L’Architetto e il pc

Io >chi cazzo ha usato il mio computer?
S. > ….
Io >lascia stare, lo so chi è stato, lo capisco dalle icone ridotte a capocchie di spillo. L’Architetto. [ve lo ricordate? n.d.r.]
S. >secondo me fai meglio a farlo esorcizzare
Io >il computer o l’Architetto?
S. >fai tu

Ci sbellichiamo dalle risate per diversi minuti pensando ad un prete che benedice il mio pc ed esso che si torce su se stesso, sputa bava verde dalle fessure del floppy e bestemmia. No, anzi bestemmiare non può perchè dall’ultima volta che l’Architetto ha messo le mani sul mio pc l’audio non funziona più, inesistente, inattiva l’icona del volume, come se qualcuno gli avesse strappato le scheda audio (che invece c’è) lasciando i fili penzolanti.

Vi risparmio quello che l’Architetto è stato capace di fare al SUO pc. Un tecnico informatico ogni volta diverso fa la sua comparsa in ufficio in media ogni tre giorni, sempre con lo stesso obiettivo: riparare una macchina inutilizzabile, quella dell’Architetto. Di solito ci riesce, dopo aver formattato tutta la Madonna santissima e aver bloccato la rete per tre ore. In 48 ore l’Architetto reinstalla tutto, e usa la postazione per n° 2 ore, trascorse le quali un altro inaudito improponibile problema si presenta, qualcosa tipo: “Excel parte, poi si blocca e mi blocca tutto, non posso nemmeno spegnerlo se non strappando la presa dalla spina” oppure “Il pc parte, poi lo schermo diventa fucsia a puntini e compare la scritta Hasta Siempre Comandante e si sente un rutto”. L’azienda ha perfino proceduto all’acquisto di una nuova postazione, che ha fatto esattamente la fine della postazione senior.

Da circa un mese l’Architetto si è dotato di un mostruoso inumano disco fisso portatile (si noti l’ossimoro) col quale gira tenendolo sotto il braccio come l’autoradio negli anni ’70 ed elemosinando pc a cui attaccarlo per lavorare, in attesa che l’ennesimo tecnico termini l’ennesima formattazione.

La santa Pasqua!

Mi space per il guru, ma fare la morta mi riesce malissimo.
Questo non vuol dire che io stia bene, l’immagine mentale che più mi gira in testa in questi giorni è quella vignetta di Altan (o ElleKappa? no, Altan) nella quale un personaggio dice “Potrebbe andare peggio” e l’altro risponde “No”.

Mi salverà come sempre la sana ironia / vena umoristica che mi porto dentro come un marchio di fabbrica, ce l’hanno uguale mia sorella, mio nonno buonanima, mio cugino.

Buona Pasqua a tutti.

Elaborare il lutto

Elaborare il lutto, dice il guru.
Visto che è lunedì, prendiamo la settimana santa come riferimento, paradigma culturale, se non spirituale, per farlo. Visto che non credo.
Seppellirsi nella famosa buca del terreno fino a Venerdì.
Morire, dando fondo alle sofferenze, scendendo in fondo al pozzo del dolore che provo.
Sparire dalla circolazione per tutto Sabato.
Domenica, risorgere, concedendomi una passeggiata, aria, sole sulla faccia. 
Lunedì magari mare, amici, “persone che mi facciano stare bene”.

Cambiare scheda al telefono non è obbligatorio ma sarebbe auspicabile.

E’ razionale tutto ciò, lui fa il suo dovere di guru.
Ma mi strazia, si può dire?

Delirio, ancora

Esiste un limite all’amore dettato dalla dignità?
Si può amare un uomo di cui non si va fieri?
Si può sprofondare nell’infelicità perchè non si riesce – fisicamente, credetemi vi prego – a fare a meno di quell’uomo e però si sa che l’unica cosa sensata e sana e ragionevole e dignitosa da fare sarebbe dimenticarlo?
Si può amare un uomo che tutti giudicano un pazzo?

(segue)

Delirio, ovvio

Ho difficoltà a respirare. Ho il naso sempre un pò chiuso, e un peso allo sterno in corrispondenza del cuore. Sono convinta che sia la primavera, un’allergia a chissacchè.

Epperò.

Non ci si può salvare da sè stessi, come dice la culatellolombardina e come diceva, in tempi non sospetti, anche mio fratello, che peraltro esprime una cultura che alberga nel punto opposto della penisola. Questa corrispondenza di amorosi sensi nord – sud mi commuove, però non vorrei diventasse un alibi comodo per giustificare le mie cazzate.

