Archivio di Febbraio 2004

Burro e zucchero

Sabato 14 Febbraio 2004

E va bene, ragazzi, non ce l’ho fatta. La lavoratrice atipica, tanto tosta e spietata sul lavoro, nel privato ha un cuoricino di burro e zucchero che ha retto 13 ore alla prova della singletudine. Semplicemente non ce l’ho fatta. Avevo ignorato con quella che credevo ammirevole nonchalance le mail accorate, i sms di scuse, le suppliche di una mia parola live, invece della lunga fredda razionale dura mail che avevo mandato per comunicare che non intendevo più considerarmi una coppia.
Ma per la miseria questo benedetto uomo mi è proprio entrato nel sangue, senza che io me ne accorgessi minimamente, e per circa 13 ore mi sono guardata ingrigirmi e smettere di respirare progressivamente. Quando sono stata praticamente in apnea, senza che il cervello lo ordinasse proprio esplicitamente, mi sono guardata prendere in mano il cellulare e fare il solito numero. L’ho sentito squillare facendo finta di niente, ho sentito la voce dall’altra parte che rispondeva, e non mi è parsa mai così bella come in quel momento.
Ho chiesto come se niente fosse se aveva qualche impegno nella serata del giorno dopo o se per caso non potessimo prenderci un aperitivo insieme, solito posto, solita ora, sì, passo io con la macchina, va bene. Ho contato le circa 24 ore che mancavano all’appuntamento come un condannato a morte, perchè non era escluso che anche lui concordasse sul farla finita, e perchè comunque sentivo che qualcosa si era rotto, e perchè chi dice una bugietta non troppo grossa potrebbe poi avere mentito, a valanga, su cose medie, poi su cose enormi, e insomma potevo anche trovarmi di fronte un uomo che mi aveva mentito su TUTTO, negli ultimi due anni. La sindrome Calisto Tanzi, diciamo.
All’ora prestabilita ero lì, parcheggio sghembo multabile, fuori dalla macchina, a (cercare di) respirare l’aria della sera della Riviera di Chiaia e guardare i ragazzini sfilare zuccherosi appiccicati trascinando scatole di Baci Perugina, cuori rossi gonfiabili, orsacchiotti e altre amenità del genere. E’ dura essere adulti e infelici la sera di San Valentino.
Poi l’ho visto arrivare, col solito passo di carica, e ho notato che si sforzava di sorridere. Sono crollata totalmente e senza ritegno. Due minuti dopo singhiozzavo inumidendo in maniera considerevole la spalla destra del suo giaccone imbottito, raccontandogli per quanto la voce me lo consentiva tutta l’atrocità delle 13 + 24 ore passate da quella mail a quel momento, e sentendo nell’orecchio rimasto scoperto tutte le formule di scusa e di richiesta di perdono che la disperazione sa attivare, in momenti così delicati.
E’ finita a champagne nel solito bar   

Il giorno che è morto Pantani

Venerdì 13 Febbraio 2004

Ho la bocca amara, uno spiacevole retrogusto di cenere che si confà alla faccia grigiastra, segnata sotto gli occhi, che mi rimanda lo specchio. Ho la sensazione che qualcuno mi tenga stretto nel pugno la bocca dello stomaco. Ho voglia di dormire, e se possibile svegliarmi il mese prossimo.

Bisogna guardare le cose da lontano, ogni tanto, per poterle vedere nella loro interezza e con sufficiente lucidità. Ma cazzo se fa male.

Buon San valentino, amore mio.

 

LOTTA - DURA - SEENZ…

Martedì 10 Febbraio 2004

LOTTA - DURA - SEENZA PAURA!!


