Una cena al buio

9 Luglio 2008

Trenta persone, divise in gruppi, vengono accompagnate ai loro tavoli attraverso corridoi sempre più bui, tenendo le mani l’uno sulle spalle dell’altro, come i sette nani. La cena è servita da camerieri ciechi o ipovedenti, nel buio più assoluto, lasciando spazio a sensi diversi dalla vista.

La percezione dello spazio è diversa, il lontano sembra vicino e ci soffoca, il vicino sembra lontano e irraggiungibile. Sembra fare più caldo di quello che è veramente.

Io adoro il buio totale. Accoccolata come in un utero nel buio vellutato, ascolto distratta i discorsi dei vicini di tavolo, tanto non li vedo in faccia, posso guardare altrove, fare smorfie, appoggiarmi con la testa sullo schienale della sedia e cedere per qualche minuto al sonno.

Il cervello regredisce ad uno stadio selvaggio ed infantile, nel quale è lecito usare le mani per mangiare, per capire cosa hai nel piatto, dopo aver annusato, come un uomo di Neanderthal. Riscopro il gusto di leccarmi le dita, e mi chiedo come facciano i ciechi a contemperare la necessità di sapere cosa hanno nel piatto, usando gli stessi mezzi miei, con la buona educazione.

Uso olfatto, tatto e  e gusto per capire cosa sto mangiando, e ho alcune clamorose defaillances. Devo avere un problema che riguarda gli agrumi, perchè scambio le fragole nel risotto per arancia, e davanti al piatto con frutta a pezzettoni riconosco senza problemi l’anguria, il melone, il kiwi, ma di fronte alla fettina di arancia il mio cervello mi dice che conosco quella roba un pò stopposa che sto mangiando, ma non me ne suggerisce il nome. Penso di avere riempito il bicchiere e invece ho messo due dita di vino, la volta dopo penso di aver messo due dita di vino e invece l’ho fatto quasi traboccare. I sensi ingannano, se non li si ascolta concentrati. Speck o pancetta affumicata? fragole o arancia? maionese o philadelphia? vicino o lontano? spazio grande o concentrato?

Quando si riaccendono le luci, dopo un countdown stile Capodanno, tutti tengono le mani sugli occhi per qualche minuto, è un trauma come nascere, come essere tirati fuori dall’utero, nella cruda fredda luce invece del morbido caldo buio protettivo, nel quale sei stato, per alcune benedette ore, un feto felice, solitario e selvaggio.

Quando rientro a casa, l’aria della notte profuma di erba tagliata e di rimorso.

GAT neri

7 Luglio 2008

E poi saremmo noi internauti, quelli che si drogano con gli Mp3?

Accade nel we

6 Luglio 2008

Contro il logorio della vita moderna, niente di meglio che chiudersi per 12 ore in una ben ventilata stanza a depravazione sensoriale. Se ne esce ritemprati nel fisico, con l’ego a pressione come le gomme di una bicicletta, e una sana voglia di mettere un pò di i sotto i puntini, come diceva Totò.

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Importanti membri del gotha del PD locale si tengono in forma sudando paonazzi sotto il sole di mezzogiorno, lungo la pista ciclabile del lago Pantano.
Non mi stupisce.
Se non lo sanno loro, che vuol dire soffrire…

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Trentanove anni fa, più o  meno a quest’ora, dopo tre anni e tre mesi circa di incontrastata tirannia, smettevo di essere figlia unica e mi veniva regalata una sorellina tutta nuova. Adesso ci divide addirittura un Oceano e mi manchi, come sempre, come tutti i giorni.

Tanti auguri, piccina, buon compleanno  :)

Dediche

4 Luglio 2008
  1. Ai miei RayBan nuovi comprati giusto oggi manco l’avessi saputo, che mi coprono mezza faccia, così un problema è risolto
  2. Agli amici si sarebbero fatti 150 km. se glielo avessi chiesto
  3. A Bruce che c’è sempre nel momento del bisogno, e ai miei vicini che non hanno chiamato la polizia

Alzate il volume delle casse. Al massimo. Prosit.

 

Come si caaambiaaa…

1 Luglio 2008

“Quanto mi piace l’odore della pioggia”, disse l’incauta romantica bionda tirando un sospiro, prima di rientrare a casa e constatare che il nubifragio con grandine del pomeriggio le aveva semiallagato il salotto, spennato con effetto Chernobyl i gerani, bagnato da strizzare i cuscini del terrazzo.

