Diario americano / 1

E va bene, sono arrivata.

L`aereo anche se sbattendosi come una puttana soprattutto negli ultimi venti minuti e` atterrato con un salto del cazzo sulla pista strappandomi un urlo che ha consentito all`intero contenuto umano del Boeing 747, steward compresi, di prendermi per il culo nei 15 minuti successivi. Al momento di uscire dall`aereo e affrontare in camminamento in moquette uno di loro, il piu` stronzo di tutti, mi ha detto “Stia attenta signora, questa e` la parte piu` pericolosa del viaggio“. Spero ti prenda la cagarella sull`Oceano, al ritorno, e per una turbolenza l`armadietto che contiene la carta igienica si incastri definitamente e non si apra piu`.

Comunque. Sono qui. In mezzo a ettari sconfinati di verde rasato come una moquette, in mezzo al quale sorgono all`improvviso case che sembrano castelli di fate fatte con i mattoncini Lego, le case di Edenlandia, che non possono essere vere e invece lo sono, portico, torrette, guglie tutto coperto di mattoni grigio pietra, e finestre con le persiane verdi dalle quali sicuramente si affacceranno Hansel e Gretel e invece si affacciano signore bionde o nere che vanno a buttare la spazzatura passando accanto all`immancabile bandierone stellestrisce piantato in mezzo alla moquette erbosa.

Da tre giorni guido la macchina di mia sorella che ha il cambio automatico, una cosa magnifica se per caso ti mancano il piede sinistro e il braccio destro, che di fatto non ti servono e potrebbero essere usati per scopi migliori, il braccio destro soprattutto, ma guido da sola e tocca accontentarsi. Ho imparato amemoria tre strade, una per il supermercato, una per il parco pubblico e una per andare a prendere lei in ufficio. Non sia mai ne chiudono una per lavori, sono fottuta, girero` in tondo per St. Louis finche` la polizia non mi arresta.

Spoil system

L’assessore di Rifondazione Comunista è stato pesantemente trombato alle ultime regionali. Dopo un lungo tira e molla, come è d’uopo in questi casi, lo sostituisce un assessore della Margherita, più precisamente del Partito Popolare. Con il caro vecchio Tovarish vanno via anche la Dirigente Generale, la sua segreteria, tre o quattro dirigenti “esterni”, dell’80% dei quali non sentiremo la mancanza. Per il momento è in bilico anche Gatto Silvestro, che però è in quota DS e quindi nonostante la sua palese insipienza dirigenziale dovrebbe essere graziato.

A parte la tristezza di vedere corridoi semivuoti, gente con cui abbiamo lavorato bene che fa le valigie mettendo soprammobili e documenti nelle scatole di cartone, come nei film americani, e la tristezza di vedere le stanze di Tovarish spalancate e odore di pittura fresca e operai che ristrutturano/rinfrescano, a me e a Stelvio, assistenza tecnica con un contratto triennale che per puro caso è a cavallo di due legislature, si pone il problema di riaccreditarsi con la nuova dirigenza e il nuovo assessore.

Scartato il vecchio stile, per il quale entravamo nella stanza dell’assessore con il pugno chiuso alzato, lo chiamavamo “compagno assessore” e facevamo partire l’inno nazionale sovietico ogni volta che ci arrivava una sua mail, stiamo pensando di adornarci di una vistosa croce ciascuno, entrare nella stanza ad occhi bassi ed accennare un inchino a magari il bacio dell’anello. Io stavo anche pensando ad un vestitino sobrio, tipo chador, di un colore che si confonda con la tappezzeria, e Stelvio valutava la possibilità di una tonsura francescana, per far notare la quale sarebbe forse d’uopo entrare nella stanza a marcia indietro.

Suggerimenti saranno ben accetti.

Mondo, giorno

Ma è solo un momento, appunto.

Poi mi rendo conto che non sono libera di passare la domenica con l’uomo che amo e risprofondo nella depressione. Ho anche paura di volare, e invece fra una settimana prenderò ben due aerei di cui uno intercontinentale per un totale di quasi 12 ore col culo per aria che è una cosa innaturale perchè se Dio avesse voluto farci volare ci avrebbe fatto spuntare le ali, no?  per andare da mia sorella, udite udite, portandomi dietro mamma e papà.

