Archivio di Novembre 2003

Non può essere una cura

Mercoledì 5 Novembre 2003

Sapevo che prima o poi ne avrei avuta la certezza.
Lo sapevo ma non volevo saperlo.
Ieri sera, serataccia con attacchi di panico ripetuti, con le solite modalità svenereccie, per almeno un’ora. Poi mi sono stesa, mi sono messa a guardare la TV, dopo un pò mi è venuto sonno. Ho dormito benissimo, profondamente, per tutta la notte.
Oggi, una giornata di lavoro pieno nostante fosse sabato. Nel pomeriggio, in giro con la mamma per mostre e incontri culturali. Poi ancora lavoro, pieno, soddisfacente, con rapporti umani di stima e di affetto.
Sto benissimo.
Torno a casa, e mi metto a scaricare la posta. E mentre sono lì, inizia di nuovo a strisciare in sordina un malessere serpeggiante.
Sono disperata.
Non ce la farò a superare una serata così lunga.
Vado a cena, mi trascino controvoglia, tesa, lottando con tutte le mie forze per non cedere ai brividi, al senso di morte imminente.
Mamma ha fatto la pizza. La pizza di mamma è diversa da tutte le altre. Pensa, ha comprato anche la birra.
Guardo la lattina. La stappo e mi verso un bicchiere gelato che appanna il vetro.
Bevo. Mangio. La pizza è buonissima, come sempre. La birra ci azzecca alla perfezione.
Bevo ancora.
E come per magia, piano piano, il malessere decresce, regredisce, mi sprofonda nelle viscere, si nasconde, rimpicciolisce.
Alla fine della cena sono passabilmente allegra, e mi resta solo un leggero senso di peso alla bocca dello stomaco, ma quello può essere anche dovuto alla pizza, fatta in casa è un pò più pesante.
Riempio la lavastoviglie, mi stendo sul letto e mi guardo con sommo piacere Law & Order.
Lo sapevo. L’alcool fa galleggiare alla superficie la parrte migliore di me, quella che vuole vivere, ridere, entusiasmarsi, appassionarsi.
Pochi grammi di alcool e tutto va meglio.
Un bicchere di birra, e il mondo torna a sorridere.
Lo sapevo. Però non volevo saperlo.

E’ festa, ma …

Sabato 1 Novembre 2003

So che non ci crederà nessuno, ma sono in ufficio e sto lavorando. Recupero oggi il giorno di permesso che mi prenderò lunedì perchè domani festeggio un anniversario e vorrei farlo con la calma, le luci soffuse, il Tattinger ghiacciato e la biancheria intima che l’occasione merita. Oltre al meritato sonno del giorno dopo. Ora che ci penso, questo anniversario segna una svolta: l’uomo con il quale lo festeggio è a tutt’oggi la più lunga e stabile relazione della mia vita, nonostante quest’ultimo anno (eh sì, è stato più o meno un anno fa che è scoppiata la prima bomba) sia stato strappato con le unghie e i denti un giorno dopo l’altro, e abbia contribuito a pesare su una situazione nervosa (la mia) non proprio paradisiaca.

Ma ti amo, comunque.

Quando sono entrata, con le chiavi di riserva, una allibita signora delle pulizie che già pensava allo stupratore di Ognissanti mi ha accolto con un “Ma come, lavorate anche oggi?” (pausa) “E vengono anche tutti gli altri?” Dopo averla rassicurata che sarò assolutamente sola, tranne paturnie del Kapo che passa in ufficio molte più ore che a casa sua, soprattutto nei giorni festivi, e dopo aver adeguatamente alzato i piedi per consentirle di passare lo straccio a terra, ho avviato la giornata di lavoro.
Ovvero: ho letto la posta, ho letto Italians di Severgnini, ho aperto i miei blog preferiti e letto le novità. A tal proposito, vorrei avvisare mio fratello che se non aggiorna il suo blog entro 48 ore lo cancello dai miei preferiti.