“Ma che cazzo, ’sta pioggia”, disse più prosaicamente la bionda inginocchiata a tirare su acqua munita di secchio e strofinacci.  

Conseguenze impreviste di momenti di debolezza

1 Luglio 2008

Non avreste mai dovuto insegnarmi a mettere i video di youtube sul blog.  Le gif animate, poi, non ne parliamo  :D

HARD ROCK AND BLONDIE PRIDE!!! 

 

Sabato sera

29 Giugno 2008

AGGIORNAMENTO:  mi dicono che appena me ne sono andata è successo di tutto: la brava presentatrice convinta che lo spettacolo fosse finito, dopo 35 minuti, ha interrotto l’attore semifamoso salutandolo e ringraziandolo. Gelo della pleta. Attore semifamoso incazzato come una iena che ha concluso lo spettacolo dopo aver massacrato la brava presentatrice con l’aiuto di alcune delle autorità presenti in prima fila.

Ma cazzo, me lo fate apposta, a far succedere queste cose dopo che me ne sono andata.

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Arrivo quando i discorsi istituzionali sono appena finiti, e vengo travolta dalla folla che esce dalla sala e si precipita verso il buffet. Poteva essere una semplice coda per mangiare qualcosina, ma dopo un quarto d’ora è chiaro a tutti che la situazione sta sfuggendo di mano: si arriva in vista dei tavoli in un tempo medio di 20 minuti.

Al 25′, i camerieri cominciano ad essere aggrediti a colpi di forchetta. Alcuni di loro vengono fermati armi in pugno nel tragitto dalla cucina ai tavoli e depredati dei vassoi carichi di insalata di riso. Al 35′, la gente sta mangiando i vassoi, che sono di cartone e quindi ben si prestano ad essere masticati. L’organizzazione prevedeva 360 posti a sedere e cibarie equivalenti, ma nella sala siamo forse in 700 e la gente comincia a sedersi l’una sulle ginocchia degli altri, anche se sconosciuti, anzi soprattutto se sconosciuti, favorendo nuove amicizie.

Al 45′ è l’Armageddon: i camerieri sono spariti, probabilmente chiusi in bagno a piangere, gli avventori si disputano forchette e chicchi di riso, le torte in mancanza di acconce posate sono sventrate con le mani.

Io al 15′ minuto ho capito la mala parata, mi propongo di evitare almeno lo tsunami di ritorno e sono tornata nella sala buia e vuota, dove si stanno facendo le prove per lo spettacolo che si aprirà di lì a poco. Unico protagonista, un attore semicelebre di origini locali, del quale ho modo di apprezzare paranoie e capriccetti che gettano il team di organizzatori nello sconforto. Mi piace stare lì nel buio anonimo a vedere persone che si agitano, risolvono problemi, ne creano di nuovi. Ogni tanto un walkie talkie gracchia e annuncia ad uno degli organizzatori come procede la Gehenna della sala buffet.

Altri dati salienti della serata:

1. le scarpe una misura troppo grandi della brava presentatrice, che tendono a scapparle dai piedi con effetto Minnie;

2. il trombettista che accompagna l’attore nel suo monologo, una perfetta imitazione del Maestro Fava di Fiorello, uguale anche la musica;

3. le fantastiche hostess, messe nel corridoio in prima fila per fare da filtro, visto che le prime due file sono “riservate alle autorità”. Il problema è che hanno 16 anni a testa, e quindi non hanno la più pallida idea di chi siano le “autorità”. Cionondimeno avrebbero il 50% di possibilità di azzeccarla, ma sono anche sfigate, e quindi sistematicamente bloccano “autorità”, beccandosi occhiatacce e reprimende e lei non sa chi sono io, e fanno invece passare chiunque altro. Siccome io sono seduta in terza fila, lato corridoio, la minigonna inguinale di una delle due mi oscilla davanti al naso e penso sia per questo che un gruppo di ragazzini ha preso posto affianco a me, sedendosi sulle scale basse che formano il corridoio, facendosi parare davanti tutto un mondo sconosciuto e facendo finire per sempre l’infanzia;

4. un curioso crampo che mi prende la bocca dello stomaco, che ha cominciato a manifestarsi appena arrivata, è andato peggiorando con il passare del tempo, e si attenuerà solo quando uscirò nell’aria fresca della sera, perdendomi un pezzo di spettacolo, per andare a finire la serata altrove.

