Primo incontro con l’Ente che ci accompagnerà nel periglioso cammino attraverso la certificazione di qualità (totale, ovvio). Il consulente è un bel giovane con una leggera tendenza alla pinguedine (per questo mi è già simpatico) e per sua sfortuna capita qui in un giorno caldissimo. L’aggettivo non si riferisce alla temperatura, ma alle emergenze scattate già da ieri. Lui parte in scioltezza, rilassato, tutti intorno ad un tavolo, bloc notes pronti ad accogliere appunti, giovani (insomma) menti pronte a recepire e, se del caso, ad obiettare.
Per prima, parte la segretaria. Parte nel senso che si alza e torna al suo posto, dispensata coram populo dal seguire il discorso, perchè lo squillare incessante del telefono la costringe ogni volta a fare il giro del tavolo, sovrapponendo poi la sua voce a quella del consulente, che per il momento ridacchia solo un pò imbarazzato ma fa finta di niente.
E perchè il telefono squilla incessante? Perchè domani ci sono le prove scritte dell’ammissione al Master, e l’Università , che badate bene ci ha scippato di mano di forza qualunque gerenza sulle operazione di ammissione e selezione, non ha ancora pubblicato sul suo sito l’elenco degli ammissibili. I candidati residenti a più di due ore di viaggio dalla sede del Corso, disperati, chiamano tutti i numeri pubblicati sul bando, e l’unico a cui risponde qualcuno è il nostro, perchè l’Università ha pensato bene di staccare TUTTI i telefoni. Riusciamo con qualche affanno e molte urla ad avere questo benedetto elenco e lo pubblichiamo sul nostro sito, che è .com e non .net come compare sul bando, per le ormai note vicende Telecom (altre caterve di telefonate, giustamente).
Il consulente continua a parlare davanti a quello che sembra un teatrino dei pupi: ogni tanto qualcuno si alza, parla al telefono, apre il pc, risolve un problema, torna a sedersi; dopo pochi minuti si alza un altro, e così via. Stiamo però ben attenti a non lasciare mai il consulente completamente da solo, perchè non sarebbe carino. Lui comincia ad avere un tic nervoso all’angolo della bocca, che si accentua quando agli squilli del telefono e alle concitate discussioni si aggiungono gli squilli dei cellulari e le discussioni si moltiplicano.
Verso le undici siamo in stato di emergenza codice rosso: alle telefonate di chi voleva solo sapere se è stato ammesso o no, si aggiungono le telefonate di chi è stato escluso e vuole sapere perchè. Questo si verifica in quanto è stato pubblicato SOLO l’elenco degli ammessi: chi non è in quell’elenco, evidentemente non è stato ammesso, ma chissà perchè. Il consulente per la certificazione parla ormai solo a sè stesso, tentando di conservare un minimo di dignità e di tenere alta la testa (si è alzato in piedi, ottima mossa) sul mare in tempesta di teste che si alzano ormai a gruppi di due o di tre, discutono tra loro, ordinano caffè, lo bevono, sovrappongono soluzioni e pongono nuovi problemi (l’Architetto, ovviamente), sia generali che in tema con la certificazione. Però chiediamo scusa, ogni volta.
Sicuramente preso dal panico, al consulente scappano un paio di perle che non manco di annotare, diligente:”nell’asso di tempo” (lo dice, non lo scrive, quindi la perla è dubbia, però il fonema parrebbe essere proprio quello); e la ben più notevole ed inequivocabile “sono un consulente esterno FREELAND” detto con amorevole nonchalance.
La mattinata finisce come era cominciata: siamo tutti dietro un tavolo, buoni buoni, in un silenzio quasi perfetto, dal momento che minacce di denunce e di ricorsi hanno fatto sì che l’Università provvedesse a telefonate a tutti gli esclusi (una trentina) spiegando le motivazioni dell’esclusione. Peccato che quando questo stato di grazia si verifica, ormai il consulente ha finito. E’ quindi in un irreale silenzio carico di attenzione che lui chiude i suoi appunti, ci dà appuntamento per la prossima settimana e va via, scosso da un inspiegabile tremito nervoso.
Eppure non ha preso nemmeno il caffè.