Sarà un disastro da cui non mi riprenderò se non a forza di pillole grigie il cui nome finisce in -tox o -ina.

Autostrada, notte

E’ notte, il buio è tiepido, profuma di gelsomini e mi entra a ventate dai finestrini dell’auto spalancati come se mi mancasse l’aria.

Il tachimetro segna 80, poi 95, poi 110, poi 140 poi rallento perchè Ceres + Matusalem non depongono proprio a favore della mia prontezza di riflessi.

Ma non c’è problema, la mezzeria si snoda invitante sotto le ruote, nei – pochi – tratti nei quali i lavori del’A3 sono finalmente finiti c’è tanto di quello spazio che nessuno dei frequentatori abituali ci si raccapezza più, e barcolliamo da una corsia all’altra ebbri di gioia per tutto ‘sto posto. Lo stereo pulsa una gioiosa tammorra salentina, la tengo sparata a così alto volume che secondo me la sentono pure nelle case ai bordi dell’autostrada.

Il profumo della primavera, la modica velocità, la musica andrenalinica, un pò di alcool nelle vene, il buio, il vento.

Per un breve momento, sono quasi felice.

Family ties, ancora

Nessuno ci crede e io mi vergogno pure a dirlo, ma io ho un problema, Che esemplifico con la seguente descrizione.

Lascio mia mamma in macchina  a fare l’ostaggio in doppia fila mentre io vado in erboristeria a comprare la tisana svizzera. Sapete benissimo a che serve, quindi non fate quella faccia. L’erboristeria dalla quale mi servo io è una delle più sfigate della terra, dentro non ci ho mai trovato nessun altro cliente e anzi sospetto di essere l’unica. Corollario positivo: mi sbrigo in tre minuti netti.

In quei tre minuti, mia mamma ha avuto il tempo di:
1. aprire i cassettini della MIA macchina
2. scovare la cartellina con gli esami medici
3. leggerla con calma foglio per foglio arrivando alla fine alla carta intestata con le prescrizioni del ginecologo

Quando risalgo in macchina lei ha la faccia della mamma di Bambi un attimo prima che le sparassero, e parte il pistolotto dal titolo “Tu non mi dici mai niente” che ha contenuto variabile ma un ritornello fisso “mamma e figlia dovrebbero raccontarsi tutto” e parte dal ritrovamento oggettivo in questione per approdare, svariati minuti dopo, agli archetipi freudiani del complesso di Edipo e alla rovina universale del mondo. In mezzo, c’è sempre il refrain patetico “Ti ha fatto male? Ma come, sei stata male e non mi hai detto niente, potevo accompagnarti”. Il tutto si conclude con un secondo più attento esame della carta intestata, richiesta di referenze del ginecologo, e visto che il mentecatto in un soprassalto di precisione professionale ha scritto sulla prescrizione: “rifare controllo fra due mesi”, ecco che mammina si fa i conti e stavolta ben decisa a non farsi sfuggire l’occasione di tenermi la manina mentre mi infilano uno speculum, chiude il discorso con al seguente minaccia: “Al controllo ti accompagno io”.

Piccolo dettaglio che forse aiuta a comprendere la serietà del problema: io ho quasi 40 anni.

Per i motivi testè esemplificati, ho dovuto cambiare l’indirizzo al quale ricevere l’estratto conto della mia banca (mia mamma lo leggeva e faceva i conti di quanti soldi avessi speso nel trimestre e come e perchè), ho dato numero e indirizzo dell’ufficio a cui farmi spedire le suddette analisi (mio padre una volta le andò a ritirare per me, poi le fece vedere ad un suo amico medico per un parere prima di farle leggere a me), e i fiori dei miei numerosi amanti (i miei, che ve lo dico a fare, leggevano i bigliettini d’amore allegati).

Lo so. Non sono pazzi. Mi vogliono solo troppo bene. Ma troppo, davvero.