Idroavventure / 1

Lo sapevo.

Ieri mi sono dedicata al bagno.
Doverosa premessa: nello spirito di indipendenza e creatività che distingue il meridionale medio, ognuno dei numerosi domiciliati nella MIA casetta ha ritenuto di dover cambiare tutti gli arredobagno (portasciugamani, portarotolo, specchio, appliques e via così), stando bene attento che il proprio set non coincidesse nella maniera più assoluta nè in forma nè in dimensioni con quello smantellato. Nello spirito di morti di fame che sempre distingue il meridionale medio, nessuno ha creduto opportuno dare al bagno una parvenza estetica fosse anche dignitosa, per esempio TAPPANDO i buchi lasciati dai fischer (so cosa è un fischer, siete senza parole, vero?) dei precedenti inquilini. Io, che arrivo ultima di una lunga serie, mi sono ritrovata così un bagno crivellato di buchi alle pareti manco se ci avessero sparato con un fucile a pallettoni, alcuni con fischer incorporato, altri buchi e basta.

Ma io non sono un’inquilina comune: anche io ho smantellato tutto (come gli altri) anche io ho comprato pezzi nuovi (come gli altri), io però ho comprato anche stucco e vernicetta dello stesso colore o quasi delle mattonelle e ho tappato e ridipinto con fervore religioso tutte le crivellature. Non contenta, ho comprato un mobiletto da bagno color ciliegio e ieri mi sono messa a montarlo, una roba che mi fa felice più della fresella con le acciughe piccanti. Prima di ciò, avevo spostato la lavatrice, per stuccare meglio, e avevo notato, toh guarda, che il lavandino è leggermente pendente verso dietro, come se fosse un pò stanco e avesse necessità di appoggiarsi al muro. L’ho leggermente tirato in avanti e ho scoperto, toh guarda, che non è fissato proprio con ferrea determinazione, insomma barcolla un pò, ma vabbè, mica ci devo mangiare sopra.

Torno di là e riprendo a montare avvitare bisellare.

Ad un tratto la mia attenzione viene attratta da un’ombra sul pavimento del soggiorno, ma dai, guarda un pò, sembra ….

ACQUA?!?

un simpatico torrentello ha già competamente allagato il bagno e si dirige con la lentezza inesorabile dei giusti verso le altre stanze.
Vi risparmio i bestemmioni, i secchi, gli stracci, le ramazze, le ginocchia per terra e tutto il triste corollario dell’allagamento. Al termine di questa simpatica pantomima scopro che uno dei due flessibili del lavandino si è spaccato e gocciola acqua come se piangesse, cosa che forse avrei potuto fare io se non avessi avuto da asciugare a terra.

Mi sento di concludere che il flessibile, vecchio di 30 anni, era lì immobile nella sua calcarea fermezza ma già minato nella salute prima che la cogliona di turno decidesse di smuovere il lavandino, non avendo un cazzo da fare, o meglio avendolo ma preferendo mettersi a smuovere i lavandini, spaccando del tutto oltre che i maroni del vicinato anche il diabolico tubicino.
Ho chiuso la chiave d’arresto dell’acqua e aspetterò un idraulico.
Vorrei farvi notare QUANDO accade tutto questo: sabato 13 Agosto, il giorno che precede i tre giorni dell’anno più totalmente sideralmente vacanziferi dell’anno, giorni nei quali è bene non vi accada nulla tipo ad esempio spaccare un tubo perchè nella migliore delle ipotesi resterete senz’acqua per una settimana.

Casa e altre cose

Ho passato un’ora a pulire il frigorifero.

Ma che cazzo mangiava il ginecologo che ha abitato quell’appartamento prima di me, squalo avariato? Il congelatore era pieno di briciole, forse congelava il pane, o forse ci ha messo dentro pezzi di sua nonna e poi ha buttato le briciole per far arrivare le formiche e eliminare le prove. Possibile che nella sua testa di giovane professionista non sia mai, dico mai, passata una vaga idea di igiene, del tipo: “adesso metto mano a spugna e Lysoform e dò una pulitina a ‘sto mondezzaio di Calcutta“. No, eh?