Vabbè, non sono concentrata.

(segue ..)

Non ci posso credere / 2

… è vero, la cogliona sono io, su questo non c’è dubbio quindi risparmiatevelo. Io l’idiota che ha creduto possibile la redenzione dei rei e soprattutto che ha ritenuto che esiste un limite inferiore alla merdaggine che NON PUO’, NON DEVE essere sorpassato, altrimenti fra l’altro vuol dire che non avete capito un cazzo di una persona con la quale pure avete diviso letto, tavola, auto, perfino il cesso.

Mi fa paura, davvero. Mi fa paura la sua totale mancanza di spina dorsale, il patologico ricoso alla bugia perfetta, al negare l’evidenza, al tingere la realtà di colori virtuali per i quali alla fine io ho vissuto altri sei mesi di perfetta illusione. Mi giro indietro, e non c’è più niente, come Cenerentola dopo la mezzanotte. Mi fa paura pensare di avere diviso con questo folle così tanto tempo e di avere speso con lui e per lui così tante energie. Adesso mi viene da pensare che in realtà una minuscola parte di me sapeva già tutto, questa volta e la precedente. Che però quella parte minuscola ed incoscia trasmetteva alla parte cosciente un messaggio rassicurante, del tipo “ma daaaaai ma non può essere sarebbe veramente un coglione“.

E quindi eccomi qua cari affezionati lettori, un triplo salto mortale carpiato e hop, non c’è rimasta manco la cenere degli ultimi 6 + 0,5 anni. Perchè stavolta non c’è la benchè minima giustificazione che tenga, non c’è amore, paura, vigliaccheria che giustifichino questo imprevisto (ma davvero?) colpo di scena. Eccomi qua, la vostra amata circense a guardare le macerie fumanti della storia d’amore più lunga e viva e calda e intensa della mia vita, i tronconi anneriti dei miei progetti, di quello che volevo fare nei prossimi due, tre, cinque anni.

Per favore, non ve ne venite con roba consolatoria del tipo “sei ancora tanto giovane hai tutta la vita davanti morto un papa se ne fa un altro” perchè mi farebbe girare i coglioni a mille e adesso non voglio litigare con nessuno. Un solo sentimento alberga in questo momento nel mio devastato cervello:

MA VAFFANCULO

(segue, per altri 22 post almeno, rassegnatevi)

Non ci posso credere

L’espressione “non ci posso credere” non rende bene l’idea. Dell’immenso stupore, più forte della rabbia, molto più forte del dolore – quello, è venuto dopo, insieme a vette inesplorate di autocommiserazione – che ho provato di fronte alla constatazione, confortata da confessione, di ieri sera.

L’ha fatto di nuovo.

Pur sapendo quanto era stato doloroso e faticoso e umiliante venire su dal pozzo la prima volta, pur sapendo che NON POTEVA, che non era umanamente possibile che ci fosse una seconda volta, pur sapendo quanto la sofferenza stavolta sarebbe stata proporzionale alla parvenza di felicità azzoppata che cominciavo a concedermi, negli ultimi mesi, l’ha fatto di nuovo.

Di nuovo, scientemente, mi ha mentito su una cosa importantissima, vitale per la mia e la sua salute mentale. Di nuovo, con sprezzo di qualunque dignità, mia e sua, ha inventato luoghi, date, circostanze.

Mi ha dolcemente spinto ad innamorarmi di quella casa, ad amarla alla fine più di me stessa, ad amare ogni singolo minuto passato dentro i vari Bricocenter, Casa della ceramica, IKEA, ad adorare ogni singola contrattazione con i muratori, i falegnami, gli idraulici e tutte le meravigliose maestranze passate per di là. Ha lasciato che facessi una foto col telefonino del citofono con i nostri nomi. Ho passato un venerdì pomeriggio a svuotare scatoloni ed inventarmi decorazioni floreali con i cesti e i rampicanti finti comprati da Ikea. Mi sono regalata un avvitatore a batteria. Mi sono odiata – vedi post precedente – per non essere capace di imporre la mia voglia di stare con lui a tutto il resto del mondo, e adesso magari so anche il perchè.

(segue)

E capirai che scoperta

Va bene, adesso è chiaro, cioè era chiaro anche prima almeno a me ma sentirselo dire da lui a svariate decine di euro a ora fa un altro effetto, eh: IO HO UN PROBLEMA. E capirai che scoperta. Un problema che è la somma di parecchi problemini più piccoli che si perdono nella notte di quella che pure mi era sempre sembrata un’infanzia felice.

