Vabbè, siamo scemi

All’atto di compilare una scheda anagrafica per avere accesso al nostro primo compenso da esperti della Regione, ci siamo resi conto che essa Regione intende sottrarre al compenso lordo tutte le spese (oneri fiscali e previdenziali) in netto contrasto a quanto previsto espressamente dal bando e dal contratto da noi sottoscritto. Il gruppo dei tredici, di fronte alla prospettiva di perdere un pezzo di pagnotta, si è subito compattato e uno di noi, calabrese di nascita, si è assunto l’onere di portare avanti la trattativa. La cosa ci ha preso un pò la mano e siamo al delirio lolloso più puro.

Le mail che vi allego, opportunamente riassunte e depurate di nomi e cognomi, sono rigorosamente autentiche.

Da: Uno dei tredici
A: tutti gli altri
Oggetto: Re: compenso lordo

Carissimi,
abbiamo un leader tra di noi (e senza che ci sia stato bisogno di
lezione!!).
Abbiamo anche un abbozzo di mailing list autoprodotta.
Abbiamo, infine, un problema serio che è l’inclusione o meno degli oneri
nel lordo; u‘ calabrisi è stato chiarissimo, quindi grazie e quindi attendo
istruzioni.

Buon lavoro a tutti
Hastasiempre comandante

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Da: un altro dei tredici
A: tutti gli altri
Oggetto: Notizie dal fronte di resistenza “esperti per la libertà”

Dal diario apocrifo del subcomandate ‘u calabrisi

Oggi 28 maggio, in compania dell’attendente generale Nino Nanco ho fatto
visita agli uomini appostati sul versante interno della resistenza, Ndonio
Ust***
e Franky Dueabotta (1).
Appaiono logori e provati, piegati sulle scrivanie, ma all’occorrenza pronti
a rispondere all’offesa del nemico che ad ogni piè sospinto cerca di opporsi
alle istanze libertarie del nostro fronte.
Per infondere loro ulteriore fiducia, ho dato disposizione di comunicare gli
avanzamenti nella lotta ai combattenti Pepito Salsero e La circense,
infiltrati nell’area formazione del nemico a scopo di sabotaggio.
Inoltre ho entusiasmato gli animi promettendo un prossimo sardapanalesco
incontro in terra sicura, ovvero proprio nella mensa del nemico, dove mai a
nessuno verrà in mente di cercarci.
Proseguo, nella mia missione, ancora incredulo del ruolo di guida che mi
sono creato. Sto cercando uno slogan, “Chiù pilo pi tutti” suona bene, ma mi
sembra un po’ eccessivo. Ci penserò

Hastasiempre

Per ragioni di sicurezza, dopo aver letto questa mail ingoiatela per
distruggerla.

(1) così detto perchè fra 48 ore con parto programmato la moglie primipara partorirà ben due gemelli (N.d.R.)

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Da: La Circense
A: Tutti gli altri
Oggetto: Notizie dal fronte di resistenza “esperti per la libertà”

Nota rinvenuta in un cestino della carta straccia del bagno del I piano a
scendere del Dipartimento Formazione

Al subcomandante ‘u calabrisi
Circense, presente!
Lo spirito è forte, subcomandante, è la carne che è debole. Ho provato,
secondo le istruzioni ricevute, ad ingoiare la mail dopo averla letta, ma la
plastica e il vetro di cui sono composti lo schermo del pc ha opposto fiera
resistenza, procurandomi non poche lesioni ulcerose e perdita di alcuni
denti.

Ma continuo a lottare, forte della consapevolezza che la nostra battaglia è
illuminata dal sole della giustizia e della libertà.

Oggi ho resistito fieramente ad un interrogatorio con tortura del bieco
Dirigente del Dip., che mai era sceso fin nei recessi six feet under del suo
Dipartimento e oggi invece è venuto a stanarmi coi lacrimogeni,
approfittando dell’effetto sorpresa e della mia ormai inveterata solitudine,
visto che Pepito Salserio è in missione continua da circa un mese e io
riesco a parlargli solo lasciandogli post it.

Per sicurezza, distruggo questo messaggio prima di averlo spedito.

Hastasiempre!
C.

Il segno del potere

Ho scoperto che in un ufficio pubblico il vero segno del potere non è la sedia presidenziale, nè la stanza con vista sul corso, nè le due linee telefoniche, nè il numero di questuanti in fila davanti alla tua porta.

