General Hospital

E giusto per farvi schiattare un pò di invidia, soprattutto se siete affezionate lettrici femmine di questo blog, vi comunico che sono a quota -12 (chili persi) e quindi il mio finora ristretto fan club si sta allargando a vista d’occhio. Non che sia necessariamente un bene, visto che coprende anche alcuni bavosi colleghi del piano di sopra, ma insomma.

E a proposito di vista d’occhio, il sinistro mi brucia e lacrima e ad un esame più approfondito mi pare esserci una specie di graffietto nella parte colorata. Ci manca solo questo, il panico di rimanere cieca. E lunedì prossimo ho il Pap Test e insomma un qualche motivo di essere un pò preoccupata riesco sempre a trovarlo. Un mese fa ho messo gli occhiali perchè ho guidato di notte sull’autostrada e mi sono resa conto che i fari di posizione delle macchine davanti erano sfuocati pallini rossi dei quali non sempre riuscivo a calcolare la distanza. Fanno molto intellettuale ma anche molta tristezza, pur essendo essi occhiali dotati di firma fescion.

Mi spiace per la depressione ansiogena che vi ho comunicato, comunicandovi un bollettino medico del quale giustamente non ve ne strefrega una menga, ma non avevo altro da dire e non voglio che questo blog muoia, anche se la voglia di scrivere è poca.

Mi piaceva, la neve

C’era una volta una bimba coi codini biondi vagamente somigliante a Buffy di Tre nipoti ed un maggiordomo, che adorava la neve. La adorava in modo selvaggio e totale. Quando vedeva i primi fiocchi provava un tipo di gioia assoluta e inalterabile che avrebbe ricordato poi molto a lungo negli anni a venire, perchè sarebbe stato sempre più difficile provarla, quel tipo di felicità lì.
A quei tempi quando nevicava la neve cadeva abbondantissima e durava in terra settimane, gli adulti scavavano con la pala dei sentieri per arrivare dal salumiere, e quei sentieri li percorreva anche lei, toccando con le mani quei muri di neve più alti di lei. Si andava con lo slittino tirato da papà, si costruivano pupazzi giganteschi, e papà metteva le catene alla macchina, con manovre complicatissime mentre la neve gli imbiancava i capelli già un pò bianchi, anche se aveva solo 35 anni, allora. e siccome la bimba aveva 6 anni era consentito non aiutare, anzi rimanere in macchina e ridere di gioia e della neve sui capelli di papà.

E’ possibile che quella bambina sia la stessa persona che stamattina, alzando la serranda con gli occhi ancora ammaccati dal sonno e scoprendo il davanzale imbiancato, abbia sbuffato:

“Maronna, che palle, ‘sta neve, ma quando finisce?”

e che al pensiero delle duemila difficoltà che la neve comporta (si scivola sui marciapiedi perchè nessuno li spala, non c’è parcheggio perchè gli spazzaneve alzano cumuli ai lati delle strade e idem non li spala nessuno, fa un freddo becco, ricordati di alzare il riscaldamento) si sia sentita con grande convinzione mandare affanculo neve, inverno, ghiaccio e freddo?

Io e il pipistrello

E soprattutto: non mettete MAI l’aglio fuori, sul davanzale della finestra, in un cestino di vimini coperto con un altro cestino di vimini capovolto. Potrebbe succedervi quello che è successo a me, che ho aperto la finestra, ho allungato una mano, ho scoperchiato il cestino di vimini per prendere l’aglio e mi sono trovata a tu per tu con uno schifosissimo pipistrello.

Va bene, piccolo, e sicuramente più terrorizzato di me, ma pur sempre un orribile PIPISTRELLO peloso  che preso dal panico tentava di entrarmi in casa. 

Ho lanciato un urlo che ha provocato simultanea apertura di finestre ed affacciamento di condomini nel mio palazzo ed anche nel palazzo affianco, e ho sprangato la finestra con tale violenza da incastrare (secondo me) il piccolo Batman fra il montante e il vetro. Ho sentito un verso simile ad uno squittio prolungato che mi ha messo in angoscia tutta la serata.  Sono stata costretta a demandare la rimozione del cadavere a terzi, e a tutt’oggi non ho il coraggio di aprire la finestra della cucina, con grande sollievo dell’aglio ivi collocato.