Family ties

Un pomeriggio piovoso, e umido.
Sentimenti difficili da raccontare, così stratificati che non è più possibile capire dove finiscono e dove iniziano, sai solo che quello dominante è la tenerezza, e l’istinto di protezione.

Abbiamo lottato, mamma, ancora una volta tutti insieme.
Abbiamo vinto, forse, papà. Ci basta un pò di fortuna, e avremo vinto.
 
Io sono rimasta qui, e mi prendo tutto il bello e anche tutto il brutto di essere qui, le angosce trattenute, le preoccupazioni strette fra i denti, le difficoltà a costruirmi un futuro, va tutto bene ma anche no, la stanchezza che mi prende quando taglio un qualunque traguardo, e il sollievo nel pensare – oggi per la prima volta – che per vivere meglio, alla fine, basta non fare sogni troppo più grandi di me.
 
L’immagine che mi rimane di questo difficile pomeriggio sono due vecchietti un pò curvi, coi capelli bianchi che si allontanano nella penombra a braccetto, ancora una volta insieme contro il mondo, scendendo per la milionesima volta le stesse scale, come nella poesia di Umberto Saba, ancora uniti, ancora insieme contro il mondo, come da quasi 50 anni a questa parte.
Io riesco solo a pregare che campino ancora 200 anni, e bene, più di me, più di tutte i dolori le rinunce le umiliazioni le sofferenze.

E a fine di questa giornata, pure bestemmiare perchè non riesco a inserire nel fottuto blog le strafottute slides è un modo di rilassarsi. Alla fine ci sono riuscita, grazie Giancarlo, anche se non nel modo perfetto che avrei voluto, maledetta me e le mia sete di misurazione con asticelle sempre troppo alte, ma ci sono riuscita.
Ci vuole tanta pazienza, per vincere, vero, papà?

1 Commento a “Family ties”

  1. Error scrive:

    Non hai avuto bisogno di alcun aiuto, e il risultato mi pare ottimo. Cosa pretendevi in più?

    Complimenti. Per il post, ovviamente, non per le slide!

    Quell’asticella tienila in alto. E quando salti non aver paura di cadere. Le battaglie non si perdono, si vincono sempre.

    Giancarlo

Scrivi un commento

*