Il segno del potere è avere una SPILLATRICE. Tutta propria.

Chi non ce l’ha non solo non è nessuno ma agogna per averla. Chi ce l’ha, se la porta dietro con una catenella attaccata al collo e dopo averci messo sopra un rilevatore GIS. Il reato più comune all’interno del palazzaccio non è la fornicazione in luogo pubblico, ma – indovinate un pò? – l’appropriazione indebita di spillatrice altrui. I rapporti umani più intimi che ho avuto in questo ormai quasi mese di lavoro six feet under è stato con i colleghi che hanno messo la testa nella stanza e anche senza conoscermi mi hanno chiesto con fare speranzoso e complice: “Scusa, per caso hai una spillatrice?”

Sto meditando di portarmene una dall’ufficio privato, dove si buttano o quasi (notare il paradosso) e acquisire di colpo 200 punti nella gerarchia pubblicufficiesca. Chissà, potrei diventare Direttore Generale.

Amministrative 2004

(che lo sputtanamento abbia inizio ..)

Partito: Patto Segni Scognamiglio, prestigiosa formazione politica seconda solo al Peppino Gagliardi Fan Club
Candidato: Anastasio Pane
Slogan: “Un voto a rendere”

Commento: a parte il gioco di parole veramente geniale, il grande Pane non sembra rendersi conto del clamoroso autogol che sta già trasformando tutti i suoi manifesti appiccicati in città in “Un voto a perdere”. Tralascio commenti sulla foto.

 

Uffaaa …

Mi rimangio tutto quello che ho detto nel post precedente sull’avanzata della primavera.

Oggi fa un freddo boia e piove, ANCORA, per la miseria. Ma tanto so già che se faccio tanto così di lamentarmi ancora un pò sul freddo e l’umidità, da un giorno all’altro esploderà il malefico assurdo caldo dell’estate scorsa, che mi farà soffrire ben di più.

Lo ammetto, in fatto di tempo atmosefrico sono una scassacazzi.

Vorrei sempre temperatura a 25-27° MASSIMO, cielo terso e umidità al di sotto del 15%.

Siccome vivo tra una città a 900 metri s.l.m. (freddo, neve, nebbia per 8 mesi su 12) e una a 0 metri s.l.m., (umidità, pioggia, caldo per 6 mesi su 12) ho abbastanza materiale per lamentarmi del freddo, o del caldo, o dell’umidità per 360 giorni all’anno.

Un elefante?

Mia città, esterno giorno.
Finalmente una specie di primavera sembra farsi strada fra le nuvole umide che ci hanno massacrato le cervicali negli ultimi 40 giorni.
Esco in strada da un palazzo in una zona industrial/commerciale, supermercati, centri della calzatura, marmisti, uffici pubblici, robe così.
Esco, resto abbagliata dal sole, poi nel mio campo visivo si materializza un elefante. Vivo, cammina, dondola il testone e strappa con la proboscide ciuffi di erba dai margini della strada.
Ci metto qualche millesimo di secondo a rendermi conto dell’assurditò della situazione, le macchine gli passano vicino, le persone dallo stesso lato della sua strada si fanno prudentemente da parte.

Ah, certo, un elefante.
UN ELEFANTEEE!!!??

Poi il bestione si ferma un attimo, e intravedo dietro di lui un omino vestito di rosso che lo accompagna e distribuisce biglietti omaggio. Era la pubblicità di un circo che ha piantato le tende nella stessa zona, cento metri più in là.

Peccato. Mi ero già convinta, in quelle frazioni di secondo, che mi avessero drogato il caffè con l’LSD e stessi vedendo pezzi di mondi paralleli mischiati fra loro, il Borneo nel Sud Italia, ad esempio. Già mi aspettavo di vedere Sandokan che mi chiedeva se per la Motorizzazione stava andando bene.

Capire le soap opera

CAPIRE LE SOAP OPERA – Appunti per una sceneggiatura
(post nato da una prima colazione poco calorica)

1. nelle soap, nessuno muore mai veramente. Se la morte è presunta (sparizione nella boscaglia dove si è precipitati con l’aereo privato, naufragio su un’isola deserta, rapimento da parte di terroristi) ma anche se la morte sembra avere tutte le caratteristiche della realtà (incidente stradale, esplosione, incendio) il corpo non verrà mai ritrovato, per permettere all’attore di onorare altri impegni contrattuali e poi resuscitare un centinaio di puntate più in là.

