dietro all’ultima ruota, mi pare veramente significativo dello sclero generale, nonchè chiaro indizio della guerra termonucleare globale che sta attraversando l’insano ufficio pubblico nel quale mi pregio di prestare la mia attività lavorativa.

    Motti del giorno:
    “Calatu juncu, ca passa la china”

    “Col culo degli altri, tutto sono buoni a fare i ricchioni”

    Eppure è facile

    Dopo aver visto negli anni della mia gioventù centinaia di tetrapak sventrati da mio padre, e aver rilevato lo stesso identico genere di sventramento praticato da un ospite che si era gentilmente offerto di preparare la colazione, sono giunta ad una conclusione: gli uomini non sanno aprire le buste del latte.