Adesso tutto profuma di pino. Peccato che dentro a quel frigorifero per il momento ci sia solo una bottiglina di acqua minerale da 1/2 litro e la vaschetta del ghiaccio (nel congelatore).

Domani rivedo il guru dopo la pausa estiva (sua) e so già che mi rimprovererà perchè sono ingrassata un altro paio di chili da un mese a questa parte. Che ci posso fare, sono troppo concentrata su quella casa, e sulla felicità che mi provoca girare la chiave nella toppa ed entrare. Quando vivrò da sola avrò tutto il tempo e il modo di non aver voglia di cucinare e mangiare una noce pesca e via a letto.

Mi è arrivato il modulo per il pagamento delle tasse universitarie. Che faccio, lo pago e continuo a far finta di essere iscritta, o butto via tutto e rinuncio? Non faccio un esame da quasi due anni, e anche prima ne avevo fatto uno solo. Quando vivrò da sola potrei avere voglia di studiare, la sera? magari saltando la cena? Se taglio le tasse universitarie, e soprattutto il guru, potrebbero rimanermi abbastanza soldi per comprare un TV con schermo piatto a cristalli liquidi. Devo risparmiare, gente. Ho un affitto da pagare, adesso.

Ikea mi fa un baffo, a me

Ricapitoliamo.

I divani, li ho ordinati sentendomi tutt’ad un tratto poverissima mentre firmavo la pratica di finanziamento anche se non ho cacciato un centesimo perchè inizio a pagare dopo la consegna. Consegne che avviene – forse – a metà Ottobre. Se li facevo fare da Mastro Geppetto ci avrebbe messo meno, credo.

Il mobile basso per la TV da mettere in soggiorno, dopo aver sfogliato tutti i cataloghi di questo mondo e un paio anche dell’altro mondo, non ce n’è uno che mi piaccia, da 1 a 10, almeno 6. E comunque se lo ordino oggi l’avrò magari per Natale. “Eh ma sa noi siamo aperti però le fabbriche chiudono e quindi l’ordine non sarà lavorato prima della fine del mese…” Mi ha detto culo firmare un contratto di fitto che inizio a pagare dal 1° Settembre, però con Agosto di mezzo dovrò dormire a terra fino a metà Ottobre se tutto va bene.

Il letto, ne ho trovato uno che mi piace moltissimo e si accorda perfettamente con un armadio meraviglioso ante scorrevoli colori tropicali, peccato che il tutto costi quanto una nave da crociera da varare esclusi forse i salvagente.

La cucina, è venuto il tecnico, un simpatico giovane di nome Giovanni che mia mamma chissà perchè si ostina da anni a chiamare Gerardo e quindi a casa mia il giovanotto è da sempre conosciuto come “Giovanni detto Gerardo”. Ha preso le misure e domani mi farà avere l’ennesimo preventivo pompato ad aria compressa che potrò pagare con un finanziamento a tasso zero e in nero, cioè un amichevole accordo con Giovanni detto Gerardo che mi consentirà di diluire la spesa in 4-5 comode rate che pagherò presso il suo domicilio dopo aver detto una parola d’ordine e passando le buste sotto la porta.

In tutto questo, mio padre si ostina a volermi dare un mobile di casa che non entrerebbe da nessuna parte, e da una settimana rifà le piantine scordandosi però ogni volta di inserire un pezzo di quelli scelti da me per inserire quello scelto da lui. Che poi a casa dei miei ci sta benissimo e non vedo perchè dovrebbero privarsene. Mia mamma ha gli occhi umidi da un mese, e non la tira su nemmeno il pensiero che quando me ne sarò andata avrà armadi e cassetti vuoti da riempire con le sue millemila carabattole che fanno di casa dei miei una succursale del Centro di raccolta della Protezione Civile subito dopo un terremoto (abbiamo ancora vestiti da giovane di mia nonna, morta nel 1978, pace all’anima sua).