Spandau Ballet, Through the barricades

Meditate, gente

28 Giugno 2008

“… Questo è l’amore. Una sorta di rottura di sè perchè l’altro lo attraversi. Non una ricerca di sè, ma una ricerca dell’altro, che sia in grado, naturalmente a nostro rischio, di spezzare la nostra autonomia, di alterare la nostra identità, squilibrandola nelle sue difese.

L’altro, infatti, se non passa vicino a me come noi passiamo vicino ai muri, mi altera.
E senza questa alterazione che mi spezza, mi incrina, espone, come posso essere attraversato dall’altro, che poi è il solo che può consentirmi di essere, oltre a me stesso, altro da me?

L’amore non è ricerca della propria segreta soggettività, che non si riesce a reperire nel vivere sociale.
Amore è piuttosto l’espropriazione della soggettività, è l’essere trascinato del soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perchè solo l’altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di sè stessa.

Per questo amore non è una cosa tranquilla, non è delicatezza, confidenza, conforto. Amore non è comprensione, condivisione, gentilezza, rispetto, passione che tocca l’anima o contamina i corpi.
Amore è violazione della integrità degli individui. La sola cosa capace di aprirci all’altro.”

(Umberto Galimberti, D - Supplemento di Repubblica, 28 Giugno 2008)

 

Beauty Center

27 Giugno 2008

La giornata inizia con me che mi spalmo un chilo di crema depilatoria sulle gambe alle 7 del mattino.

Antefatto: la mia estetista ha inopinatamente deciso di andarsene in ferie (???) nell’ultima settimana di Giugno, notoriamente nella mia città la settimana più densa di interventi estetici, perchè i miei concittadini vanno al mare preferibilmente a luglio. Mistero, che appassiona l’intero quartiere (arresto? rapimento? visita della Finanza? alle ferie, ad ogni buon conto, non ci crede nessuno). Ma comunque tant’è, sono troppo pigra per cercare un’altra estetista, poi l’estetista per una donna è come un confessore, bisogna averne fiducia assoluta, e io stasera ho una festa importante e insomma mi devo arrangiare.

Constato con una certa soddisfazione che la mia pelle non è poi così delicata come sembra, perchè dopo aver spalmato mi siedo al pc nella posizione Calamity Jane  e quando mi ricordo di nuovo della crema sono passati circa 20 minuti (”tenere la crema fra i 3 e gli 8 minuti a seconda del tipo di pelle, ma comunque MAI oltre gli 8 minuti“) ma la pelle dei polpacci non si stacca a pezzi come temevo.

Se è per questo non si sono staccati manco i peli, diciamolo per amore di verità. Sfrego, gratto, pastrugno (”non sfregare assolutamente per accelerare il distacco del pelo“) ma alla fine comunque qualche superstite c’è. Medito brevemente di ricorrere alla schiuma da barba che avevo comprato per l’unico ospite di questa casa, al rasoio, alla fine al lanciafiamme, poi concludo che lascerò fare alla penombra nella quale spero la festa sia immersa, e ai miei bellissimi occhi azzurri con i quali spero di distogliere l’attenzione dai polpacci, che di loro già non sono ’sto spettacolo affascinante.

Segue manicure, pedicure, capellicure.

Per gli affezionati di queste pagine annuncio che stasera rimetterò, a sprezzo di qualunque pericolo, i sandali usati al matrimonio di mia cugina nel settembre scorso, ma stavolta astutissimamente porterò con me ciabatte di ricambio. Segue update.

Il demone del gioco

26 Giugno 2008

Per le prime 18 volte, mi sono regolarmente dimenticata, e sono andata dritta a casa.

Poi, era tardi, orario ultimo passato da mezz’ora.

Poi, avevano le macchine bloccate, calo di tensione, riprovate domani.

Finalmente ieri (mi sono ricordata, ero in tempo, funzionava tutto) sono riuscita a giocare 24 fottutissimi numeri al SuperEnalotto, 6 x 4 combinazioni, 2 fottutissimi euri.

Stasera, incredibbile a dirsi, mi ricordo perfino di controllare la schedina.

Ragazzi. Ho azzeccato TRE numeri, praticamente la mia data di nascita.

Adesso ripasserò davanti alla ricevitoria altre 28 volte prima di ricordarmi di entrare e incassare la mia sontuosa vincita. E a quel punto sarà tardi, perchè c’è una scadenza per incassare le vincite e io non lo avrò saputo. E si ricomincia.