2. come nelle comunità aborigene, parenti e affini fino al 6° grado compreso finiscono sempre con il copulare fra loro, e non si capisce come mai non vengano colpiti da malattie ereditarie dovute all’indebolimento genetico. Anche quando sembra arrivare un elemento esterno alla famiglia, prima o poi si scoprirà che è il padre (o il figlio, o il nipote) di uno dei membri del gruppo, di cui nessuno sospettava l’esistenza.

Corollario I: il concetto di “famiglia allargata” trova nelle soap declinazioni arditissime e ai limiti dell’esperimento sociologico, potendo succedere che a furia di incrociare parentele il padre diventi zio del fratello e che la figlia diventi la nonna di sè stessa.

Corollario II: tutti i mariti non possono avere figli perchè sterili. La sterilità cessa di colpo non appena il marito si concede anche una sola brevissima fugace sveltina con la nuova entrata nel cast, che resta immediatamente incinta.

Corollario III: i bambini che nascono nelle soap non sono mai del padre che sembrerebbe a tutta prima averli generati, ovvero il legittimo compagno – del momento – della madre; per una legge di compensazione, però, ogni protagonista si ritroverà prima o poi un figlio o una figlia che non sapeva di avere, nato/a da improbabili rapporti ante soap.

3. i tempi recitativi (si fa per dire) sono programmati in modo che non appena due amanti si scambiano un sia pur casto bacio, si apre una porta e vengono visti da qualcuno (il marito di lei, la moglie di lui, un terzo qualunque) che ne approfitterà per far partire un ricatto che durerà almeno 50 puntate.

FF.SS.

Un noiosissimo viaggio in treno a 50 km orari consente di fare una serie di cose interessanti:

1. dormire, per recuperare il sonno perso nel week end

2. morire di freddo, perchè giustamente i riscaldamenti della vettura si adattano alla data, non alle reali condizioni di temperatura esterna

3. ascoltare il dialogo surreale fra una coppia di zii contadini sessantenni che si esprimono solo nell’idioma in uso nella Basilicata Nord Occidentale e una nipote quarantenne emigrata a Firenze e completamente inserita che punteggia il suo discorso di forbiti termini per di più risciacquati in Arno e quindi è tutto un tripudio di hose therribili, hasa, una hatastrofe, ‘on tu poi farlo, la mi’ sorella, vedrai se ‘on lo fo, e via danteggiando.
Il surreale tocca punte sublimi quando lei inizia a descrivere la sua intholleranza ‘limentare, per cui non può mangiare glutine altrimenti le viene l’eritema. Dopo la ricerca di opportune perifrasi per spiegare che è il glutine e cosa è un’eritema, la notizia che la nipote non può mangiare pasta, pane e focaccia, ovvero la base dell’alimentazione contadina lucana, getta gli zii nello sconforto e nel silenzio.

4. partecipare al dramma di Sahid, emigrato africano di forse 20 anni, che credeva di essere salito sul treno per COSENZA  e invece è salito sul treno per POTENZA, non capisce l’errore e non sa spiegarsi come mai quando chiede quanto manca a Paola tutto quello che sanno dirgli è “Ma questo treno non arriva a Paola” e nessuno gli dice cosa deve fare. Però tutti lo guardano storto. A dare spiegazioni ci pensa la Polfer, subito sopraggiunta (la Polfer? su un trenino locale? che fa un percorso secondario? siamo veramente messi male, ragazzi miei) ma dopo averlo perquisito e ispezionato biglietto e bagagli. Il presunto terrorista è sull’orlo delle lacrime. Scende in una stazioncina che deve ricordagli quelle del suo paese (il deserto intorno è pressochè uguale) e si dispone ad aspettare un treno che viaggi in senso inverso e lo riporti a Battipaglia. A Paola ci arriverà a notte fonda, secondo me.

Nuovi personaggi ed interpreti / 1

(non avrete mica creduto che in un ufficio con circa 100 anime non ci sia qualche personaggio degno della mia attenzione, vero?)