 

Qualità Totale / 5

Venerdì 6 Febbraio 2004

La consulente, pennarello alla mano, sta illustrando alla vile maestranza composta dalla sottoscritta, dalla segretaria e dal Nuovo Acquisto di Amministrazione la metodica per l’archiviazione documenti messa a punto dalle geniali menti sue e del figlio del Capo, che come sempre, quando viene ribadito in presenza di sottoposti il suo ruolo direttivo e creativo, è prossimo all’orgasmo. Siamo al punto nel quale si spiega come l’identificazione dei documenti debba essere fatta mediante l’utilizzo di un numero di codice, il nome del committente e il nome che decidete di dare al progetto, “un nome breve, identificativo, in altre parole un acronomo“. La segretaria, giovane ma laureanda in lettere sbarra gli occhi senza osare di alzare gli occhi dal bloc notes; osa invece il Nuovo Acquisto, e il suo sguardo incrocia il mio.

E’ la fine.

Ogni volta che la misteriosa parola viene pronunciata, sono costretta ad inventare una scusa per uscire dalla stanza e sbellicarmi con calma nel bagno, lasciando al Nuovo Arrivato l’onere di resistere al suo posto senza nemmeno un fremito del labbro. Una delle volte, torno a trovo scritto sul mio bloc notes: Acronomo = diplomato all’Istituto Acrario.

Non sono ancora uscita dal bagno.

E vvaaaiiiiiiii

Giovedì 5 Febbraio 2004

GRAZIE grazie lo sapevo che mi avreste portato bene, grazie per le toccatine a corni ed altri ammennicoli anche personali
Avete davanti una lavoratrice che rischia seriamente di tornare ad essere “atipica” senza le parentesi, ma proiettata ai piani superiori!!! Dettagli non prima di Marzo, voi continuate a toccare..

Un corno, grazie

Mercoledì 4 Febbraio 2004

MAMMAIUT raga, non si è mosso niente per mesi interi e adesso le cose vanno veloce, più veloce, accelerano a vista d’occhio come la fetta di monte Toc che è precipitata nel bacino del Vajont (anche se spero con esiti molto meno disastrosi). Dimenticate il down di domenica scorsa, tutto passato, tutto dimenticato, e DOMANI - domani - toccate un corno per me (io l’avrei fatto, per voi, miscredenti ingrati :)

 

Notizie e notizie

Martedì 3 Febbraio 2004

Sarò molto poco originale quest’oggi, perchè intendo spezzare una lancia a favore dell’”inverno invernale” e dell’”estate estiva”, sapendo di essere in ottima e variegata compagnia (Michele Serra, ad es.). Ogni giorno da almeno due mesi tutti i telegiornali, senza esclusione alcuna, dedicano spazi più o meno ampi a quello che sembra essere un assaggio di Apocalisse, ovvero “l’ondata di maltempo che ha investito l’Italia”.

Esecro questa espressione al pari della sua gemella che imperverserà fra Luglio e Agosto, ovvero “l’ondata di caldo che ha investito l’Italia”. Ogni volta che la biondina di turno la pronuncia, dilatando la pupilla e afferrando i fogli che ha davanti quasi a volerne fare baluardo per il suo corpo di fronte all’ondata di gelo incommensurabile che già vede arrivare dietro la telecamera, mi verrebbe voglia di prenderla per il collo, deportarla al Polo Nord e lasciarla lì in camicetta di seta a lottare con gli orsi per una lisca di merluzzo. QUESTO è il freddo polare, testina di minchia. E tu sei una giornalista, lo dovresti sapere che cos’è una notizia. Il freddo d’inverno non PUO’ essere una notizia.

“E i -37 al Nord Italia?”  Sulle ALPI, cazzo, a 4.000 metri!!! Che ti aspetti, i mandorli in fiore?

“E la neve sulla Salerno-Reggio Calabria?” Ma lo sai quanto sono alti ed esposti al vento i viadotti nel tratto lucano? Lo sai che l’uscita di Campotenese è a 1.000 metri? Lo sai che siamo sotto il massiccio del Monte Pollino, 2.000 metri? Lo sai che è INVERNO, hai presente, quella stagione fredda, dove tu ti metti il maglione, il cappotto e i guanti? O nella tua beata ignoranza di mezzabusta del cazzo pensi che le montagne siano tutte la Nord, e il mare tutto al Sud, e che qua ce la grattiamo in continuazione con cozze, vongole, ‘o sole, ‘o mare, i mandarini e il putipù?

