Tristezza rosso sangue

Ecco, ci risiamo.

La data attesa passa, e non c’è altro da fare che aspettare, spiarsi, fare e rifare i conti, fare e rifare ipotesi, farsi venire i nervi, cercare di farseli passare perchè tutti dicono che bisogna stare calmi. Piangere un pò, desolate, rendendosi conto che a 38 anni non si è ancora pronti, non si ha ancora una casa, non si ha ancora un uomo che possa essere considerato proprio. Cominciare a pensare come la prenderanno i miei, se è il caso di fare le valigie per il Canada o pensare piuttosto ad una lettera scarlatta da ricamarsi sui vestiti. Dirlo alle amiche, che suggeriscono – guarda un pò – di stare calmi. Figuriamoci io, che sono l’impazienza fatta persona, se riesco ad aspettare così, senza fare niente.

Cassetti, si butta tutto per aria, si trova quello che si cerca per poi constatare che è scaduto da sei mesi. Farmacia, si fa la richiesta sottovoce ad una farmacista assonnatissima del turno di notte, tanto per complicarsi un pò la vita, che sicuramente avrà pensato “Ma non puoi aspettare domani? non è mica una bombola di ossigeno, quella che mi hai chiesto!” Andare a casa, leggere per benino tutte le istruzioni come un mantra portafortuna, anche se ‘sti affari funzionano tutti esattamente allo stesso modo e non c’è pericolo di sbagliare. Rileggere soprattutto la parte dove sono descritte le percentuali di attendibilità. Andare in bagno, chiudendo la porta con un sospiro. Fare tutte le operazioni sporcandosi ovviamente le mani e solo dopo venti secondi rendersi conto che si è smesso di respirare e si sta diventando paonazzi. Fissare con un misto di sgomento e rammarico la finestrella che resta desolatamente vuota.

Rimane abbastanza tempo per spaventarsi per i giorni passati, facendo tutte le ipotesi residuali, dalla banale infezione fino al tumore alle ovaie. Snervare sè stessi e gli altri. Meditare di rifare tutto l’ambaradan farmaceutico, per avere un’ulteriore conferma. E poi una notte afosa, finalmente, dopo 7 – dico SETTE – giorni di ritardo ci si sveglia tutta sudata e si constata che si è sciolta la gloria. Sollievo. Un insopprimibile dispiacere, che resta in un angolino ma non sparisce.

Eh no, non sono incinta.

Meglio così.

Davvero?

7 risposte a “Tristezza rosso sangue”

  1. Beh, se fosse andata in porto considera 200 euro l’anno solo di ortopedico (la mia pesa 13 chili dopo un anno!). 🙂

    PS: l’altroieri ho fatto un colloquio di lavoro piegato a 90 gradi causa colpo della strega! Spero almeno si siano impietositi…

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