CERBERO – E’ una donna. Almeno credo. Voci di corridoio alimentano la leggenda che per non meglio precisati e motivati spostamenti interni sia passata da un ruolo marginale (designava le commissioni di valutazione) ad un ruolo dirigenziale per il quale non ha titoli, cultura, esperienza. Altre voci specificano che “ha un problema a trattare con le donne”. L’unica difesa possibile è l’attacco. In un metro e cinquanta scarso di altezza per un metro e cinquanta scarso di larghezza (un cubo, avete capito bene) si concentra quindi tutta l’acidità e la sospettosità dell’universo. Qualunque cosa le si chieda, vi guarderà alzando un sopracciglio fra l’incazzato e il leggermente spaventato, come se le steste chiedendo di scoprire il collo per un’esecuzione – cosa impossibile, peraltro, perchè la testa poggia direttamente sulle spalle senza fastidiose intermediazioni. Invece di salutare, ringhia. Non sorride mai. La sua voce venata di pesanti inflessioni dialettali trapassa il corridoio gradevole come un’unghia su una lavagna, e sta sempre cazziando qualcuno.

Arriva di corsa e passa davanti alla porta del mio loculo. Intravedo con la coda dell’occhio un monolite nero in smanicato trapuntato beige e alzo lo sguardo.

“Tutto bene??” abbaia (pensate un pò, lei è quella che avrebbe dovuto farmi, diciamo così, gli onori di casa).

Mi guardo intorno, guardo la stanza stile interrogatori a Guantanamo, guardo il tavolaccio nudo su cui è poggiato SOLO il MIO portatile, guardo il mobile metallico dentro cui sono blindati e piombati a chiave – che ha lei – una spillatrice, due penne e un mucchietto di elastici, guardo i cassetti vuoti.

“Benissimo” rispondo.

Se ne va ringhiando soddisfatta.

Psycosomatica

Lo so che stai cercando di fare.

La nausea, l’ho sempre presa sottogamba, chi se ne frega di un pò di nausea.

Dal colon ci eri già passato, sono anni che soffro di colite spastica da stress, e anche se ogni tanto farei volentieri un nodo di tutto il pacco intestinale e lo butterei via, non ci bado, respiro con la pancia, bevo molto e non ci penso più.

Allora sei passato alla guerra.
Hai cominciato l’anno scorso, approfittando di una banale cistite, e del caldo, e giù con i giramenti di testa, le sensazioni di svenimento, e il conseguente panico che mi prendeva pensando che sarei potuta svenire così, da un momento all’altro. Constatato per bocca della scienza medica che non avevo un cazzo, ho cominciato a ragionare, a riflettere su me stessa, a scavare dentro, a fondo, facendomi domande, e dandomi delle risposte, e sono riuscita a metterti in un angolo, a controllarti, a tenerti a bada, anche se mi hai tolto un pò di gioia di vivere.
Ma stavo meglio, comunque.

Allora sei passato alla guerra termonucleare globale.
Da una settimana ho tutti i sintomi della malata di cuore: palpitazioni, formicolii, un senso di peso al petto, è sbucata fuori di nuovo la lipotimia. Da due giorni il peso si è spostato più giù, verso la bocca dello stomaco.
Rifarò tutta la trafila medica, ovviamente, ma so già che cosa mi diranno: che non ho niente di serio.

Quello che voglio dirti è che non ce la farai.
Io voglio vivere, per di più serenamente, e non mi farò trascinare da te nel gorgo della depressione o della malattia immaginaria. Il cambio di lavoro, l’incertezza ad esso sottesa, l’ansia della collocazione: hai approfittato di queste banalità della vita per tornare a farti sentire.

Ma sappi che io continuerò a lavorare quanto è necessario, dando il meglio di me anche nella catacomba dove sono finita, come ho sempre fatto, e se sono 9 o 10 o 12 ore non importa, perchè non ho manco 40 anni e sono nel pieno delle mie energie. Cercherò una casa insieme al mio compagno, la arrederemo e stapperemo una bottiglia di champagne quando avremo finito.  Continuerò a correre, ridere, saltare sugli autobus,  incazzarmi, mangiare patatine fritte e prendere aerei, e la notte dormirò il sonno profondo e sereno di chi si è fatta il culo tutta la giornata.

Non mi spaventi, inconscio di merda.

Pausa caffè / 2

Aggiornamento sulla macchinetta del caffè del Dipartimento Cultura, Formazione, Lavoro e Sport: non ne esiste nessuna a gettone, ma ho scoperto almeno un ripostiglio per ciascun piano nei quali solerti segretarie di direzione si sono attrezzate con fornelletti elettrici, moka e tazzine.

Me ne sono andata a naso, come si suol dire.