Vivo in una cittadina sull’Appennino Meridionale a circa 800 metri di altezza. Ogni anno nevica sempre meno, la bufera che ho descritto qualche giorno fa me la sono goduta in lungo ed in largo proprio perchè adoro la neve, e può capitare (è già capitato) che un intero inverno passi senza nemmeno un fiocco. Solo trenta anni fa, quando la lavoratrice era una bimba coi codini, poteva capitare che nevicasse per settimane intere, e alla fine i cumuli di neve ai lati delle strade erano molto più alti di me. La neve gelava, e quando le temperature, verso Marzo, si alzavano un pò, blocchi di neve cadevano dai tetti delle palazzine anni ‘60. Successe davanti a me, la minivalanga cadde sul tetto di una macchina e la sfondò completamente. Vecchi zii di mio padre mi raccontavano di tormente di neve notturne degli anni ‘30, e dell’ululato dei lupi che si spingevano fino ai bordi della cittadina abitata, perchè nei boschi non c’erano più prede da cacciare.

Ma la mia (la nostra) è un battaglia persa in partenza. Dare ferali notizie di ghiaccio sul’autostrada tra Roncobilaccio e Barberino (ma pensa un pò che mattacchioni, a chiamare quel tratto “valico appenninico”) serve a riempire il colossale vuoto mediatico di un paese nel quale quello che di importante si avrebbe da dire, le vere notizie, non si possono dare perchè genererebbero sfiducia nel consumatore/investore, e invece bisogna stordirlo con notiziole stolide, la neve d’inverno, il caldo d’estate, la Marini che torna da Cecchi Gori, i calciatori che si prendono a cazzotti, il Nuovo e Radioso Governo* che non dorme di notte per capire come ci deve inc++++ senza nemmeno il conforto della vaselina.

Mediolanum che fa un accordo con Poste Italiane per l’utilizzo degli sportelli postali per operazioni bancarie, e quindi dall’essere banca on line si ritrova di colpo ad avere migliaia di sportelli in tutta Italia, da Milano a Olevano sul Tusciano.

150.000 insegnanti che dal 1° Gennaio 2005 saranno considerato “soprannumerari” e saranno licenziati.

Queste sono notizie.

Ma portano sfiga, rischiano di stracciare il velo di allegra gaudenza che tutti i TG devono sbattere al vento come una bandiera. Meglio impiegare quei tre minuti a parlare di ghiaccio sulle Alpi, e di freddo d’inverno.

* copyright DLI

L’ultima domenica?

Domenica 1 Febbraio 2004

L’ultima domenica, l’ultima solitudine. Almeno così sembrerebbe. Io lo spero, vivamente, perchè mi sto spegnendo lentamente dentro, lo sento, va peggio ogni giorno, oggi perfino il viaggio in Eurostar con libro nuovo (Pennac, per la cronaca, che adoro), uno dei miei piaceri preferiti, mi dava angoscia, avevo caldo, c’era troppa gente, avevo la sensazione di soffocare, ondate di ansia/angoscia si alternavano ad una specie di ansia molesta che non mi lasciava respirare.

Adesso va meglio, ma di poco.

In realtà ho paura anche d’altro, e cioè che questa anomala situazione affettiva nella quale mi sono trovata per 10 mesi sia solo un alibi, che non c’entri nulla, e che quando tutto andrà per il meglio (mi accontento della normalità, non chiedo mica la luna) io non starò meglio per niente.

Nel brevissimo tunnel della stazione della mia città ho avuto un flash, mi sono vista come in prospettiva, visto che la prospettiva è appunto di vivere se non tutta la vita sicuramente i prossimi tre anni in questo modo, una donna matura (si è maturi a 38 anni quasi?) in giaccone scuro che trascina un trolley due volte a settimana, e ho avuto un’ulteriore botta di nausea. Ma veramente avrò la forza di fare tutto questo?

Una bella notte di sonno, se riesco ad afferrarlo per la coda, unito al digiuno serale, visto che il pranzo mi è rimasto interamente fra esofago e gola, potrebbe rimettere tutto nella giusta prospettiva.

(pssst, Demone, come si chiamano quelle pillole che usi tu?)