Risultato? Non ho un rapporto sereno con me stessa. Mi odio e mi disprezzo, mi trattengo a stento dallo sputarmi in faccia quando passo davanti ad uni specchio. Ho il terrore dell’abbandono, e do ad altri la colpa di una mancanza di autonomia e libertà che è solo mia. La rabbia verso di me si traduce in una sostanziale dis-cura della mia persona. Quindi se ho 15 chili di sovrappeso, la pelle grigiastra  e spenta, non mi depilo, mi vesto che sembro una profuga albanese prima dell’imbarco, se ho i capelli che sembrano la scopa della Befana è perchè mi odio e mi disprezzo.

Interessante.

Suggerimenti?

Terapia per la settimana: datti alle cure delle tua persona. Fitness, massaggi, parrucchiera, estetista, e cazzo vai da un dietologo. Vabbè, cazzo non l’ha detto ma il tono pareva quello. Coccolati, amati, vuoliti bene. Se ti restano due ore dalla sarabanda impazzita che è la tua giornata lavorativa, spendili per un sano ozio e per fare una cosa che ti piace. Quando tutto va storto, comprati un vestitino corto.

Interessante.

L’avete voluto voi

AVVERTENZA: post politicamente scorretto.

Siete morti, e quindi meritereste tutto il rispetto che si deve ai defunti.
Meritereste. Perchè non “meritate”?

Dunque.

1. Tu sei il pilota, quindi si suppone che tu abbia conseguito un brevetto di volo e che tu abbia quelle belle 2 o 3 mila ore di volo sulle spalle.
2. Sei di Bologna, o comunque emiliano, non sei tunisino o delle isole Samoa, quindi si suppone che tu sappia cosa è la NEVE e cosa è esattamente una bufera di neve.
3. D’altra parte sai che non siamo nelle steppe siberiane, quindi anche la tormenta di neve potrà durare qualche ora, forse 24 ore ma già parliamo di eventi eccezionali, è più probabile che in serata sia tutto finito o perlomeno la visibilità sia migliorata, la tormenta declassata a nevischio, la pista sgombra dai lupi.

E allora perchè, PERCHE’, lo ridico PERCHE’ tu ti ostini a metterti in volo e non, badate bene, NON con un Jumbo 747 o superiori che solo lo scaldare i motori basta a sciogliere la neve, ma con un ridicolo CESSNA da non so quanti posti ma insomma un aereo come quello di Pedro il postino dei cartoni animati che giàme lo vedo con i passeggeri che spingono coi piedi sulla pista come i Flintstones????

E per andare dove?? Non a Singapore, o a Tokio, o magari anche a Bellinzona o a Culatello Milanino, no, signore e signori, il nostro top gun deve andare a FORLI’!! Forlì!! meno di un’ora d’auto, forse 70 minuti di Eurostar, uno sputo di distanza che guarda quasi quasi ci  vado a piedi e faccio prima!!!!!

E chi trasporta il nostro eroe? Perchè questo avrebbe potuto fare la differenza, se magari mi dicevano che portavi un cuore o un fegato per un trapianto, se mi dicono che portavi un dializzato che rischiava di morire, perfino se mi dicono che portavi un bambino con due giorni di vita che voleva andare a vedere la partita della sua squadra del cuore, forse, guarda forse potevo perdonarti. E invece tu chi portavi?? Una manica di idioti stracciaculo dei quali

UNO doveva URGENTEMENTE CHIUDERE UN CONTRATTO IMMOBILIARE!!!! 

ma come cazzo le fate le transazioni a Forlì, col cronometro? vince chi arriva prima? e non c’era proprio nessun altro del fottutissimo studio legale, o della fottutissima famiglia, che poteva andare lì e prendere 3 ore di tempo? ma no, i passeggeri dovevano fare i fighi, e poi raccontare alle segretarie sbalordite di quella volta che ho preso un affare a volo ehehee, proprio a volo, perchè ho volato con una bufera di neve per arrivare a mettere la cazzo di firma e farmi la casetta strappata allo sfigato fallito di turno da rivendere poi con il 700% di ricarico.

E ben vi sta, allora. Non mi fate nessuna pena. Pace alle vostre anime di imbecilli.

Fuori tempo massimo

Avevo in testa un bel post sull’incidente aereo di Bologna della settimana scorsa, il Cessna che si è schiantato nella tormenta, ma in questa settimana sono stata appesa per la pelle del culo alla mia scrivania, e ora è superato dagli eventi. Uffa.