Digital divide
Una novità strabiliante ci attendeva al rientro dalle vacanze: sulla scrivania del Kapo, un monolite nero perennemente coperto su tutta la superficie da pile assurde di carta, in mezzo alle quali può esserci qualunque cosa, da bollettini Telecom dell’anno scorso a taralli col pepe di due anni fa, troneggia un pc portatile ultima generazione. Tanto per far vedere che non si scherza, il pc è perfino connesso alla rete elettrica, quindi può essere acceso e - meraviglia delle meraviglie - è connesso alla rete aziendale e quindi ad Internet.
Il Kapo sta prendendo lezioni di informatica.
Le potenzialità collegate alla navigazione sul web, unite alla scoperta che scrivere un documento su Word, salvarlo, correggerlo e stamparlo richiede le stesse energie mentali di uno sbadiglio, hanno trasformato il pacioso studioso di economia agraria in un invasato, che rimane in ufficio fino a tarda notte a smanettare come un ragazzino, impazzito al pensiero che TUTTE le informazioni prima così difficili da reperire - dati ISTAT, i resoconti periodici della Banca d’Italia, i documenti INEA - sono lì, proprio lì, a portata di mano, anzi di mouse. Di giorno, capelli dritti, occhio vitreo, gira per il corridoio chiedendo a chiunque gli indirizzi web di qualunque cosa, e mormorando frasi sconnesse tipo “Devo cercare su GUGL”, oppure “Chi ha preso il mio MAUSS??”
Gli inevitabili fallimenti propri del neofita si traducono in un interno che squilla, e nella voce del Kapo che miagola “Nessuno mi vuole aiutare” perchè già la segretaria e un altro paio di dipendenti gli hanno detto che in quel momento hanno da fare e no, non possono aiutarlo a scaricare TUTTI i documenti pubblicati dall’UNESCO sulla desertificazione. E’ una voce che commuoverebbe una montagna, quindi ci si alza e si va dietro il moloch a vedere che cavolo ha combinato e “perchè la freccetta è ferma immobile” e “perchè lo schermo è diventato tutto nero”.
A domani!